Emancipazione e rottura:
le gesta di Sara Shahverdi

Sara Khaki e Mohammadreza Eyni
Scalfire la roccia
(Cutting Through Rocks)
Protagonista: Sara Shahverdi

(nei panni di sé stessa)
Produzione:
Gandom Films Production LLC
Distribuzione italiana:
Wanted Cinema, 2026

Sara Khaki e Mohammadreza Eyni
Scalfire la roccia
(Cutting Through Rocks)
Protagonista: Sara Shahverdi

(nei panni di sé stessa)
Produzione:
Gandom Films Production LLC
Distribuzione italiana:
Wanted Cinema, 2026


“L’uomo deve essere soddisfatto; ma soddisfarlo
è il piacere della donna; giù per l’abisso
delle sue necessità accondiscendenti
getta il suo meglio, si getta.
Quante volte si getta per niente, e lega
il suo cuore a un ghiacciolo o a un capriccio,
di cui ogni parola impaziente provoca 
un’altra, non da lei, ma da lui;
Mentre lei, troppo gentile anche per forzare
la sua penitenza con risposte gentili, 
aspetta, aspettando il suo rimorso,
con il perdono nei suoi occhi pietosi […]”
(Patmore, 2010).

Una storia vera trasformata in un docufilm diretto da Sara Khaki e Mohammadreza Eyni. È questo Scalfire la roccia (Cutting Through Rocks), che mette in luce le vicende di Sara Shahverdi, una donna che vive in un villaggio rurale dell’Iran: un contesto marginale e raramente rappresentato in cui la donna è ancora relegata al ruolo di “Angelo nella Casa”, chiusa nelle mura domestiche, privata della propria indipendenza e subordinata prima all’autorità paterna e poi a quella del marito.
Eppure, Sara Shahverdi non è una figura passiva. Istruita e con un passato da ostetrica, incarna una possibilità di resistenza di fronte alle regole imposte da un sistema fortemente conservatore, in cui le funzioni sociali di uomini donne restano ancora rigidamente separati. Consapevole del retaggio culturale del suo villaggio decide di restare e di combattere il sistema dall’interno. Si candida alle elezioni locali e viene eletta consigliera: l’unica donna in un consiglio composto esclusivamente da uomini. La sua presenza diventa immediatamente un elemento di rottura. Sara si mobilita per promuovere maggiori diritti per le donne del villaggio, assumendosi il peso della fiducia riposta in lei ma anche l’ostilità di una parte della comunità maschile, che percepisce la sua elezione come una minaccia all’ordine tradizionale e al proprio potere consolidato. Come ha dichiarato la regista Sara Khaki:

“L’aspirazione per realizzare Cutting Through Rocks è venuta dalla mia profonda convinzione nel potere trasformativo della resilienza e dalla mia passione per la narrazione autentica. Avendo intrapreso un percorso che mi ha portato a conoscere diverse culture, sono sempre stata attratta dalla forza e dalla determinazione di donne appartenenti a comunità sottorappresentate, in particolare nella mia terra natale. Ho scoperto Sara Shahverdi mentre svolgevo ricerche approfondite sulle imprenditrici in Iran”.

La regia adotta uno sguardo discreto e personale, che privilegia i momenti di quotidianità. Non c’è spettacolarizzazione, il film mostra la difficoltà nel portare avanti la battaglia contro il patriarcato in un contesto in cui le norme sociali sono profondamente radicate. Basti pensare che il co-regista Mohammadreza Eyni è di madrelingua turco azero, la lingua parlata dal villaggio: un regista esterno alla comunità difficilmente avrebbe potuto accedervi. Allo stesso tempo, emerge dal documentario una forte fiducia nella nuova generazione: sono soprattutto i giovani maschi, insieme alle donne, a votare per l’elezione di Sara e celebrano apertamente la sua vittoria. L’anzianità, come suggerisce la narrazione, non è necessariamente indice di saggezza, ma spesso si tende a dimenticarlo, in una gerarchia culturale che attribuisce automaticamente autorità alle vecchie generazioni, anche quando restano ancorate a valori ormai obsoleti. È importante che i giovani si ribellino a questo monopolio per chiudere “l’era degli anziani”.

Scalfire la roccia sottolinea il potere dell’educazione come motore della rivoluzione: Sara è stata cresciuta dal padre con le stesse libertà concesse a un figlio maschio: studiare, guidare la moto, prendere decisioni autonomamente sulla propria vita. Questo le ha permesso di sviluppare una consapevolezza rara nel contesto in cui vive. Come il padre, oggi Sara tenta di educare e guidare le giovani ragazze del villaggio, molte delle quali sono costrette a sposarsi all’età di undici anni e ad abbandonare gli studi dopo le scuole medie, private troppo presto della loro infanzia. Il documentario è un ritratto di vita e una testimonianza sociale che invita a riflettere sulla reversibilità delle conquiste ottenute attraverso decenni di lotte femminili. Nelle società occidentali molti diritti appaiono ormai acquisiti, soprattutto per le donne bianche provenienti da contesti privilegiati. Tuttavia, il film ricorda quanto questi progressi non siano mai definitivamente garantiti, specialmente in epoche di forte crisi politica e culturale in cui la democrazia stessa è costantemente messa in discussione e il potere è concentrato nelle mani di élite consolidate. Oggi più che mai è necessario tenerlo a mente. Liquidare come eccessiva o ingiustificata la rabbia delle femministe contemporanee equivale a ignorare la storia delle lotte di donne che hanno affrontato pregiudizi, solitudine e umiliazioni e hanno reso possibili molte delle libertà di cui oggi godiamo. Donne come Sara Shahverdi, che, a discapito della loro vita personale tentano di “uccidere l’Angelo della Casa” citando Virginia Woolf nel suo saggio Professions for Women (1931), in cui critica il modello di donna devota, docile, pronta a sacrificare sé stessa per il benessere degli altri.

Letture 
  • Coventry Patmore, The Angel in The House The British Library, Londra, 2010. 
  • Virginia Woolf, Professions for Woman (1931), Literature Cambridge.