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    Nella cuccia del consumo di Gennaro Fucile


    caneC’è dell’altro, però. Osservato da vicino, il sovrano consumatore mostra dei segni particolari che lo denotano inequivocabilmente come abitante di questo tempo: possiede un corpo che tende a smaterializzarsi tramite protesi elettroniche ed è un corpo che si ostina a ribadire il suo essere fatto di carne, sangue, ossa grazie ad un’altra serie di protesi, altrettanto hi-tech. Esiste immerso in un mondo di protesi relazionandosi con altre protesi speculari. In un certo senso è già un po’ cyborg. È la naturale artificialità dell’uomo e del suo ambiente che giunge ad un nuovo stadio. Manufatti sempre più sofisticati che estendono l’interazione tra esseri umani, cose e natura, perfezionandone l’equiparabilità.
    Quello che si sostanzia nella relazione tra consumatore e pet è un’inedita protesi mentale in grado di estendere la capacità dell’essere consumatore oltre i propri limiti naturali, un super-omismo da super-mercato. Anche quando affiora spiccato il senso del possesso e dell’appartenenza esclusiva, un senso di dominio quasi morboso spesso rintracciabile sia nella relazione padrone/cane e sia in quella tra il consumatore e i suoi acquisti, non si tratta di una singolare coincidenza. Ludico e antidepressivo il cane e altrettanto il gadget o lo sfizio alimentare.
    Il mercato del petcare è una palestra dove mantenere allenato il tono muscolare del consumatore per consentire sempre rendimenti elevati, ed è la soddisfazione del desiderio di oltrepassamento che sembra segnare tutte le attuali performance della nostra vita quotidiana e di quella degli eroi che la rallegrano.
     
    caneUn set dove tornano in scena res cogitans e res extensa (è la legge dei simulacri: a turno tutti ritornano), spingendo ancora oltre un lavoro interiore che già viene svolto costantemente, poiché l’universo mentale del consumatore costringe il corpo a continue performance di adeguamento. In fondo, è quello che ci racconta l’arte contemporanea altalenante tra eccessi della carne e smaterializzazione. I desideri sono immateriali e al corpo si delega di esperirli. In questa pratica convergono produzione e consumo e nel petcare il meccanismo si manifesta, si rivela, mostrando l’umano che bersaglia il corpo dell’altro, quello dell’animale, con i propri desideri. 
    A ben vedere, curiosamente, la versione light della vivisezione. Un doppio binario che l’industria dei beni di consumo di massa conosce bene, avendo storicamente praticato sia il perfezionamento dei cibi e degli oggetti per il benessere dei pet sia la sadica vivisezione nei laboratori di ricerca, svolgendo entrambi i compiti con divina indifferenza. Cico e Pallino. Una dialettica bestiale, o come direbbe Woodstock , il compagno di Snoopy, nella sua sana alterità: “;;;,,””””””!!,,.^^””!?.”.

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