ASCOLTI / THE ETERNAL MYTH REVEALED VOL. I


di Sun Ra / Transparency, 2011


The Sun Ra Files:
note su un mistero

di Beatrice Ferrara


La mia storia è simile ad un mistero

Sun Ra

 

Contenitori che racchiudono misteri. Sembrerebbe che, in giro per il mondo, ve ne siano diversi: alcune volte si tratterebbe di piccole scatole, altre volte di casse di varie misure, altre volte ancora di interi depositi. In essi sarebbero custoditi reperti che testimonierebbero l’arrivo sulla Terra di creature aliene giunte da altri mondi contigui a questo: frammenti sparsi di dischi volanti. Pur volendo mantenere un prudente condizionale nello scriverne, nessun dubbio si può avere sul fatto che certi contenitori, e certi contenuti, anche se dall’incerta collocazione sulle cartine geopolitiche reali, siano invece dotati di una collocazione più che certa nella geografia immaginaria dei luoghi della cultura popolare, in cui dischi volanti, dossier segreti sull’avvistamento di Ufo e storie di contatti con forme di vita altre proliferano infatti da decenni, in configurazioni di volta in volta differenti. Proprio pescando lo spunto per il paragone da questo ricco bacino di figurazioni, si potrebbe dire che The Eternal Myth Revealed Vol. I – corposo box set di recente uscita composto da ben 14 cd e un booklet, che rappresenta il primo atto di un ambizioso progetto di retrospettiva dedicato alla ricostruzione della lunga avventura artistica di Sun Ra, musicista afroamericano degli anni Quaranta-Ottanta, e della sua orchestra, l’Arkestra – richiami alla mente uno di quei fantascientifici “contenitori di misteri” con cui questo articolo si apre. Sun Ra, infatti, non fu solo un virtuoso jazzista e un anticipatore degli esperimenti dell’elettronica, ma fu anche, come nelle sue stesse parole, un “mistero vivente”: nell’arte di questo dichiarato “alieno” caduto sul Pianeta Terra, musica e fantascienza si intrecciarono in modo inedito fino a costruire un complesso mito filosofico-sonoro dal forte potere di suggestione che non smette, a distanza di molti anni, di suscitare interesse e ammirazione (cfr. Quaderni d'Altri Tempi n. 2, n. 10, e n. 17).

