Miseria, nobiltà e attualità
di Villiers de l’Isle-Adam

Auguste de Villiers de l’Isle-Adam
Racconti crudeli
Traduzione e introduzione 

di Bruno Nacci
Carbonio, Milano, 2025
pp. 280, € 21,00

Auguste de Villiers de l’Isle-Adam
Racconti crudeli
Traduzione e introduzione 

di Bruno Nacci
Carbonio, Milano, 2025
pp. 280, € 21,00


La figura del nobile decaduto non si è mai estinta nella cultura e nell’immaginario francese, continuando ad aggirarsi come uno spettro dai tempi delle innumerevoli teste cadute ai tempi della Rivoluzione. Attraversa l’Ottocento, soggiorna a lungo nella Mitteleuropa e arriva sin quasi ai nostri giorni. Si ricorderà il mirabile barone interpretato da Enrico Ghezzi in Chant d’Hiver (2015), film francesissimo del georgiano Otar Ioseliani, che d’altronde si apriva con una ghigliottina in azione nel pieno del Terrore instaurato dall’Incorrutibile Robespierre. Spiantato, senza un quattrino ma ricco di ascendenze illustri e di un cognome altisonante, sfoggiava nobiltà Jean Marie Mathias Philippe Auguste de Villiers de l’Isle-Adam, discendente dal primo Gran Maestro dei Cavalieri dell’Ordine di Malta, pretendente senza alcun fondamente al trono di Grecia, aristocratico ma assai povero, e ancora pensiamo al barone interpretato da Ghezzi alle prese con lo sfratto dal castello dei suoi avi.
Villiers de L’Isle-Adam viene riproposto da Carbonio Editore in un’edizione al solito assai curata dei Racconti crudeli, ritradotti e curati da un autentico specialista di letteratura francese qual è Bruno Nacci. Si tratta di ventotto racconti pubblicati su rivista a partire dal 1867 e raccolti in volume nel 1883, conosciuti in Italia grazie a diverse precedenti edizioni integrali o parziali, che Carbonio ha proposto nella raffinata collana Origine, che ha ospitato autori di alto profilo come i fratelli Arkadij e Boris Strugackij, Hermann Broch, Sadeq Hedayat, Nikolaus Lenau, August Strindberg, nonché la Tentazione di sant’Antonio di Gustave Flaubert e L’eredità di Guy de Maupassant curati proprio da Nacci. È un volume a cui spetta anche l’ingrato compito di dover fare da canto del cigno della casa editrice editore creata da Fabio Laneri e Fortunata De Martinis nel 2016 con l’intento di puntare unicamente sulla qualità e la cura dei propri prodotti, tenendosi alla larga dalla logica del best-sellers di stagione, dell’instant book e di altre scelte editoriali che ammorbano l’aria già pesante che si respira nel panorama culturale italiano. Carbonio ha chiuso i battenti, sconfitto dall’impermeabilità del mercato italiano alle proposte serie e intelligenti.

Dell’appiattimento del gusto e della miseria intellettuale con intuito profetico ne parla a modo suo proprio Villiers de L’Isle-Adam nel racconto intitolato Due indovini. Di fronte ci sono il direttore di un giornale e un aspirante giornalista (in realtà un amico dell’autore sotto mentite spoglie, come in certe inchieste televisive d’oggidì). Quest’ultimo fa subito sfoggio del suo potenziale, dichiarandosi “Senza ombra di talento, di un’assenza di talento… magistrale! Quello che si definisce un «cretino», negli usi del mondo”. Insomma, il giovanotto si ritiene in possesso un profilo ideale per avere successo, ma non abbastanza per il direttore alla ricerca sì di un uomo senza talento da ben vent’anni, ma inseguendo un profilo ideale ancor più radicale. “Il solo motto che un uomo di lettere serio deve adottare ai nostri giorni è: SII MEDIOCRE!”, spiega a chiare lettere e tutto suona di straordinaria attualità. D’altronde a Villiers de L’Isle-Adam non faceva certo difetto il fiuto per le cose che verranno. Tre anni dopo la pubblicazione dei Racconti crudeli avrebbe dato alle stampe Eva futura nel 1886, romanzo d’anticipazione che giunge fino ai nostri giorni fatti di automazione e intelligenza artificiale. Tra le prime e maggiori prove di proto-fantascienza, la protagonista Hadaly è un androide, ovvero un robot dalle perfette sembianze femminili, assai evoluto, donna ideale, anzi “macchina fabbrica-ideale” messa a punto dallo scienziato per antonomasia: Thomas Alva Edison. Copia conforme della fidanzata del giovane dandy Lord Ewald, il nobile che l’ha commissionata è la merce al suo stadio ultimo, donatrice di felicità nel momento stesso in cui la rende superflua.

