VISIONI / DER ZWERG - DER ZERBROCHENE KRUG


di Alexander Zemlinsky - Viktor Ullmann (compositori) - James Conlon (direttore) / ARTHAUS Musik, 2010


Sono un nano e ti amo

di Valentina Bertolani


“Una cosa brillante e chiara che dice la verità, la pura verità. E se hai un amico non credergli, credi allo specchio. Tieni davanti quella cosa meravigliosa e vedrai la persona che sei veramente”. Queste sono le parole con cui, nell’opera in un atto Der Zwerg (Il nano) di Alexander Zemlinsky (1871-1942), la saggia Ghita, la damigella preferita dell’Infanta di Spagna, spiega ad un nano deforme che cosa sia uno specchio. Insomma, una meraviglia per chi lo sa usare, una crudeltà per chi, da un giorno all’altro, comincia ad usarlo senza averne le istruzioni, senza sapere quali caratteristiche uno specchio può misurare, quali aspetti può far vedere. Conoscere lo specchio senza sapere queste cose o nasconderlo per anni ad un deforme può essere pericoloso e addirittura, come per il nano di Zemlinsky, si può morire.

La vicenda dell’opera, tratta dalla novella di Oscar Wilde The Birthday Of The Infanta, è così commovente forse proprio perché scaturisce dal doloroso vissuto dello stesso Zemlinsky, ben spiegato nel conciso e piacevole testo redatto da James Conlon, direttore stabile della Los Angeles Opera, per il booklet del dvd. Il disco abbina due titoli, Der Zwerg (op.17), per l’appunto, la cui prima esecuzione si tenne a Colonia nel 1922 e Der zerbrochene Krug (La brocca rotta), ultimata da Viktor Ullmann (1898-1944) nel 1942, nell’ambito del progetto Recovered Voices (Voci recuperate) portato avanti dalla Los Angeles Opera con lo scopo di dare finalmente la meritata notorietà alle opere di quei compositori che hanno subito in prima persona la tragedia dell’Olocausto. Così, James Conlon ci inizia al tormentato mondo interiore di Zemlinsky, che comincia a crollare nel 1900 a causa della rottura con Alma Schindler (futura signora Mahler), la quale non risparmia al compositore crudeli critiche per il suo aspetto fisico, in particolare per la sua statura. Questi giudizi segnarono profondamente Zemlinsky che nel 1907 commissionò al librettista Franz Schreker “un testo sulla tragedia di un uomo brutto”. Il librettista rinunciò a fornirgli il testo; il compositore però proseguì in modo costante nel tentativo di esorcizzare questa sua intima tragedia nella sua opera, approdando infine al racconto di Wilde, adattato per l’occasione. Lo stretto rapporto di comunanza intellettuale tra Zemlinsky e lo scrittore irlandese è ben trattato sempre da Conlon, ricordando che il compositore si ispirò a Wilde anche per l’opera in un atto precedente a Der Zwerg, cioè Eine florentinische Tragödie (op.16).

L’opera è in un atto e si svolge durante la festa per il diciottesimo compleanno di Donna Clara, Infanta di Spagna. Per l’occasione, il Sultano dona all’Infanta un nano deforme. Questi, del tutto ignaro del suo aspetto poiché tutte le persone attorno a lui si sono premurate di nascondergli la sua condizione (al punto che non sa nemmeno cosa sia uno specchio), si crede un aitante e vigoroso cavaliere. Appena il nano vede la principessa si innamora di lei e comincia a farle la corte, convinto di esserne degno. La Principessa lo asseconda per poi convincere Ghita a portargli uno specchio così da rivelargli il suo aspetto. La poverina, dilaniata dal senso di colpa, cerca di avvicinarlo alla verità nel modo meno crudele possibile, ma non riesce nel tentativo: il nano cerca di negare a se stesso la realtà appena appresa lottando contro la sua ombra, contro quel fantasma orribile che fin da bambino lo perseguita sulle lame delle spade o sulla superficie dell’acqua. Disperato muore, ancora speranzoso che la Principessa possa esaudire la sua unica preghiera, che Zemlinsky gli fa urlare in modo sempre più disperato: sentirsi dire che è bello. Purtroppo l’Infanta con la sua fredda sincerità non può capire il dramma profondamente umano di ciò che lei definisce una bestia, un giocattolo la cui morte si può riassumere nel disappunto di una bambina che rompe il suo giocattolo nuovo nello stesso giorno in cui lo ha ricevuto. Non è così per la povera Ghita che piange il nano, l’unica che ha agito con l’intenzione di spiegargli la sua bellezza e non di rivelargli la sua bruttezza.