Il “mistero” avrebbe avuto inizio nel 1936 negli Stati Uniti, quando Sun Ra – allora ancora conosciuto come Sonny Blount, musicista poco più che ventenne – avrebbe avuto il suo primo contatto con forme di vita non umane: “Volevano comunicarmi qualcosa. Avevano una piccola antenna su ciascun orecchio e una piccola antenna su ciascun occhio […] Mi dissero che […] mi avrebbero insegnato delle cose che, allorché fosse sembrato che il mondo stesse andando incontro al caos più completo ed ogni speranza sembrasse perduta, solo allora io avrei potuto rivelare. E il mondo intero mi avrebbe dato ascolto” (Sun Ra, cit. in Szwed, 1998, T.d.A.). Di quell’incontro, possiamo immaginare di poter udire la colonna sonora ideale in Rocket Number Nine Take off for the Planet Venus (1960, dall’album omonimo). Un pezzo, questo, che emblematicamente disegna, con gli strumenti della musica, la scena che Sun Ra descrive: i cori spaziali, un iniziale ritmo veloce dall’andamento piuttosto in linea con lo stile dell’epoca, e poi, sorprendente, lo scivolamento in un’assolutamente originale serie di brevissimi assolo di piano (Sun Ra) e sax tenore (John Gilmore), uniti al contrabbasso (Ronnie Boykins) e caratterizzati dall’effetto di stacco-e-ripresa. Trasporto e shock, sogno e stupore. Per strano e paradossale da concepire che fosse quell’incontro, a Sonny in un attimo, sotto un cielo – come disse poi – “color viola e rosso intenso” (colore che sarebbe poi ritornato nelle copertine autoprodotte di molti dei suoi dischi, primo fra tutti Jazz in Silhouette del 1959 e successivo, poi, lo strabiliante The Night of the Purple Moon del 1970) sembrò che il tempo scoppiasse. Loro, i “visitatori”, sarebbero giunti su dischi volanti ad informarlo del fatto che egli non apparteneva alle schiere degli umani, ma ad una stirpe angelica intrappolata per errore sulla Terra e ridotta in schiavitù. Il messaggio, riassunto in breve, era ora questo: quel pianeta era in errore ed in pericolo, soffocato da odio e avidità; occorreva gettare i semi di una nuova vita, più gioiosa. E occorreva farlo in fretta, ad una velocità che solo la musica poteva raggiungere. Ma come? Negli anni Cinquanta, Sonny aveva visitato gli studi dell’ingegnere Robert Moog, che sarebbe passato alla storia come l’inventore dei sintetizzatori. Qui, un tecnico gli aveva mostrato un apparecchio theremin – di quelli che, nei film di fantascienza, segnalavano con il loro suono la presenza delle creature di altri mondi – avendo però cura di avvisarlo, con imbarazzo, che molto probabilmente non avrebbe funzionato con lui (“Sa, per alcune persone c’è, come dire…una sorta di resistenza dovuta al tipo di pelle…”, avrebbe detto). Per Sun Ra, questo era un segno non da poco. Quali capacità era in grado di dischiudere un theremin se i bianchi se ne stavano interessando con tanta segretezza? Con la serietà dello scienziato, Sun Ra si sarebbe di lì a poco lanciato nello studio di ogni nuova strumentazione elettronica, non accontentandosi dell’uso cui era destinata, ma spingendosi sempre più in là. Per Sun Ra, infatti, il pregio maggiore dei sintetizzatori era quello di riuscire a proiettare delle sensazioni sull’ascoltatore. Quale strumento migliore, dunque, per riconnettere lo spirito degli abitanti della Terra e, nel farlo, liberare impressioni mentali positive?

