• sommario no.16
  • navigator bussole
  • space
  • orientamenti
  • space
  • bussole
  • space
  • mappe
  • space
  • letture
  • cpace
  • bussole
  • space
  • visioni
  •  
    George Armstrong Custer, chi era veramente costui? di Giovanni De Notaris


    custercuster

     

    Leggendo questo che diverrà poi un libro vero e proprio possiamo comprendere la  variegata personalità del generale ragazzo. Custer non appare folle, malvagio , spietato, come a molti piace credere. Qui osserviamo un amante della nazione, della famiglia, rispettoso dei valori e delle tradizioni indiane, ma comunque deciso a portare avanti quel processo di civilizzazione, che  era per lui (come per tutti gli altri cittadini americani del periodo) necessario. Certo questo avrebbe portato alla progressiva scomparsa e sudditanza delle tribù indiane; ma la storia  doveva seguire il suo naturale corso, Custer non poteva sottrarvisi, e non merita certo di essere condannato, senza appello, per un pensiero comune agli uomini del suo tempo. Appare quindi necessario leggere Custer per capirlo appieno; non leggere di Custer. Anche chi scrive ha le sue opinioni su quest’uomo, forse non condivisibili da tutti, ma proprio per questo vale l’invito poco prima espresso. Con la sua autobiografia giungiamo così al capitolo finale della sua vicenda storica.
    Custer aveva disperatamente bisogno di una gloriosa vittoria come quelle del passato; perché? Innanzitutto per fornire nuova linfa al culto di se stesso come grande condottiero; altri ritengono invece che il partito repubblicano, stanco del presidente Ulysses S. Grant, travolto tra l’altro da alcuni scandali, e che aveva indirettamente avuto qualche scaramuccia con lo stesso Custer, volesse candidarlo alla presidenza degli Stati Uniti. Ci interessa poco, e non faremmo altro che ripetere eventi stranoti e poco utili ai fini di questa narrazione. Custer ottenne come comandante in seconda la guida del VII Cavalleria del Kansas, pronto a marciare verso il destino. Cosa andò storto quel 25 giugno del 1876? Forse l’arroganza del generale, che decise di suddividere in più tronconi il suo squadrone? Forse la stanchezza degli uomini, a cui Custer concedeva poco? Forse il fatto che i rinforzi non arrivarono per tempo? Ma sarebbero veramente stati utili? Forse il fatto che nessuno, e dico nessuno, si sarebbe aspettato di vedere unite insieme per la prima e ultima volta nella storia indiana così tante tribù e così ben organizzate secondo una valida disciplina militare? Il 25 giugno del 1876 morì l’uomo, ma  nacque il mito; non importa se meritato o meno. A parere di chi scrive il peggior nemico di Custer fu proprio se stesso. Affrontare il suo io non era mai stato facile. Si può perciò supporre che egli bramasse una morte valorosa proprio perché questa lo avrebbe reso eterno? Chissà allora se il Little Big Horn fu davvero la sua disfatta oppure la sua apoteosi.

      [1] [2] [3] (4)
     
space<    sfoglia    |    sommario    |    orientamenti    |    bussole    |    mappe    |    letture    |    ascolti    |    visioni    |    sfoglia   >