Der zerbrochene Krug, anch’essa un atto unico, adattamento della commedia di Heinrich von Kleist, è ambientata invece a Huisum, un villaggio vicino a Utrecht, nel XVIII secolo. Licht, il cancelliere del tribunale locale, andando ad avvisare il giudice del villaggio, Adamo, che il giudice distrettuale Walter, durante un giro di ispezioni, farà tappa al loro tribunale, lo scopre con alcune ferite per cui Adamo fornisce delle spiegazioni discutibili. In un clima già agitato in partenza, il timore per l’ispezione aumenta alla scoperta che la parrucca non si trova: il giudice Adamo la sera precedente è misteriosamente rientrato a testa nuda. Arrivato il giudice distrettuale, si presenta il primo caso della giornata: la querelante è Marta Rull, accompagnata dalla figlia Eva. La donna è decisa a far valere i diritti della sua brocca, rotta secondo i suoi sospetti dal figlio dell’agricoltore Veit Tümpel, Ruprecht, che a sua volta accusa Marta di usare la scusa della brocca rotta per obbligarlo a sposare Eva, la sua fidanzata, che ormai è immeritevole ai suoi occhi. Il processo inizia e Ruprecht si difende raccontando che, avendo trovato la porta di Eva chiusa a chiave, l’ha forzata ed entrando ha visto un uomo nel buio che fuggendo ha rotto la brocca. Interrogata, Eva non confessa nulla, confermando solo l’innocenza del fidanzato Ruprecht. Nel frattempo a casa di Marta Rull viene rinvenuta una parrucca che calza perfettamente sul capo del giudice Adamo, il quale innervosito condanna Ruprecht alla gogna, nonostante la testimonianza di Eva. Così a Eva non resta altro che confessare: da tempo il giudice Adamo le fa la corte invano e proprio durante uno dei suoi tentativi di corteggiamento la sera precedente ha rotto la brocca. Il giudice è messo alla gogna e la pace tra i due fidanzati è fatta. E, a sorpresa, sboccia addirittura un nuovo amore, tra il giudice distrettuale e Marta Rull. Si arriva così ad un finale allegro e corale dove una morale pesante e accusatoria verso la realtà politica del tempo è esposta con una leggerezza degna di un’operina dell’Ottocento: “Nessuno deve interpretare la parte del giudice, se non è il più puro di cuore”.

 

Una morale che da sola ricolloca i tormenti di questi uomini in un’epoca gelida, capace di uccidere nani facendo spallucce, di giudicare gli uomini credendosi puri di cuore. Le vite di questi due compositori si sono svolte al limite dell’umana sopportazione e solo un’opera d’arte può riportarci alla loro sofferenza con leggerezza ma senza mancare in alcun modo di profondità, come dimensione che ci viene restituita in questo dvd. I dolori di questi uomini sono però questioni private. Conlon descrive Zemlinsky come l’uomo che “nella politica culturale e nella vita si è sempre trovato dalla parte sbagliata”: misconosciuto come compositore ma apprezzatissimo direttore d’orchestra. Al Landestheather le sue esecuzioni di Richard Wagner e di Mozart divennero leggendarie: addirittura Igor Stravinskij scrisse che Le Nozze di Figaro di Zemlinsky furono una delle esperienze operistiche più soddisfacenti della sua vita. Diresse la prima di Erwartung di Arnold Schönberg nel 1924 e il compositore padre della dodecafonia lo considerava uno dei migliori direttori del loro tempo (Alfred Clayton, 1983, p. 474). Zemlinsky però non si sentì mai appagato in questo ruolo, soffrendo del suo mancato riconoscimento come compositore.

Ancora più tragica la storia di Viktor Ullmann, anch’egli acclamato direttore d’orchestra ma che per ragioni politiche non vide esecuzioni pubbliche dei suoi lavori composti dopo il 1938. Nell’agosto del 1942 terminò Der zerbrochene Krug, consegnandola ad un amico fidato affinché si conservasse e venisse salvata. Il compositore, mentre scriveva quest’opera, paradossalmente brillante nella storia e nella musica, piena di allusioni ammiccanti, sapeva benissimo il destino che lo aspettava a breve: l’8 settembre 1942 fu mandato al campo di concentramento di Terezin. Proprio come avvenne durante la stesura dell’opera, anche lì non si perse d’animo: divenne presto una delle figure guida della sezione musicale della cosiddetta Freizeitgestaltung, il programma di organizzazione del “divertimento” per i reclusi. Da più di un decennio ormai fortunatamente queste vite, ma soprattutto queste opere straordinarie, dimenticate per quasi mezzo secolo, hanno trovato un paladino d’eccezione: il direttore James Conlon. Si può dire che dal 1997 per il direttore si sia aperto un vero e proprio periodo di riscoperta “zemlinskiana”, assecondato pienamente dalla casa discografica Emi, artefice della maggior parte delle uscite di questo compositore tra cui nel 1997 le due opere Eine florentinische Tragödie e Der Zwerg (e proprio con quest’ultima incisione Conlon vinse il suo primo premio dedicato ad una registrazione, il francese Grand Prix du Disque). Nel 1998 sono uscite la Sinfonia n.1 e la Sinfonia n.2, questa volta con l’etichetta Angel e a seguire altri due lavori orchestrali per la EMI nel 2001, per tornare finalmente all’opera con questo recente dvd.