“Tutte le mie composizioni” – ebbe infatti modo di dire – “hanno lo scopo di proiettare un’impressione di gioia […] attraverso suoni che possano essere compresi dal mondo intero. Tutta la mia musica è testata in base agli effetti che produce […]. L’impressione mentale che intendo veicolare è quella del sentirsi vivi, vivi e vitali. Il vero scopo di questa musica è coordinare la mente delle persone verso un intelligente raggiungimento di un mondo migliore, un intelligente approccio al futuro” (ibidem). E questo fu anche lo scopo dell’Arkestra, l’orchestra che Sun Ra condusse dalla metà degli anni Cinquanta fino alla fine dei suoi giorni terrestri (nel 1993). Partita come trio formato da John Gilmore, Pat Patrick (sax baritono) e Sun Ra, per poi ampliarsi e cambiare infinite volte nei decenni, l’Arkestra si costituì fin dall’inizio come macchina energetica. Così come, nell’esperienza di contatto ravvicinato testimoniata da Sun Ra, una “macchina energetica” – egli diceva – lo aveva trasportato in un’altra dimensione, così la musica dell’Arkestra avrebbe dovuto trasportare chiunque la ascoltasse in un’altra (audio)realtà parallela, lontana da tutto ciò che fosse già stato sentito, tramite un processo che Sun Ra definiva “transmolecolarizzazione”: il flusso energetico, cioè, andava reso percettibile attraverso degli shock, liberando dalla musica e dalle parole una dimensione espressiva sonora materiale, quasi chimica e particellare. Così come probabilmente accadrebbe se mai si potesse, nella cosiddetta “realtà”, aprire uno di quei faldoni del mistero notoriamente archiviati come “X files”, scoprendovi all’interno ricostruzioni di storie incredibili, testimonianze di persone presenti al momento dei fatti, date, nomi e immagini collegati ad un evento inspiegabile, allo stesso modo quindi, letto alla luce del progetto dell’Arkestra, The Eternal Myth Revealed Vol. I si presenta come un dossier sonoro su questo mistero di nome Sun Ra e sulla sua musica. Il “faldone” in questione ha però una caratteristica particolare. Non si occupa infatti delle vicende che abbiamo qui riassunte, bensì copre gli anni giovanili di Sun Ra; quelli che vanno dalla prima metà degli anni Venti al 1959. Sono gli anni del Sun Ra ascoltatore di musica (nel Sud degli Stati Uniti, negli anni della segregazione razziale, in cui la musica nera è vena pulsante della cultura americana, così potente eppure così drammaticamente negata nelle narrazioni egemoni bianche), tra le band blues e la musica delle chiese battiste. Sono gli anni dei suoi primi esperimenti come studioso di pianoforte (ricevuto in regalo all’età di undici anni, come racconta in questi dischi, e mai più abbandonato). Sono ancora gli anni delle fervide letture (di quella letteratura e storia nera che poi si sarebbe detta “dissidente”, ma anche di tanta letteratura che oggi si direbbe “minore” e di testi “scientifici”). Sono gli anni, infine, dell’inizio della sua carriera di musicista (come performer e come autore), dopo il trasferimento a Chicago. Si alternano, distribuite nei differenti dischi: interviste a Sun Ra; registrazioni d’epoca (di esecuzioni musicali e di testimonianze) che intrecciano il percorso musicale del “mito vivente” con le figure chiave che hanno segnato le trasformazioni e le rivoluzioni della musica nera americana (le ladies del blues degli anni Venti, Fletcher Henderson, Coleman Hawkins, Art Tatum, Dizzie Gillespie); inedite registrazioni che mostrano il costruirsi, passo per passo, di quella che poi si sarebbe chiamata “Arkestra” (un insieme musicale dalla forma e la composizione sempre mutevoli nel tempo). Il tutto è montato nella forma di un vivace racconto sonoro, che segue da vicino la bellissima biografia di Sun Ra Space is the Place, a cura del già citato John F. Szwed. La qualità audio delle registrazioni, piuttosto variabile da pezzo a pezzo, perfino negli episodi in cui la registrazione è più “gracchiante”, accresce ancor più la vivacità della narrazione, conferendole quel carattere che, in altro contesto musicale (quello della Giamaica) ma con un riferimento al tema, che sarà caro a Sun Ra, dell’importanza in musica dell’atmosfera, si definisce “lively” – “vitale”, “energetico”. The Eternal Myth Revealed Vol. I si presenta quindi come una serie di note (nella doppia accezione di “appunti” e di “musiche”) intorno al mistero Sun Ra prima della sua trasformazione nel “mito vivente”. Impresa, questa, di innegabile suggestione, se si pensa che dalla fine degli anni Cinquanta – periodo in cui Sun Ra dichiarerà al mondo di essere un alieno venuto da Saturno – le tracce del nostro, a ritroso nel tempo, risultano infatti difficili da seguire. Molte delle fotografie che ritraggono Sun Ra dopo il 1959 (l’anno con cui termina la narrazione di The Eternal Myth Revealed Vol. I) sono in effetti decisamente fuori tempo e fuori luogo: Sun Ra non è quello che ci si aspetterebbe. La sua silhouette è spesso avvolta da drappi di stoffa colorata e cangiante, che declinano i contorni del suo corpo pingue in una serie di pieghe che ne confondono profilo e dimensioni, trasformandolo in una massa di sfumature e giochi di luce. Gli immancabili cappelli presentano le più strane fogge: gli alti copricapi alla egiziana sovrastati da piccole sfere metalliche o da piccole riproduzioni tridimensionali dell’intero sistema solare invadono, con le loro strane protrusioni, lo spazio circostante, inserendovi squarci di altri mondi: l’Egitto e il cosmo nel cuore urbano dell’America. I tanti accostamenti insoliti che animano questi ritratti fotografici eludono la possibilità di riduzione ad un senso unico di ciò che si sta guardando. Cosa ci fa, in foto del periodo, un nero in abiti egiziani e spaziali? Che fine hanno fatto i tipici suits dei direttori d’orchestra jazz, o dove sono i baschi da free-bopper? E cosa dire poi, al di là dell’immagine, della sua musica – in cui trovano spazio, per la prima volta, come si è detto, le strumentazioni elettroniche e in cui il suono confonde le aspettative di chi ascolta? Perduti quindi i certificati di nascita, spariti nel nulla tutti i documenti ufficiali che avrebbero potuto far mettere stabili radici alle vicende di Sun Ra nel terreno della cultura nera del Sud degli Stati Uniti, solo i suoi racconti, le immagini e le sue note costituiscono l’unica possibilità di narrazione di quello che è diventato, nel tempo, un inscindibile intreccio tra la storia di Herman Poole Blount detto “Sonny” e il mito di Sun Ra. Così denso infine, questo mito, da fare risultare dispettosa ed inverosimile oggi la testimonianza, pronunciata ancora in tarda età, di Mary Blount, sorella maggiore di Sun Ra, che avrebbe avuto l’ardire di lasciarsi sfuggire queste parole: “Ma quale Marte e Marte! È nato a casa della sorella di mia madre, lì vicino alla stazione. Io lo so, perché quel giorno l’ho visto sbirciando dallo spioncino…” (ibidem).

