Creatività e immaginazione
contro i mostri moderni

Julio Torres
Problemista
Cast principale:

Julio Torres, Tilda Swinton,
RZA, Isabella Rossellini,
Catalina Saavedra, James Scully,
Greta Lee, Larry Owens
Produzione: Emma Stone,
Dave McCary,
Julio Torres,
Ali Herting, Neha Simon

Casa di produzione: Fruit Tree (2024)
Distribuzione Italia: Netflix, 2026

Julio Torres
Problemista
Cast principale:

Julio Torres, Tilda Swinton,
RZA, Isabella Rossellini,
Catalina Saavedra, James Scully,
Greta Lee, Larry Owens
Produzione: Emma Stone,
Dave McCary,
Julio Torres,
Ali Herting, Neha Simon

Casa di produzione: Fruit Tree (2024)
Distribuzione Italia: Netflix, 2026


In confronto all’alto numero di stimoli ed esperienze che la città moderna offre, emblema della contemporaneità, ognuno si pone in maniera diversa. Forse la salvezza dal diventare individui blasé, insensibili verso qualsiasi emozione che ci attraversa, come descritto dal sociologo Georg Simmel, è lottare per non rinunciare alla propria identità e immaginazione (cfr. Simmel, 1995). Questo è quello che Julio Torres ci propone nel suo film opera prima Problemista (2024), una commedia surrealista e stravagante che descrive i mostri della società contemporanea attraverso caricature, che di recente Netflix ha inserito nel suo catalogo, rendendolo finalmente disponibile in streaming in Italia. Il protagonista Alejandro è un giovane immigrato salvadoregno a New York, dove rincorrerà il suo sogno di lavorare come inventore di giocattoli. Le sue idee sono non convenzionali e ironizzano sulla vita moderna ma non sono abbastanza per fargli trovare un lavoro e rinnovare il visto per rimanere negli Stati Uniti. Torres si prende gioco del sistema burocratico americano, evitando la strada stereotipata della denuncia sociale, ma decidendo di scherzare sulla sua assurdità. Torres contrappone il suo immaginario bizzarro e colorato ad una storia ispirata dalla sua vita, in cui è facile immedesimarsi.

Vita di campagna e vita di città
Il film stabilisce fin dalla prima scena la differenza tra l’esperienza di vita nella natura incolta e nella metropoli moderna. Nonostante la prima sia considerata più selvaggia, è la seconda che dà vita a bestie senza pietà. Questa dicotomia è resa già dalla prima scena, ambientata nella giungla di El Salvador, dove Alejandro abita con la madre Dolores, che ha progettato una vita perfetta per il figlio, creando strutture stravaganti in luoghi ameni, che possano sostenere e alimentare la fantasia del figlio. Dolores, vivendo nella natura ed essendo un’artista, che crea attraverso impulsi primitivi, rimane lontana dalla corruzione della grande città ma, conoscendone i pericoli, teme comunque per il proprio figlio. Una voce narrante (Isabella Rossellini) racconta del sogno ricorrente di Dolores che ritrae il figlio di fronte una caverna buia, al cui interno si scorgono un paio di maligni occhi rossi, simbolo dei pericoli che Alejandro dovrà affrontare nel suo percorso. Il particolare dello sguardo tornerà più avanti nel film, quando sarà associato al personaggio di Elizabeth. La visione minacciosa della grotta, attraverso una dissolvenza, ci porta in una nuova ambientazione, dove si svolgerà il resto del film, New York City. L’immagine attraverso la quale facciamo conoscenza con questa città gloriosa è, in realtà, della sua spazzatura che, accompagnata in totale contrasto da una musica trionfante, simboleggia il degrado che ha subito col tempo.

Le contraddizioni e i mostri della metropoli
Le interazioni che Alejandro vive vengono trasformate in scene surreali che ne evidenziano l’assurdità e l’inutile complessità. Una delle prime scene in cui si trova una trasfigurazione di questo tipo è quella che segue l’incontro con il responsabile dell’ufficio immigrazione, che comunica al protagonista il poco tempo a sua disposizione in cui deve procurarsi un visto per rimanere nel paese. Per fare domanda per un nuovo visto deve pagare una tassa ma emerge una complicazione: non può legalmente ricevere uno stipendio, indispensabile per pagare la tassa della domanda, senza avere prima uno sponsor, che può avere solo dopo aver fatto domanda. Alejandro, quindi, si sente bloccato in un labirinto di creazione umana, dalla complessità assolutamente non necessaria. Il film rende questa impossibilità di movimento attraverso una scena, molto suggestiva, ambientata in un luogo che ricorda un quadro di M. Escher o un luogo della mente kafkiano: una stanza da cui è impossibile uscire, a meno che venga infranta qualche regola, in questo caso dei passaggi segreti. Lentamente la telecamera si allontana svelando il numero infinito di stanze che, collegate assieme, formano una scala il cui inizio e fine si perdono nell’oscurità che la circonda. Troverà una soluzione in Elizabeth, una critica d’arte che si offre di fargli da sponsor, interpretata da una Tilda Swinton che domina lo schermo in ogni scena, ma la personalità della donna si rivelerà presto difficile da gestire.

