Un po’ di storia per iniziare. Era il 2020 quando Boom!Studios dava il via alla campagna Kickstarter per finanziare il progetto BRZRKR, sperando di raccogliere cinquantamila dollari. Poco dopo, a marzo 2021, la serie a fumetti vedeva effettivamente la luce grazie a quasi un milione e mezzo di dollari di donazioni, arrivando sul mercato statunitense con dodici uscite periodiche. Perché un tale successo? Perché a capo del progetto, in veste di scrittore e sceneggiatore insieme a Matt Kindt (Unity) c’è niente meno che Keanu Reeves. Si, proprio lui: Neo, John Wick, Johnny Mnemonic, l’avvocato Kevin Lomax o comunque vogliamo ricordarlo, un personaggio da sempre poliedrico che non si è mai fermato al solo mondo della recitazione, cimentandosi come musicista (tuttora milita nella band Dogstar), doppiatore (Toy Story 4, Sonic 3) ed effettuando sortite anche nel mondo dei videogiochi, dove ha interpretato e dato la voce a Johnny Silverhand di Cyberpunk 2077. Dal 2020 Keanu Reeves ha deciso di tuffarsi anche nel mondo del fumetto, creando la serie BRZRKR insieme appunto a Matt Kindt (sceneggiatura) e Ron Garney, celebre artista che da anni lavora per Marvel, tra le altre cose. La serie ha riscosso tanto successo da ispirare vari spin-off. Ora tocca a un vero e proprio romanzo, ambientato nel mondo creato da Reeves e con il medesimo protagonista. Perché BRZRKR non ha dato alla luce solo spin-off a fumetti, ma anche un libro, appunto, scritto sempre da Keanu Reeves, in collaborazione stavolta con un mostro sacro della fantascienza contemporanea: il britannico China Miéville (la trilogia di Bas-Lag, La Città e la Città).

I due sono molto simili: entrambi hanno spaziato in vari campi della cultura, con l’inglese Miéville che è anche un noto attivista sociale, critico letterario e, coincidenza, fumettista. Le sue opere letterarie sono eccezionalmente originali, e implementano elementi della fantascienza classica in ambientazioni in stile fantasy o post-apocalittiche. Le storie che scrive vanno dai polizieschi weird alle avventure grimdark, passando per il surrealismo e per le reinterpretazioni di fiabe o leggende. Tra le sue sortite nel mondo del fumetto c’è proprio una collaborazione con Vertigo per scrivere il numero #250 di – guarda un po’? – Hellblazer, saga incentrata sull’esorcista John Constantine, interpretato al cinema proprio da Reeves nel 2005. Dalla collaborazione a quattro mani tra Reeves e Miéville nasce Il Libro dell’altrove, pubblicato in lingua originale come The Elsewhere Book nel 2024 ed arrivato finalmente in Italia grazie a minimum fax. Le circa quattrocento pagine che compongono il libro sono rilegate in una edizione pratica e di qualità, con un ottimo progetto grafico in copertina, e scorrono fluide alternandosi in capitoli relativi al presente, al lavoro di Unute con l’Unità, e racconti dal passato del protagonista, in cui vengono in parte raccontate le sue avventure.
La vicenda in breve
Il libro narra le vicende di una sorta di semidio, un essere antichissimo, che si stima sia venuto al mondo ottantamila anni fa, dotato di poteri sovrumani e spaventosi. Possiede forza, agilità, riflessi che vanno oltre le normali capacità dell’uomo; una capacità rigenerativa totalmente insensata rispetto alle leggi naturali, che lo rende di fatto pressoché immortale; una furia sanguinaria simile a quella dei berserker delle saghe norrene, che lo induce a compiere atti di inenarrabile violenza e lo priva di ogni razionalità. Eppure, Unute (che nel suo idioma preistorico originario significa strumento, arma) può morire. Le poche volte (poche in relazione agli anni che ha vissuto, chiaramente) in cui ha sperimentato questa sensazione, non senza traumi, si è tuttavia risvegliato nel caldo grembo materno di un gigantesco uovo, da cui è poi emerso totalmente rigenerato, rinato. Egli ha visto pressoché l’intera storia umana, ha visto civiltà nascere e declinare, imperi sorgere e cadere; ha visto tecniche e tecnologie farsi strada nelle primitive società umane per poi venire dimenticate coi secoli, e dunque in seguito riscoperte. Ha visto i cavalli venire ammaestrati e ritornare selvaggi più di una volta. Ha commesso atti innominabili, violenze inaudite, talvolta solo per testare i propri limiti e le proprie capacità, altre volte ancora nel nome di un qualche tipo di giustizia, o ancora per vendetta.