Questa particolare inversione della logica, che fa apparire inverosimile un’affermazione che risponderebbe in circostanze ordinarie al senso comune, come quella pronunciata da Mary Blount, e investe invece di un carattere magico e assolutamente performativo ciò che sembrerebbe essere impossibile, ovvero che Sun Ra sia un alieno venuto da Saturno con una missione, è quanto rende davvero speciale anche un’operazione discografica come l’uscita di quest’ultimo box set. Ci pare infatti che vi sia un potere particolare nel senso che, nell’ottica generale del progetto di Eternal Myth Revealed, viene ad acquistare il participio “revealed”, “rivelato”: i dati “fattuali” – il contesto culturale e storico che questo box set ricostruisce, riempiendo il vuoto biografico che Sun Ra crea nel costruire il suo mito – non tolgono nulla al mistero, non lo normalizzano. Non è, questa collezione di testimonianze, un raggio di “luce della verità” che vada ad illuminare il percorso di Sun Ra e dell’Arkestra successivo al 1959. Piuttosto, è il racconto fantascientifico di Sun Ra, che parte dai tardi anni Cinquanta, a gettare la propria influenza a ritroso su queste testimonianze, conferendo alla storia nera – perché di questo, indubbiamente, il box set racconta – un carattere già in sé fantascientifico, magico, potente. Non si chiama in effetti The Magic City il complesso disco che Sun Ra dedicherà nel 1965 a Birmingham, la città dell’Alabama in cui era cresciuto e aveva assorbito quelle influenze musicali che poi restituirà trasformate e nuove nella sua propria musica? “Rivelato” qui significa perciò non “svelato”, ma ancora e ancora “velato” di un’aura di magia. Nel film-saggio del 1995 The Last Angel of History, il raffinato regista britannico John Akomfrah inserisce proprio un’intervista a Sun Ra per veicolare l’idea-chiave del suo film, ovvero (nello spirito di quel movimento culturale che si definì, nei primi anni Novanta, Afrofuturismo) una particolare confusione dei piani temporali. L’intera cultura nera si trasforma, nel film, in un cyber-mondo ante litteram che precede, ed eccede, l’età dei media digitali, aprendoci ad una dimensione virtuale percettibile attraverso la musica nera: un mondo di tecnologie di comunicazione, codici segreti “crackati” e flussi energetici; una cultura network diasporica, insomma, che avrebbe il suo sinistro precursore nelle crudeli vicende della Tratta Atlantica.