Un’altra scena di particolare rilievo si ha quando il conto in banca del protagonista va in negativo. Alejandro, in chiamata con un’operatrice della banca per chiarire la situazione, è nuovamente confuso dal funzionamento del sistema, sempre inutilmente contorto. Chiede il motivo di un funzionamento così inefficace nella tutela dei clienti, ma non riceve una risposta soddisfacente. Alejandro, non si arrende, sa che esiste un modo migliore. Esausto, chiede, come atto finale, alla persona al telefono di concordare con lui su quanto il sistema sia ingiusto, ha fiducia nella persona al telefono e nella sua capacità di provare empatia. Dopo le molteplici istanze in cui si è trovato di fronte a email senza mittente e domande di lavoro senza risposta, cerca disperatamente un contatto umano con cui confrontarsi. Alejandro elabora questa situazione immaginandosi come un cavaliere, sotto macerie, mentre l’operatrice è in piedi di fronte a lui che si rifiuta di aiutarlo. Lei sostiene di star facendo il possibile per il suo bene, mentre lui chiaramente soffre. Alejandro le espone un discorso profondo ed emotivo, chiedendo solo comprensione dall’altro lato ma, invece che ricevere rassicurazione, lei ribadisce la sua adesione alle regole della banca e conclude la loro conversazione tirando fuori una pistola, rompendo l’illusione fantastica.
Julio Torres mette in evidenza gli atteggiamenti disumani che i soggetti potenti della società impiegano con gli altri, godendo della loro sfortuna; questa realtà è particolarmente pertinente se si confronta alla condizione degli immigrati negli Stati Uniti, e di Torres stesso, che denuncia come questo sistema sia diventato la normalità per tutti. Alejandro sceglie la strada della comprensione verso gli individui che lavorano per i potenti, che non godono dello stesso livello di autorità; proprio perché si sono adeguati alla vita nella metropoli, hanno accettato il rispetto delle norme sociali come l’unico modo per sopravvivere. Quindi, in un certo senso, è come se gli individui che seguono queste regole sociali tendono principalmente all’autoconservazione rispetto alla quantità di stimoli dati dalla metropoli.

La preziosa capacità di distinguersi dalla massa
Elizabeth è l’esatto opposto dell’individuo blasè, è qualcuno di estremamente dirompente, non segue linee di comportamento ordinarie e trova sempre un modo di arrivare ai suoi obiettivi, con il rischio di apparire sgradevole agli occhi degli altri. Alejandro stesso avrà questa considerazione all’inizio, non sapendo come gestire lei e il suo disordinato appartamento, quasi selvaggio, come la sua mente. Il rifiuto di Elizabeth di seguire gli schemi mette in luce la forza che la sua personalità possiede per non essersi piegata ai costrutti sociali. Solo quando Alejandro inizierà a conoscerla veramente capirà quanto siano simili, nel loro modo di volere qualcosa disperatamente, come lui stesso dice in una scena. Problemista propone una visione insolita ma originale della società contemporanea, rispetto al ventaglio di opere sullo stesso tema, e mostra il tentativo di Julio Torres di tradurre in ambienti surreali la sua esperienza personale.

Ci lascia con una speranza nuova in confronto alla complicatezza di tutti i giorni, attraverso il successo di Alejandro, riflesso del vero successo di Torres nella sua carriera di comico, una scelta lavorativa notoriamente rischiosa. Il suo mondo colorato e estremamente personale dimostra come non sia necessario modificare la propria identità o inserirsi all’interno di canoni prestabiliti per avere successo, al contrario, questa diversità può diventare ciò per cui si è apprezzati. In una società in cui è sempre più promosso il conformismo alla cultura egemonica, preservare la propria individualità diventa un atto di resistenza, come Elizabeth e Julio ci dimostrano. Le ultime parole del film sono una descrizione della nuova opera della madre di Alejandro che crea un monumento all’artista, e il significato è un perfetto riassunto del messaggio del film.

“Un monumento all’artista. Un monumento a fare ciò che ti spaventa e a riscoprirti nel caos. Ai tentativi e agli errori. Al fare a modo tuo. Un monumento al desiderare tutto e ad affrontarlo un problema alla volta”.

Letture
  • Georg Simmel, Le metropoli e la vita dello spirito, Paolo Jedlowski (a cura di), Armando Editore, 1995.