Marjane Satrapi, autrice del celebre fumetto, poi film d’animazione, Persepolis, è scomparsa lo scorso 4 giugno 2026. Persepolis è il primo fumetto iraniano mai realizzato, uscito in Italia per la prima volta per Edizioni Lizard in 4 volumi pubblicati tra il 2002 e il 2003 (presto esauriti). Nel 2003 e nel 2004 viene ristampato dalla Sperling & Kupfer. Nel 2007 diventa un film scritto e diretto dalla stessa autrice insieme al fumettista francese Vincent Paronnaud. Vedere Persepolis oggi come ieri è necessario per tenere a mente quanto i progressi fatti possano essere messi in pericolo anche a distanza di vent’anni. L’ autrice franco-iraniana racconta nell’opera la sua infanzia e la storia dell’Iran dal 1979 ai primi anni Novanta. Descrive come sia stata costretta a vivere e studiare in Europa a causa della sua natura ribelle e per salvaguardare la sua libertà. Satrapi sa cosa significa nascere senza il diritto di poter leggere ed esprimere la propria opinione liberamente, e non ha mai smesso di testimoniarlo attraverso le sue opere. Con Persepolis è riuscita a raccontare la sua esperienza con uno sguardo intimo e ironico, permettendo a ogni ragazza e ragazzo di immedesimarsi, riducendo così le distanze geografiche, temporali e facendo luce sui pregiudizi dell’Occidente. In un’intervista del 2007 a Cannes per la presentazione del suo film, Satrapi spiegava:
“Naturalmente il contesto storico è presente, così come quello politico. Ma è inevitabile, perché viviamo in un mondo governato dalla politica, che finisce per influenzare le nostre vite. Tuttavia, al centro c’è soprattutto la storia di una persona, di un essere umano. È un punto di vista estremamente soggettivo, quindi non dovremmo confonderlo con una grande manifestazione politica. È la storia dell’amore, della famiglia, di come le cose nel mondo cambiano e di come questi cambiamenti incidano profondamente sulla tua vita. Credo che questo film possa contribuire a ridurre molti pregiudizi e luoghi comuni sull’Iran e il popolo iraniano. In questo momento è stata creata un’atmosfera di paura. Tutti sono spaventati dagli iraniani, ci definiscono terroristi, fondamentalisti e così via. Ma così si smette di considerare che siamo esseri umani”
(Satrapi in La Stampa, 2007).
La forza di Persepolis risiede nel sottolineare il rifiuto di una visione del mondo basata sulla rigida dicotomia tra bene e male, cattivo o buono. Satrapi lascia che siano i fatti e le contraddizioni a restituire la complessità della storia. La divisione del mondo in “noi” e “loro” non è una semplificazione ingenua, bensì il motore psicologico e filosofico dietro ogni struttura totalitaria, così come la ricerca ossessiva della purezza morale tipica delle teocrazie. Il discorso rispecchia il pensiero di Tzvetan Todorov, che nel suo saggio I nemici intimi della democrazia scrive:
“le democrazie si richiamano anche a una particolare idea dell’azione politica. Ancora una volta tentano di evitare due estremi. Da un lato, a differenza delle teocrazie e dei regimi totalitari, non promettono la salvezza alla propria popolazione, tantomeno le impongono quale via seguire per ottenerla. La realizzazione del paradiso in terra non appartiene al loro programma, l’imperfezione di ogni ordine sociale è considerata un aspetto irriducibile”
(Todorov, 2014).
Le democrazie si basano sul pluralismo e non possono essere accumunate ai regimi tradizionalisti e conservatori, nei quali ogni regola imposta dalla tradizione non può essere messa in discussione. Satrapi si è sempre mostrata convinta della fine del regime in Iran e in un’intervista del 2023 per il Corriere della sera dichiarava:
“è caduta la cultura patriarcale e misogina. Nel 1979 solo 40% degli iraniani sapeva leggere e scrivere, oggi più dell’80%, soprattutto donne. Il regime ha creato moltissime scuole per indottrinarci, ma ha fatto male i conti: una volta che sai leggere, leggi quello che vuoi e sei libero”
(Privitera, 2023).
Anche Azar Nafisi, nel suo celebre romanzo Leggere Lolita a Teheran porta avanti questa tesi: la lettura proibita è lo specchio della vera natura umana ed è solo attraverso i libri e la musica considerati scandalosi che l’individuo può guardare sé stesso. Conoscere le complessità dell’altro permette di mettere in discussione le proprie credenze.
Persepolis dà voce agli esiliati, agli outsider costretti a vivere lontani dalla propria patria, divisi tra famiglia e futuro. Satrapi vive la sua adolescenza in Europa senza sentirsi mai del tutto parte di quella società. Con gli occhi di chi sa di non essere nata nel privilegio, giudica il modo in cui l’Occidente guarda a ciò che non conosce. Tuttavia, una volta ritornata in patria da giovane adulta, realizza di non poter essere totalmente iraniana e di non riuscire più ad adattarsi a quella società che un tempo considerava casa. Satrapi non ha mai smesso di lottare contro le autorità di Teheran. Facendosi compagna e voce del movimento Donna, Vita, Libertà: lo slogan, già presente nella tradizione dei movimenti curdi, è divenuto linguaggio di protesta dei cittadini nei confronti del potere pubblico. Le immagini di donne che si tagliano i capelli o rimuovono il velo in spazi pubblici rappresentano la contestazione contro la Repubblica islamica fondata nel 1979, in cui l’interpretazione religiosa è incorporata nell’architettura istituzionale.

Un potere patriarcale e liberticida che priva le donne dell’autonomia del proprio corpo. Il movimento nato a seguito della morte della ventiduenne curda Mahsa Amini, fermata a Teheran dalla polizia morale per presunta violazione delle norme sull’hijab, si trasforma, con le manifestazioni del 2026, in una contestazione complessiva contro il governo della Repubblica Islamica. Marjane Satrapi lascia una lezione fondamentale: la libertà comincia dove finiscono i pregiudizi e dove si ha il coraggio di guardare il mondo in tutta la sua complessa umanità. Le sue opere e il suo impegno politico ci ricordano che i diritti vanno difesi ogni giorno. Riscoprire Persepolis oggi significa non solo onorare la memoria di una grande autrice e artista, ma anche mantenere viva la promessa di un futuro libero dal gioco dei regimi totalitari e dal patriarcato.
- Azar Nafisi, Leggere Lolita a Teheran, Adelphi, Milano, 2004.
- Greta Privitera, Iran, Marjane Satrapi: «I leader futuri sono in prigione, a Evin» Corriere della Sera, Corriere.it, 16 marzo 2023.
- Mary Scridel, Donna, Vita, Libertà: l’Iran, l’Europa e la misura della coerenza, L’Europeista, 25 febbraio 2026.
- Tzvetan Todorov, I nemici intimi della democrazia, Garzanti, Milano, 2012.
- Marjane Satrapi, Quando Marjane Satrapi raccontava Persepolis a Cannes: l’Iran non è solo fondamentalismo, La Stampa, 4 giugno 2026.
- Marjane Satrapi, Perspepolis, Rizzoli Lizard, Milano, 2023.
- Marjane Satrapi, Il mio paese, Internazionale, 30 dicembre 2003, Internazionale.it., 5 giugno 2026.