È nota agli studiosi l’affermazione della teorica della cybercultura femminista Donna Haraway secondo cui il confine tra realtà e fantascienza non sarebbe che una mera “illusione ottica” (Haraway, 1995); tutto ciò, nelle intenzioni di Haraway, a sottolineare un passaggio – marcato dai vari processi non-lineari di feedback tra tecnologie e culture – attraverso cui la fantascienza diviene sempre più non tanto una metafora della realtà, quanto una “figurazione alternata” di essa, capace di infiltrarsi nelle configurazioni dominanti, confondendole e portando in esse un elemento di rottura e autonomia creativa (Haraway, 2000). Questo stesso processo di tipo contro-culturale è in gioco nell’intera filosofia sonora di Sun Ra e dell’Arkestra, e nei suoi particolari intrecci con la storia della diaspora africana. Conferendo alla storia, ed in particolare alla storia violata di una cultura investita dall’orrendo processo della schiavitù, il carattere di una speculazione extraterrestre, Sun Ra costruisce un distacco dal “presente storico” che è carico di potenzialità per ripensare, e contestare, le narrazioni dominanti. La militante nera Assata Shakur nella sua autobiografia avrebbe scritto: “I rivoluzionari neri non cascano giù dalla Luna. Siamo creati dalle nostre condizioni e a darci forma è l’oppressione che subiamo. Siamo costruiti in serie nelle strade del ghetto, in posti come attica, san quentin, bedford hills, leavenworth, e sing sing” (Shakur, 2001, T.d.A. - i nomi dei penitenziari sono riportati tutti in minuscolo replicando l'originale, scritto nella tipica prosa della militanza nera americana, ndr) . Impossibile darle torto; ma impossibile anche darle del tutto ragione, di fronte all’esperienza musicale dell’Arkestra di Sun Ra, che ci invita a pensare che forse sì, i rivoluzionari neri non arrivano dalla Luna, ma magari da qualche anno luce più in là. Forse proprio – chi può dirlo? – da Saturno…

 


 

ASCOLTI

× Sun Ra & His Arkestra, Jazz in Silhouette, Evidence, 1992.

× Sun Ra & His Arkestra, Rocket Number Nine Take off for the Planet Venus, in Rocket Number Nine/Interstellar Low Ways, Evidence, 1992.

× Sun Ra & His Myth Science Arkestra, Angels and Demons at Play, Evidence, 1993.

× Sun Ra & His Solar Arkestra, Art Forms of Dimensions Tomorrow, Evidence, 1992.

× Sun Ra & His Solar Arkestra, The Heliocentric Worlds of Sun Ra Vol. I, ESP, 1992.

× Sun Ra & His Solar Arkestra, The Heliocentric Worlds of Sun Ra Vol. II, ESP, 1992.

× Sun Ra & His Solar Arkestra, Sun Ra Visits Planet Earth, Evidence, 1992.

× Sun Ra & His Solar Arkestra, The Magic City, Evidence, 1993.

× Sun Ra & His Myth Science Arkestra, When Angels Speak of Love, Evidence, 2000.

× Sun Ra & His Myth Science Arkestra, Cosmic Tones for Mental Therapy, Evidence, 1992.

× Sun Ra & His Astro Infinity Arkestra, Atlantis, Evidence, 1993.

× Sun Ra & His Arkestra, Nothing Is…, ESP, 1992.

× Sun Ra & His Intergalactic Infinity Arkestra, The Night of the Purple Moon, Atavistic, 2007.

× Sun Ra & The Intergalactic Myth-Science Solar Arkestra, Soundtrack to the Film Space is The Place, Evidence, 1993.

 

LETTURE

× Haraway Donna, Manifesto Cyborg. Donne, tecnologie e biopolitiche del corpo, Feltrinelli, Milano, 1995.

× Haraway Donna, Testimone-modesta@femaleman-incontra-Oncotopo. Femminismo e tecnoscienza, Feltrinelli, Milano, 2000.

× Shakur Assata, Assata. An Autobiography, 1987, Lawrence Hill & Co, Chicago IL, 2001.

× Szwed John F., Space is the Place. The Lives and Times of Sun Ra, Da Capo, Cambridge MA, 1998.

 

VISIONI

× Akomfrah John, The Last Angel of History, 1995, Icarus Films, 1997.