Questo essere eccezionale, noto come Unute ma chiamato anche B, collabora ora con una task force semisegreta (l’Unità di cui sopra), che gli assegna missioni troppo pericolose per i normali soldati. Essi diventano solo un supporto per Unute, che di fatto espleta tutto il lavoro sporco riportando spesso ferite mortali, da cui guarisce in pochi giorni o poche ore. Di rimando, l’unità ha anche l’obiettivo di studiarlo, comprenderlo e (tacitamente ma non troppo) tentare di controllarlo. Poiché poter replicare il mix di ingredienti che ha creato Unute è una ricompensa assai ghiotta: ricerche storiche, farmaceutiche e soprattutto belliche ne trarrebbero enormi profitti. Un’impalcatura narrativa tutto sommato abbastanza lineare, quindi, che trova il suo vero elemento di originalità in primis nella scrittura eccentrica di Miéville, di cui emerge lo stile in modo evidente. La narrazione del britannico è sempre chiara ed efficiente, ma spesso diventa volutamente macchinosa, ridondante e allitterante, inducendo nel lettore un senso quasi di fatica fisica durante la lettura. I passaggi più densi di significato risultano, infatti, quelli più ricchi di parole, più pieni di lettere, meno punteggiati, in conclusione più ostici dal punto di vista sintattico e grammaticale. Inoltre, similmente agli scienziati che studiano Unute, anche chi legge il libro si sente in qualche modo frustrato: la risposta a tutto è lì, davanti agli occhi, sotto forma di un berserker primitivo che ha visto ogni cosa (più volte) e che conosce quasi ogni passaggio della storia della razza umana, eppure egli stesso non sa dare le risposte a quelle domande che sorgono fin dalla prima pagina oppure, semplicemente, non le dà. I capitoli relativi al passato aiutano, in parte, a farsi un’idea di ciò che B abbia vissuto negli anni e l’alternanza con i capitoli relativi al presente contribuisce a far incastrare i pochi pezzi che Reeves e Miéville ci lasciano raccogliere, lasciando comunque taciuta gran parte della verità in modo magistrale, e svelandola piano piano.
Il peso del tempo
La vera profondità del romanzo è data in realtà dalle implicazioni filosofiche e morali della storia di Unute. La sua immortalità e la sua eternità lo rendono un eroe tragico, fortemente riflessivo, che vive la vita quotidiana in modo estremamente diverso dalle persone che lo circondano. Quando la propria vita non ha limiti di tempo o altre restrizioni, infatti, il tempo stesso pare perdere significato. I giorni diventano secondi e gli anni si contraggono in unità temporali estremamente effimere: ottantamila anni di vita hanno insegnato a Unute tutto ciò che c’è da sapere sul mondo, sul succedersi delle ere, sugli equilibri ambientali e animali e, soprattutto, su sé stesso. Il suo viaggio è in effetti proprio una ricerca di sé stesso, di cosa egli davvero sia e di perché lo sia.

Il lettore viene informato brevemente in merito alla nascita del protagonista, ma le informazioni che gli autori forniscono sono le stesse in possesso di Unute, niente di più e niente di meno. Eppure, pare non essere l’unico. Un altro essere immortale ha incrociato la strada con Unute quando lui era già un veterano di questo mondo, un essere tanto inaspettato quanto simile a lui: un babirussa, una sorta di cinghiale tipico del sud est asiatico, che di tanto in tanto si presenta per una sorta di regolamento di conti, una lotta all’ultimo sangue con B, e con cui B sente di avere un rapporto più stretto che con qualunque altro essere vivente. Sono gli unici, per quanto lui sappia, a condividere lo strano destino dell’eternità. La domanda che affiora già dalle prime pagine, grazie alla scrittura sapiente di Miéville e di Reeves e alle riflessioni personali di Unute, è: ma Unute può morire DAVVERO? Se infatti della sua venuta al mondo abbiamo qualche informazione, seppur laconica, non abbiamo alcuna concezione dei suoi limiti. È pressoché invulnerabile, se ferito in ogni caso guarisce e se ucciso in ogni caso rinasce. Ma c’è un modo per mettere fine a questo eterno ritorno? Oppure, ancora: perché esiste un essere del genere? Ciò ci riporta alla tragicità del personaggio, che nelle pagine del libro rende tutto molto esplicito:
“Non voglio morire. Ma voglio poter morire. La morte non come destinazione ma come orizzonte. Non la morte vista da vicino. Non il desiderio della fine, il desiderio di continuare a non-finire ma in un modo completamente nuovo. All’ombra del culmine finale della vita”.
Vuole dunque vivere nel vero senso della parola, accettando la morte come parte integrante e nobilitante della vita, come suo compimento ultimo. E perciò si presta alle ricerche dell’Unità: ha concesso loro i suoi servizi se loro, in qualche modo, sapranno offrire una soluzione al suo problema, riuscendo dove migliaia di anni di tentativi hanno fallito.
La vicenda di B ricorda la vita e la non-morte di altri personaggi simili: uno su tutti Wolverine, ma anche Deadpool, oppure gli elfi dell’Arda tolkieniano (entro certi limiti), o ancora i protagonisti di The Old Guard, un fumetto di Greg Rucka e Leandro Fernandez, poi diventato film girato da Gina Prince-Bythewood e prodotto da Netflix nel 2020. Tutti questi personaggi sono accomunati da un potere (o una maledizione): non possono morire, e tutti condividono un destino di infelicità implicita o manifesta. L’immortalità si è diffusa e moltiplicata da tempo ormai nell’immaginario fantastico e di fantascienza. Sebbene inizialmente possa sembrare un dono, si tramuta spesso in un dono sgradito. Porta questi individui eccezionali a isolarsi o a circondarsi di esseri simili a sé, per evitare il dolore manifesto dell’eternità: essere immortale significa sopravvivere a tutte le persone care della propria vita vedendole, inevitabilmente, morire una dopo l’altra senza poter fare nulla né poter seguire il medesimo destino.