L’impegno per la promozione della musica di questi autori non è avvenuto solo nel mercato discografico: nel frattempo James Conlon ha portato la musica di Zemlinsky nei principali teatri mondiali, dove il compositore era assente da tempo. Anche in questo caso non è mancato il coraggio di proporre abbinamenti all’apparenza agrodolci, come avvenne nella tappa milanese nel febbraio del 2004 al Teatro degli Arcimboldi dove accostò un meraviglioso Gianni Schicchi (opera in un atto di Giacomo Puccini) a un’altrettanto entusiasmante versione di Eine florentinische Tragödie, quasi sconosciuta ai teatri nostrani. Questo dvd è quindi ormai l’ennesima riprova dell’intesa tra questo periodo musicale e questo fine direttore. La qualità pervade ogni aspetto, la regia formidabile, curata da Darko Tresnjak è degna di nota soprattutto per il proemio orchestrale dell’opera di Ullmann, dove le vicende segrete della povera Eva vengono raccontate attraverso le ombre del corpo di ballo dell’Opera di Los Angeles, e per la ricca scenografia di Der Zwerg, chiaramente ispirata alla pittura di Diego Velázquez. Non è da meno l’interpretazione dei cantanti, soprattutto di Rodrick Dixon e di Mary Dunleavy, che ci regalano una perfetta interpretazione espressiva a tutto tondo, come pochi cantanti sanno fare, dimostrando ancora una volta la loro professionalità: perfetti nell’interpretare una melodicità inedita per gli ascoltatori zemlinskiani che hanno presente Eine florentinische Tragödie. È lecito però chiedersi, a questo punto, come mai un direttore pluripremiato come Conlon, litigato dagli interpreti, ospitato dai più rinomati teatri internazionali, non solo si occupi ormai da quasi più di un decennio di un grande dimenticato della storia, ma addirittura rincari la dose, registrando anche la sconosciutissima opera di Viktor Ullmann e promuovendo la ricerca di musiche dimenticate con il suo programma Recovered Voices, già citato sopra? Al di là del documento storico, perché per James Conlon è importante che noi le ascoltiamo? Forse perché ritiene, a ragion veduta, che le tragedie degli uomini sono sempre uguali. In fin dei conti, il dramma personale del “brutto” Zemlinsky è una condizione comune oggi a donne e uomini, ai vecchi, ghettizzati e dimenticati. Perché poche persone possono vantare la serenità di Ghita nel definire uno specchio o una bilancia.

Lo sa bene Conlon: quando si ascolta Zemlinsky si sente parlare di un tempo buio, ma anche di noi, della nostra società. Se tutti ascoltassero più spesso Eine florentinische Tragödie forse ci sarebbero meno coppie infelici. Se la riflessione su Der Zwerg fosse un’abitudine forse la chirurgia plastica e l’odio per il corpo sarebbero meno frequenti. Ci vorremmo tutti un po’ più bene. Ma d’altronde si sa, l’amore, sia verso se stessi sia verso gli altri, non è mai una questione semplice. Ma dobbiamo prendere esempio da Ullmann; nonostante il suo durissimo giudizio sulla società, c’è qualcosa che ci può aiutare ad affrontare le sofferenze quotidiane e ce lo svela negli ultimi versi di Der zerbrochene Krug con una frase leggera che incarna lo spirito dell’opera. Una formulazione lieve per una pesante ed urgente richiesta di giustizia che, ahinoi, non fu ascoltata. Perché, se l’Umanità può essere terribile, gli uomini sono sempre tutti uguali, tutti vogliono lo stesso amore, anche se sono nani, anche se capita di rompere una brocca. “Adamo ed Eva! È un vecchio fallo, ma sempre nuovo! Lei colse la mela, lui ruppe la brocca. Se Eva al tempo non avesse colto la mela, non avrebbe Adamo sentenziato oggi il torto. Ma pur essendo colpevoli, a nessuno piace starsene da solo, tutto è meglio in due”.

 


LETTURE

× Schultz I., Viktor Ullmann, in The New Grove Dictionary Of Music And Musicians II ed., Londra, 2001.

× Clayton A., Alexander (von) Zemlinsky, in The New Grove Dictionry of Opera, ed. Stanley Sadie, Londra, 1992.

× Clayton, A, Zemlinsky's One-Act Operas in The Musical Times, 124, agosto 1983, pp. 474-477.


ASCOLTI

× Zemlinsky A., Complete Choral Works And Orchestral Songs, dir. James Conlon, Emi, 2005.

× Zemlinsky A., Eine florentinische Tragödie, dir. James Conlon, Emi, 2001.

× Zemlinsky A., Der Traumgörge, dir. James Conlon, Emi, 2001.

× Zemlinsky A., Symphony No. 1 in D Minor, Symphony No. 2, Angel Records, 1988, fuori catalogo, ora Emi, 2006.