Sulle tracce dell’identità
di una ammazzamostri

James Tynion IV,
Werther Dell’Edera, Miquel Muerto,
Something is Killing the Children
Volume 8. Storie lungo la strada
Edizioni BD, Milano, 2025

pp. 136, € 15,00

James Tynion IV,
Werther Dell’Edera, Miquel Muerto,
Something is Killing the Children
Volume 8. Storie lungo la strada
Edizioni BD, Milano, 2025

pp. 136, € 15,00


Something is Killing the Children è una seria scritta da James Tynion IV, disegnata dall’italiano Werther Dell’Edera e colorata dallo spagnolo Miquel Muerto, pubblicata da Boom!Studios in lingua originale e portata in Italia da Edizioni BD. Nata nel 2019 come serie da cinque numeri e poi prolungata dato il notevole successo, l’epopea di Erica Slaughter (questo il nome della protagonista) ha appena raggiunto l’ottava uscita. Il concetto base della storia è molto semplice, e forse proprio per questo funziona così bene: i mostri esistono, ma solo i bambini possono vederli. Crescendo si perde la “vista”, si entra nell’età adulta dimenticando, lasciandosi alle spalle le paure che sono generalmente considerate, appunto, infantili. Eppure i vari tipi di bestie rimangono in circolazione, affamati proprio di bambini. A proteggerci, sia fisicamente (cacciandoli e uccidendoli) che tenendone segreta l’esistenza, si erge l’Ordine di San Giorgio, una setta più o meno antica fatta di regole, gerarchie e rituali, i cui membri hanno mantenuto la capacità di vedere i mostri e sono addestrati per riconoscerli, braccarli ed eliminarli. Erica Slaughter fa parte proprio di questo Ordine (della fazione delle “maschere nere”), ma in modo un po’ particolare. È la classica protagonista insubordinata, che dà maggior peso alla sua bussola morale piuttosto che alle regole che le vengono imposte, seguendo più il buonsenso che la legge.

Chi ha seguito i viaggi di Erica conosce l’andamento della serie, fino a ora incentrato principalmente su scene di caccia, azione e combattimento, in cui la nostra eroina brandisce ogni genere di arma iconica della cultura del genere splatter e gore: machete, spade, catene e quant’altro, fino ad arrivare alla oltre-iconica motosega e senza mai uscire dall’ambito delle armi bianche, che contribuiscono a rendere il fumetto crudo e al contempo soddisfacente per gli amanti dell’horror. Con il numero otto, Storie lungo la Strada, però, qualcosa cambia. Tynion decide di fare un passo indietro, un passo bello lungo, scrivendo cinque capitoli separati (#36-39), in una sorta di raccolta antologica, ambientati qualche anno prima del numero uno (Non andate nel bosco). Nei cinque mini-episodi seguiamo la signorina Slaughter in momenti di crisi o riflessione, e in particolar modo si torna a parlare di Jessica, sua mentore e quasi madre (nel capitolo #39). Viene portato in primo piano anche il rapporto tra Erica e il suo peluche in cui (SPOILER, ndr) è intrappolata la prima preda cacciata dalla ragazza), un rapporto simile a quello tra carceriere e prigioniero, ma anche a quello tra maestro e allieva in cui, però, il mostro tenta sempre di prendere il sopravvento su potenziali nuove vittime e di tornare libero. Il numero otto diventa una finestra sul passato della giovane eroina della serie, narrando sì di mostri, ma ancora più di quelli che ci portiamo dentro, delle colpe che sentiamo pesarci sulle spalle e di tutte quelle situazioni in cui aiutare il prossimo significa, in parte, espiare quelle colpe. Le storie lungo la strada, in tal senso, ci mostrano un aspetto di Erica finora solo accennato: il lato umano, quella che è la persona a confronto con l’arma che Something is Killing the Children ci ha abituati a vedere e amare. La parte intrinsecamente umana che emerge nei momenti di ricordo e si incolpa crudelmente per gli errori del passato.

Conflittualità perenne
Something is Killing the Children è una serie di azione brutale, la cui narrazione è spesso arricchita con tavole a pagina intera molto eloquenti, a volte splatter, che portano il lettore incredibilmente vicino alle vittime e ai testimoni di tali violenze. Ma è anche una serie di narrazione profonda e di grande introspezione, in primis della protagonista: gran parte del tempo Erica lo trascorre riflettendo e confrontandosi con sé stessa e col suo passato; nel tempo restante deve gestire il suo rapporto con i piccoli testimoni di aggressioni e omicidi sanguinosi. Il confronto con il modo di pensare dei piccoli è il perno emotivo della serie e porta sovente anche il lettore a immedesimarsi con Erica: cresciuta in una setta di ammazza-mostri, non ha certo avuto tempo di approfondire le sue skills sociali, e ciò la rende incredibilmente umana, nonostante tutte le sue altre abilità da maschera nera (sono la sezione meno numerosa e più violenta dell’Ordine). Erica è davvero in difficoltà trovandosi a trattare con dei bambini o ragazzini, e risulta a volte più simile a loro che a un adulto. Incarna una sorta di stereotipo: quello dell’eroina solitaria, dura e insensibile che in realtà nasconde una grande sensibilità e un ancora maggiore senso del dovere e del sacrificio. Soprattutto, Erica crede alle storie dei bambini sembrando, agli occhi degli adulti e della legge, ancora più strana di quanto già sia, ma, agli occhi dei piccoli, ancora più eroica.

