Un grande mistero storico
e una vita per scoprirlo

Damien Dorsaz
Lady Nazca – La signora delle linee
Cast principale: Devrim Lingnau,
Guillaume Gallienne, Olivia Ross,
Javier Valdés, François Vallaeys,
Victor Prada, Marina Pumachapi.
Produzione: Matthieu Zeller (Octopolis),
Oliver Damian (27F) Mathieu Gondinet
Co-produzione di: Timm Oberwelland,
Peter Eiff, Magnus Vortmeyer,
Tobias Alexander Seiffert
Distribuzione italiana:
Officine UBU, 2026.

Damien Dorsaz
Lady Nazca – La signora delle linee
Cast principale: Devrim Lingnau,
Guillaume Gallienne, Olivia Ross,
Javier Valdés, François Vallaeys,
Victor Prada, Marina Pumachapi.
Produzione: Matthieu Zeller (Octopolis),
Oliver Damian (27F) Mathieu Gondinet
Co-produzione di: Timm Oberwelland,
Peter Eiff, Magnus Vortmeyer,
Tobias Alexander Seiffert
Distribuzione italiana:
Officine UBU, 2026.


Quando ormai tutto sembra perduto la semplice perseveranza di una persona può cambiare la storia. Al centro del film Lady Nazca – la signora delle linee si pone, insieme a una vocazione profonda, la ricerca, che non si limita a indagare soltanto il grande mistero delle linee di Nazca, tramite la protagonista. Damien Dorsaz, con questo film d’esordio come regista, ha legato la scoperta delle linee di Nazca a quella introspettiva di Maria Reiche e a quella del passato dimenticato del popolo peruviano.
Damien Dorsaz aveva già lavorato a un documentario su Maria Reiche, un cortometraggio di 39 minuti uscito nel 2006. Con il film il regista ha dichiarato di voler fare un passo avanti rispetto al precedente documentario, ed è infatti passato a dare una propria visione narrativa della vita di Maria Reiche. Si è appassionato alla sua storia dopo averla incontrata personalmente nel 1996 durante un viaggio in Perù. In realtà, il film che oggi si può vedere in sala ha alle spalle più anni di quanti si pensi. Damien Dorsaz ha iniziato a scrivere la sceneggiatura già nel 2007, mentre le riprese sono state effettuate durante l’estate 2024. Secondo il regista solo ora la società è pronta ad ascoltare la storia di lady Nazca e apprezzare quest’opera nel suo insieme di realtà e narrazione.

Il richiamo del deserto di Nazca
Ambientato alla fine degli anni Trenta del secolo scorso, il film narra la storia di Maria Reiche a partire dal suo incontro con l’archeologo francese Paul d’Harcourt. Maria, originaria di Dresda, aveva già lasciato la Germania per lavorare come insegnante di matematica a Lima. Proprio in questa città avviane l’incontro che le cambierà la vita. La sua conoscenza delle lingue la porta a diventare l’assistente dell’archeologo, in qualità di traduttrice di scritti. I due si spostano dalla capitale al sud del Perù e scoprono che nel deserto di Nazca si trovano delle linee lunghissime e precise, disegnate sul terreno anni e anni prima, da almeno un millennio e mezzo. Da quando arriva nel deserto lei cerca ogni giorno di scoprirne il significato. Alle linee rette si aggiungono poi anche delle enormi figure disegnate anch’esse sulla sabbia. Maria viene rapita da questo mistero e inizia a lavorarci senza sosta per trovare risposte. Quando il deserto viene messo in pericolo da un’imminente costruzione edilizia, lei si batte per far comprendere agli stessi peruviani l’importanza di questo ritrovamento storico e salvaguardarlo dagli spagnoli, che da anni hanno assunto il controllo del posto. Maria dedicherà l’intera vita alla difesa del patrimonio storico peruviano. Questa missione era diventata la sua ossessione e il deserto la sua casa, l’unico posto in cui si sentiva completa. Solo verso la fine del film lo spettatore ha modo di comprendere, in parte, il significato delle linee e delle figure che hanno ammaliato la protagonista.

Tra il documentario e il film
Il documentario intitolato Maria Reiche, La Dame de Nasca è stato il primo passo per Damien Dorsaz verso la stesura del nuovo film. Già con il documentario aveva reso la storia di Maria Reiche abbastanza discorsiva e interessante. Per dare maggiore fluidità e poca pesantezza durante la visione è stata vincente, nel documentario, una doppia narrazione. Infatti, i momenti di spiegazione del lavoro di Maria, accompagnati da immagini del deserto e dai disegni da lei creati per studiare le misteriose figure sul terreno, sono interrotti da momenti in cui una signora peruviana racconta la vita quotidiana di Maria Reiche.

Nel film gli stessi disegni delle figure trovate nel deserto vengono tracciati al momento e, come è stato nella realtà, vengono ricoperti di numeri per trovarne le unità di misura. Non trattandosi più di un documentario, ma di un film di finzione ispirato a una storia vera alcuni elementi appaiono leggermente diversi, ma rimane comunque una narrazione coerente con la storia reale. La parola chiave, in ogni caso, resta la curiosità, che spinge Maria a indagare giorno dopo giorno su questo mistero ancora oggi non del tutto risolto. Il deserto ha rapito la sua attenzione fino alla fine dei suoi giorni e lei vi ha trovato la propria vocazione. Il film restituisce fedelmente questa sua abnegazione e mostra che, grazie a questa ricerca, comincia a scoprire anche sé stessa.

La forza delle immagini
Nel suo complesso il film pone al centro della narrazione il sentimento di Maria Reiche che si percepisce soprattutto dalle immagini. Il regista costruisce la storia in modo che anche lo spettatore possa restare ammaliato dal deserto di Nazca. Damien Dorsaz ha dato al film uno stile particolare in cui i dialoghi non sono il centro, ma un contorno alle immagini. I dialoghi sono funzionali a comprendere meglio Maria. In questo film la luce è stata un elemento fondamentale. Le scene sono state girate in gran parte con luce naturale e le riprese si sono dovute adattare al movimento del sole. Inoltre, il magnifico paesaggio che si vede all’interno del film, corrisponde esattamente a quello in cui ha vissuto Maria. Le immagini sono un mezzo potente per raggiungere il cuore di chi le osserva. Trasportano le persone nel posto che ritraggono. Se il soggetto è una persona, invece, si entra in empatia con lei tramite i sentimenti che arrivano allo spettatore. L’immagine, anche nella sua più completa staticità, può parlare. In questo film è l’immagine in movimento a raccontare Maria nelle sue diverse sfaccettature, da quella più combattiva a quella disperata. Il processo di crescita passa attraverso le linee disegnate sul terreno e riprese nel film. Colpiscono i dettagli, i colori chiari, la personalità e la determinazione della protagonista, che emerge con il progredire del film, e i comportamenti delle persone che la circondano. È un film d’immagine che non stanca, ma appassiona. Una storia vera raccontata con gli occhi del regista, che ha avuto la fortuna di incontrare Maria e la ha sempre percepita come una donna forte e determinata. È lo stile introspettivo del film a renderlo particolarmente interessante. Si scopre chi è Maria attraverso i suoi gesti, le sue abitudini e le sue parole taglienti, volte alla protezione del deserto che difende come se fosse il suo bambino.

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