Uno sguardo lungimirante
In fondo, il profilo stesso di questo aristocratico molto povero, che nutriva “un sonoro disprezzo per la mediocrità, la scienza, il progresso, la propria epoca, il denaro e la gente seria” (Borges, 1980), costretto quindi a vivere fuor di sesto rispetto al suo tempo, lo rendeva incline a presentire il futuro come si addice a un autentico visionario. Amico stimato delle migliori penne del suo tempo, per citarne alcuni Paul Verlaine, che lo riteneva un poeta assoluto e lo inserì nell’antologia I poeti maledetti, Stéphane Mallarmé, che ne compose un ode funebre ricca di elogi, e Joris-Karl Huysmans, che gli dedicò pagine di totale ammirazione nel suo Controcorrente, e amato anche dai surrealisti (André Breton inserì un suo racconto nella celeberrima Antologia dello humour nero), Villiers de L’Isle-Adam svolazzava da un genere all’altro con elegante disinvoltura, regalando talora un affondo nel macabro (Il duca di Portland, storia di un nobile che contrae la lebbra e si ritira dal mondo), talaltra azzardando una costruzione metaletteraria che prefigura quelle di Jorge Louis Borges in Racconto cupo, narratore più cupo ancora, un vertiginoso gioco di specchi tra narratori che si avvicendano. Profetico lo era oltremodo, anche in altre storie qui raccolte. Si pensi a Sentimentalismo, che prefigura l’attuale condizione esistenziale di assuefazione a tutto, di incapacità di provare alcuna reazione, nessuno choc e tantomeno essere in grado di rielaborarlo criticamente secondo il mandato benjaminiano. Un racconto in cui si legge:

“D’altronde, tutti oggi, mi sembra sono più o meno abituati a provare qualsiasi cosa. Spero che tra breve ci saranno quattro o cinquecento teatri in ogni capitale, dove i fatti ordinari della vita, recitati molto meglio che nella realtà, nessuno si darà troppo la pena di viverli personalmente. Quando ci si vorrà appassionare o commuovere, si prenderà un posto a teatro, così sarà più semplice”.

Lungimiranti sberleffi alle logiche di dominio insite nei meccanismi pubblicitari, mescolati con un pizzico di tecnologia avveniristica degna della fantascienza che sarebbe arrivata in seguito si ritrovano in altri racconti, per esempio in La pubblicità celeste (scritto nel 1875!), storia di un progetto ambizioso e geniale di un altro inventore, il signor Grave che ambisce a “utilizzare le vaste distese della notte e, per dirla tutta, di innalzare il cielo all’altezza dei nostri tempi”, ovvero trasformare la volta celeste in un mega-schermo sul quale proiettare inserzioni pubblicitarie.

“Basta riflettere poco o tanto per immaginare gli effetti di questa ingegnosa invenzione. Non ci sarebbe da stupire persino l’Orsa Maggiore se, all’improvviso, tra le sue sublimi zampe, apparisse questo annuncio inquietante: I corsetti sono davvero necessari? […] Che emozione se, a proposito di quei liquori da dessert, il cui uso viene raccomandato per più di un motivo, si vedesse, a sud di Regulus, capoluogo del Leone, proprio sulla punta della Spada della Vergine, un angelo che tiene in mano un flacone, mentre dalla bocca gli uscirebbe un cartiglio su cui leggere: Dio, come è buono!”

Una colonizzazione del cielo buona per le merci e anche per la politica per la propaganda elettorale. Se guardiamo indietro, Villiers de L’Isle-Adam lo si direbbe un erede di Jonathan Swift, ma se fosse nato un secolo dopo si sarebbe ritagliato un posto d’onore tra i migliori esponenti della fantascienza sociologica che furoreggiò negli anni Cinquanta, ritrovandosi in compagnia di autori come Frederik Pohl e Robert Sheckley. In special modo quest’ultimo lo si intravede nell’esilarante e crudele L’apparecchio per l’analisi chimica dell’ultimo respiro, dove un marchingegno, ennesima meraviglia della scienza e della tecnica, questa volta opera di tale professor Schneitzoëffer (junior) – si noterà che la precisazione dell’autore posta tra parentesi ha l’aria di essere un ennesimo sberleffo – da Norimberga evita di far sprecare ai giovani lacrime e tempo (che è denaro) per i defunti.

Strali contro il dio denaro
Il denaro non poteva non essere il bersaglio privilegiato dell’ironia e del sarcasmo di Villiers de L’Isle-Adam e di storie che mettono alla berlina l’ipocrisia borghese Racconti crudeli ne include diversi. Eloquente Le signorine di Bienfilâtre, storia di due prostitute e dello scandalo creato dalla più giovane quando rinuncia a vendere il proprio corpo così profittevole perché si innamora di un ragazzo povero in canna non ottenendo alcun guadagno economico. Tra le ascendenze letterarie, infine, in più di un’occasione fece mostra di trovarsi a suo agio nelle atmosfere oniriche presenti nelle storie di Edgar Allan Poe, per esempio in Vera, uno dei gioielli dell’intera raccolta e genuino quanto indiretto omaggio allo scrittore di Boston. È la storia di un conte rimasto vedovo, il conte d’Athol, raccontato dal conte decaduto Villiers, la storia di un tentativo di consolarsi dalla tristezza riportando in vita la moglie. Come? Continuando a vivere in una irrealtà nella quale lei continua a esserci, avvertendone la presenza al punto da coinvolgere e suggestionare anche l’unico domestico al suo servizio dell’effettiva presenza della donna. Giungerà infine un’amara rivelazione. Anche Il convitato delle ultime feste ha sapore alla Poe ma con tinte più orrorifiche, chiamando in causa un sadico alla continua ricerca del dolore fisico altrui.
In rotta con la sua epoca, Villiers de L’Isle-Adam si dotò di quella inafferrabilità che ce l’ha consegnato ancor oggi ricco d’interesse e questa raccolta sta a testimoniarlo. Complice un cancro, lui si sottrasse definitivamente al suo tempo nel 1889, come un ultimo gesto di cortesia nobile. “Io vivevo per educazione” si legge in Il convitato delle ultime feste e sembra di sentirlo dire proprio da lui.

Letture
  • Jorge Luis Borges, Introduzione a Il convitato delle ultime feste, Franco Maria Ricci, Parma, 1980.