Il fumetto di Tynion, Dell’Edera e Muerto è un motore perfettamente funzionante. Attinge a piene mani dall’immaginario horror classico: la setta segreta, i mostri, il sangue e le motoseghe; i bambini spariti e divorati; i superstiti trovati su scene di macabri massacri; un tipo di mostro per ogni occasione, eccetera. Persino la protagonista potrebbe essere definita mainstream, il classico cane sciolto senza regole e ribelle ma altruista, ma che sotto sotto delle regole le ha: un codice morale, più che imposto dall’alto, che lei sa essere l’unico a cui rispondere. Questi elementi sono tutt’altro che innovativi: da Stephen King alle serie di Netflix (una su tutte, forse, Stranger Things), pare proprio che Something is Killing the Children abbia avuto le più canoniche tra le ispirazioni. Non a caso proprio la piattaforma aveva preso in considerazione l’idea di farne una serie animata coinvolgendo nomi come Mike Flanagan e i creatori di Dark Baran bo Odar e Jantje Friese, salvo poi rinunciare al progetto, che, però è stato rilanciato proprio lo scorso autunno dalla casa di produzione Blumhouse (che ha già realizzato horror quali Black PhoneM3gan entrambi nel 2022 e Five Nights at Freddy’s nel 2023) che ne ha acquisito i diritti per farne un live-action e una serie animata coinvolgendo in quest’ultima sia Tynion IV che  Dell’Edera.
Fatto sta che, al di là dei rimandi, la serie aggiunge sicuramente anche qualcosa di suo. La scrittura di James Tynion (Department of Truth per citarne uno, da noi tradotta con il titolo La fine del mondo) è sempre intelligente e ben architettata, e la sceneggiatura ci porta, via via, a riflettere su una vasta gamma di domande, anche problematiche, relative alla vicenda. Inoltre, l’autore è capace di aggiungere pian piano elementi di novità, partendo (iniziando dai numeri precedenti) dai ranghi dell’Ordine (le maschere colorate con disegni di zanne), passando attraverso il rapporto di Erica con quello che potremmo definire il suo migliore amico e arrivando alla storia della sua infanzia e a tutte le figure che hanno creduto in lei. Tutto ciò mantenendo livelli di azione e violenza sempre più che esaltanti, senza deludere la parte di pubblico amante del sangue e al contempo dando materiale di grande qualità a chi cerca il dramma personale e la crescita del personaggio.

Come ogni buon eroe (e cattivo) dei fumetti, pure Erica Slaughter meritava (e merita ancora, in modo più esauriente) una storia sulle origini. La genesi dei personaggi dei fumetti è sempre qualcosa di molto attraente per il lettore, soprattutto se, come nel caso di Something is Killing the Children, viene catapultato nell’azione dal numero uno, ottenendo solo sparuti accenni di lore qua e là nel corso dei primi sette volumi. Va però chiarito che l’ottavo volume non è una storia di origini. Non spiega assolutamente come Erica è diventata ciò che è, e (non) lo fa attenendosi perfettamente allo stile della serie. Come in passato, infatti, Tynion ci lascia dei suggerimenti, degli indizi sulla vita di Erica precedente al suo arrivo ad Archer’s Peak ma, questa volta, i cinque capitoli che compongono l’ottava uscita sono tutti dedicati, in parte, a raccontarci qualcosa della ragazza del massacro. È indubbio che l’autore, con questo albo, abbia voluto farci immergere maggiormente in quella che è la vita della bionda cacciatrice: una vita di solitudine, circondata solo da pochissimi amici; una vita di violenza e sacrificio, che Erica ha scelto e continua a scegliere ogni volta; una vita votata alla protezione del prossimo, dei più deboli. Per chi non ha mai letto Something is Killing the Children, insomma, Storie lungo la Strada è un buon momento per iniziare a farlo: costituisce un punto di svolta narrativo con cui gli autori non solo preparano il terreno per eventuali prequel o nuove rivelazioni, ma anche (e soprattutto) con cui raggiungono una nuova maturità della scrittura. La naturale evoluzione di Erica e dei pochi personaggi ricorrenti, infatti, conduce a questo punto, il punto di equilibrio perfetto tra azione ed emozione, tra violenza e introspezione, tra la caccia al mostro e la ricerca di sé stessi, che forse, alla fine, sono un po’ la stessa cosa.

Visioni
  • James Tynion IV, Werther Dell’Edera, Miquel Muerto, Something is Killing the Children, volume 1 – 7, Edizioni BD, Milano, 2020-2024.