Il leggendario Wolverine troverà poi una sorta di morte degna, sia nel fumetto La Morte di Wolverine, sia nel film del 2017 Logan: The Wolverine diretto da James Mangold, mentre il più goliardico Deadpool di Tim Miller (2016), che pure ha la sua parte di tragedia, la cercherà senza trovarla in molti dei suoi albi, tentando in tutti i modi di congiungersi con la sua amata Morte. Per gli elfi di John R. R. Tolkien il discorso è diverso, poiché essi possono scegliere di intraprendere una vita immortale o meno, e perché possono morire di morte violenta, ma questo non toglie che abbiano una percezione diversa della vita altra da sé. Ciò che li rende inevitabilmente degli arbitri super partes, dei silenziosi osservatori del mondo circostante, che intervengono concretamente solo qualora lo ritengano assolutamente necessario per la propria e altrui sopravvivenza, e anche Unute, in una certa misura, è così: agisce in prima linea per guadagnarsi ciò che cerca, ma raramente condivide emozioni o momenti con i semplici esseri umani, rendendosi ancora una volta un personaggio tragico. Infine, il caso che appare più simile: Andromaca di Scizia, la protagonista di The Old Guard. La guerriera, nel fumetto di Rucka, dice di avere più di seimila anni, assai più giovane di B, quindi, ma estremamente simile, e ha consacrato la propria esistenza alla ricerca e alla protezione di quelli che nascono simili a lei. Essi hanno una sorta di fattore curativo che li rende invulnerabili ma che, a volte, sparisce senza preavviso, facendoli tornare normali. Questi individui, spesso braccati da governi, scienziati e fanatici, rappresentano (come Unute) una golosa fonte di profitto, e Andy si è resa loro protettrice, raccogliendoli in giro per il mondo per addestrarli all’immortalità e proteggerli, operando insieme a loro in una sorta di squadra di mercenari.

Gli esempi di personaggi immortali non finiscono qui, come si è detto, si trovano ovunque, dalla letteratura al fumetto al cinema. E quasi tutti concordano sul fatto che non poter morire non è quasi mai un dono. Ma il caso Unute è un po’ diverso. Egli vive da decine di migliaia di anni, ha provato addirittura per secoli a morire, sperimentando su sé stesso vari tipi di morte, dall’annegamento alla morte per sete o freddo, e ritornando sempre a uscire dal suo uovo. Ha ingerito, inalato, assunto ogni genere di sostanze alchemiche, è stato torturato, ucciso, ha ucciso alleati. Mosso a pietà ha provato anche a uccidere permanentemente il suo “fratellino”, il cinghiale, ottenendo in cambio solo odio e rabbia. Insomma, tutto ciò che l’Unità potrà mai scoprire su di lui è già stato scoperto da qualcuno in passato, con altri metodi, e tutto quello che potrà mai testare sul suo corpo è già stato provato in passato, con altri metodi. La sua storia pare essere un vicolo cieco, una condanna a rimanere per sempre spettatore dell’evoluzione e, forse in futuro, dell’estinzione della razza umana.
In conclusione, chi non ama il genere storcerà il naso e chi invece lo ama apprezzerà questo romanzo. Quello che però possiamo valutare è la nuova originalità data da Reeves (già con BRZKR) e da China Miéville al topos della condizione di immortale. Vada per l’eroe tragico, vada per le implicazioni emotive e vada anche per l’isolamento o la solitudine, ma qui i due autori aggiungono anche altro: non un’eternità in prospettiva, come ci si può aspettare per personaggi quali Deadpool o Wolverine, ma un’eternità già svolta, già trascorsa, che non può far altro che gravare incredibilmente su Unute e sulla trama del romanzo. Ciò che altri immortali simili a B vogliono evitare, ovvero una vita solitaria, trascorsa vedendo morire i propri cari e amici, lui l’ha già vissuto. Ma non è tutto: ciò che altri personaggi a lui affini non possono avere (la morte) lui lo può avere eccome, e si trascina dietro un gran numero di esperienze di morte e di rinascita, che lo hanno ulteriormente segnato nel tempo.
- John R. R. Tolkien, Il signore degli anelli, Bompiani, Milano, 2023.
- James Mangold, Logan: The Wolverine, Disney, 2024 (home video).
- Tim Miller Deadpool, 20th Century Fox Home Entertainment, 2016 (home video).
- Gina Prince-Bythewood, The Old Guard, Netflix, 2020.
- Greg Rucka, Leandro Fernandez, The Old Guard, Panini, Modena, 2020.

