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    Franz Kafka, o quando la fantasia non consola di Daniela Fabro

    kafkakLost in time, in space and meaning, come recita in chiusura The Rocky Horror Picture Show. I personaggi di Kafka sono infatti perseguitati da istituzioni immateriali, senza luogo e senza date, o da persone che agiscono senza senso, emblemi di un disagio esistenziale universale. I meccanismi oppressivi che Kafka aveva immaginato profeticamente rispetto ai lager nazisti e al “tutti contro tutti” del mondo post 11 settembre sono figli della paura e dell’odio. Una paura del nemico, un odio del diverso che, come ha osservato recentemente Zygmunt Bauman, e non solo lui, sono i principali marcatori dell’identità. Odiando qualcuno, ha affermato il sociologo in Paura liquida (Bauman, 2007) il penultimo suo lavoro, l’uomo si sente legittimato a sostenere con forza la causa per cui odia, convincendosi sempre più che sia una causa più che giusta. L’odio diventa allora per così dire neutro rispetto al suo significato originale, ma assume l’ennesima faccia con cui il potere maschera  la sua volontà di rendere inermi gli individui coscienti. Facendone così uno strumento per la sua perpetuazione. 
    Scienza e coscienza, e sicuramente anche fantascienza come capacità immaginativa e visionaria di costruirsi un io indipendente a partire dal fantasticare sulla società futura, sono gli unici strumenti per opporsi a questo stato di cose. Ma si arriva a servirsene solo prendendo le distanze una volta per tutte proprio dai pregiudizi di cui si alimenta l’odio per il diverso da sé. Cosa che si può fare più facilmente acquisendo “la consapevolezza di quanta folle e ignorante presunzione”, come ha scritto Carlo Sini, “abita le opinioni e i costumi del cosiddetto vivere civile” (Sini, ibidem). Un vivere civile che nelle farneticazioni delle trame e dei personaggi di Kafka si identifica con la mostruosa macchina dell’apparato burocratico: un insieme di regole senza significato che però hanno l’arrogante pretesa di regolare la vita sociale. Per quanto giudizio critico e disincanto della nostra modernità possano combattere questa ipocrisia, il livello di ignoranza e intolleranza in cui è ricaduta larga parte della società oggi non fa presagire nulla di buono circa l’esito di questa guerra. 
    La parte sbagliata del fronte è anche presidiata da un cattivissimo e mal compreso concetto di comunicazione che si spaccia, in malafede, per dialogo, mentre con questo non ha niente a che fare. Con il dialogo ci si spiega e ci si capisce. 
    La comunicazione parla per slogan al solo scopo convincere. Come ci hanno insegnato e ci hanno abituati la pubblicità e il marketing. 
    E gli slogan attuali più utilizzati fanno presa su sentimenti identitari deteriori. Disvalori che si nutrono più di convenzioni che di convinzioni. 

    kafkakCosì si fanno strada la scomparsa del senso di appartenenza - a una comunità, a una lingua, a una civiltà - e l’assenza del desiderio di conoscere l’altro e di mettersi in relazione con il diverso da sé. 
    Ma se, come aveva ben capito e raccontato nei suoi romanzi Kafka, non per niente contemporaneo di Sigmund Freud, le colpe imputate agli altri dimorano nel nostro inconscio, vale per tutti, e rievoca il suo insegnamento, l’inquietudine prodotta dal racconto in una riga di Thomas Bailey Aldrich, Sola con la sua anima: “Una donna sta seduta sola in casa. Sa che nel mondo non c’è più nessuno: tutti gli altri esseri umani sono morti. Bussano alla porta” (Aldrich T.B, 2007).

       [1] [2] (3)

    l
    . Aldrich T.B. Sola 
    con la sua anima,
    in A.A.V.V.,
    Antologia della letteratura fantastica
    , (a cura di) 
    Jorge L. Borges, Silvina Ocampo 
    e Adolfo Bioy Casares, 
    Einaudi, Torino, 2007.

    . Bauman Z., Paura liquida, 
    Laterza, Bari, 2007.

    . Kafka F., Il processo,
    (a cura e con un saggio di Giorgio Zampa), Adelphi, Milano, 1973.

    . Kafka F., Lettera al padre, 
    Il Saggiatore, Milano, 1959.

    . Kafka F., Un medico
    di campagna
    , (a cura di Giuliano Baioni), Mondadori,
    Milano, 1981.

    . Kafka F., Racconti, 
    (a cura di Ervino Pocar),
    Mondadori, Milano, 1970.

    . Kafka F., La metamorfosi
    e altri racconti
    ,
    Garzanti, Milano, 1966.

    . Kafka F., Il castello, 
    Oscar Mondadori, Milano, 1979.

    . Sini C., E Don Chisciotte 
    incontrò Paul Klee
    , 
    “Corriere della Sera”, 
    11 ottobre 2008.

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