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    COLORI
    IN BIANCO E NERO
    di Adolfo Fattori

    Un episodio dell’estate olimpica: mentre gli atleti di tutto il mondo si affrontano in Cina nelle loro specialità, partecipando ad uno degli spettacoli – globale da sempre – in cui si dispiega l’ipocrisia del mondo in termini di dislocazione simbolica dei conflitti, in Georgia la gente riprende a scannarsi prosaicamente dal vivo. Sono come sempre in gioco i “sacri destini”, la democrazia, l’autodeterminazione. Il presidente del paese incita i suoi atleti a vincere quante più medaglie è possibile per sostenere il proprio popolo contro l’aggressore russo, mentre la Cina si esercita a falsificare – virtualizzandola – dopo le merci hard che esporta in tutto il mondo, anche la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi. 
    Chissà quanto ne è stato contento il popolo georgiano, ammesso che avesse il tempo di godersi in TV le performance dei suoi campioni, fra un bombardamento e l’altro…
    Una rottura, comunque, della tradizione, rispetto al “tener fuori la politica” da questa o quella attività: lo sport, la scuola, l’arte – la politica stessa? Un tormentone che periodicamente rispunta, tener fuori la politica dalla… vita, come se la politica non fosse una delle modalità con cui si dispiega l’azione sociale, l’espressione dell’agire degli uomini, insomma. Rigurgiti di “politica” anche nelle cose di casa nostra. 
    Una nuova offensiva contro quel poco che rimane dell’ormai archeologica scuola italiana, organizzata ancora in una dimensione teatrale, con una platea sempre più insofferente e disorientata e un attore su un palchetto a scervellarsi per tirar fuori dal suo repertorio qualcosa di credibile, in un mondo in cui le forme di comunicazione, i contenuti del sapere, le modalità dell’apprendere – il sistema della formazione  e della socializzazione – sono completamente cambiati. L’archeologia del sapere, insomma, declinata però in maniera molto più terra terra di quanto intendesse Michel Foucault. Il tutto reso opaco da un sistema mediatico che va per conto suo, e racconta una sua realtà, ampiamente alternativa e fungibile.

    Ma questa volta sono contrari tutti. Non solo gli studenti – accusati naturalmente di non voler studiare, e i docenti – loro, di non voler lavorare. Ma anche le mamme, i parenti: forse perché vedono i propri figli dannarsi per trovare un lavoro che non c’è, oppure buttati fuori dalle scuole elementari mentre loro sono al lavoro…
    Intanto, il “sistema degli oggetti” della pubblicità televisiva riesuma – altra operazione archeologica – la musica degli anni Sessanta per risvegliare un boom finito da tempo.È sorprendente come – nonostante la forza delle tecnologie del controllo, della comunicazione, dell’informazione – il “potere” si dimostri così miope, a volte. Molto più miope di una vecchia talpa, periodicamente evocata, che forse, se si impadronisse delle specifiche della “società dello spettacolo” di cui scriveva Guy Debord, potrebbe dimostrare una vista molto più lunga, e una bella voce tonante, rompendo il silenzio in cui si è rifugiata da anni. Compiendo una “mossa del cavallo”, per dirla con Viktor Šklovskij: i media sono blindati? Riscopriamo il face to face, lo spettacolo live: come le lezioni universitarie in piazza, aperte a tutti. Cambiano le location, ma, in fondo, lo stesso Foucault, Jacques Lacan, Claude Lévi-Strauss e gli altri maestri del secondo Novecento non facevano lezione gratis, a chiunque volesse assistere, al Collége de France? Altro scenario: ricordate quella sequenza di Ritorno al futuro in cui il protagonista “profetizza” che il cameriere nero del bar in cui si trova diventerà sindaco? È successo, al più alto livello possibile. E l’elezione di un nero a Presidente degli Stati Uniti ha un valore simbolico pari a quello dello sbarco sulla Luna: Un nero alla Casa Bianca! The Times They Are A-Changin’? Subito si è scatenato l’entusiasmo dei democratici di tutto il mondo. Un’eguale gioia ci fu per il crollo del muro, a Berlino. La pace che “scoppiò” subito dopo non ha ancora smesso di fare vittime. E oggi? Che questa possa diventare la copertura perfetta per i signori del petrolio e della guerra? Se fosse un altro passo dentro la globalizzazione?

     
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