Figure e paesaggi
dell’immaginario: il 2025


Quella che segue non è la solita classifica con i libri, oppure i film o i dischi più belli, o ancora le migliori caramelle dell’anno, o quel che vi pare. Non è la solita classifica, intanto per un motivo assai semplice: non è una classifica. L’ordine di presentazione segue quello alfabetico del titolo di ciascun lavoro, tutti ex aequo (non è una classifica, repetita iuvant).
Nessuna pretesa di dar consigli, la seguente è semplicemente la selezione di quanto più ci ha dilettato, interessato e stupito nel vasto campo, riassunto dal titolo qui sopra. Un campo abitato da fantasmi e alieni d’ogni tipo, eroi ed eroine, mostri d’ogni genere, zombie, vampiri mutanti e così via, i figli e i nonni dell’intelligenza artificiale, robot, androidi cyborg, app, serial killer e altri psicopatici, sguardi sull’antropocene e scenari dell’apocalisse, fantasie scientifiche, sogni, deliri e anticipazioni, tutti i futuri possibili, gli altri tempi, utopie, distopie, ucronie, universi paralleli e viaggi nel tempo, complottismi assortiti e verità più o meno vere. Si è composta scrutando in queste regioni dell’immaginario la selezione 2025 di Quaderni d’Altri Tempi.

 

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Noah Hawley: Alien – Pianeta Terra (T. Ocellus)
Ideata da Noah Hawley, la serie Alien: Earth rispolvera il brutal-darwinismo action di Ridley Scott trasformando la prima stagione in un’affascinante bagarre per decretare il predatore supremo. Accanto al mitico xenomorfo e agli umani turbo-capitalisti, viene gettata nella mischia anche la specie 64, Ocellus per gli amici: un inquietante polpo oculare che strappa un occhio dalla preda e si installa nell’orbita come imperatore-parassita del sistema nervoso ospitante. Se la bava dello xenomorfo ci ricorda la pericolosità delle fauci progettate da Madre Natura, il party per la sopravvivenza organizzato dalle solite evil corp umane ci ricorda le bave dei capitalisti e le infinite possibilità di profitto offerte dall’universo. Con le sue trame silenziose e un po’ subdole, l’Ocellus non è un banale ospite indesiderato e violentatore: reclama la sua dignità di essere intelligente che ha tutti i diritti di giocarsi le sue carte nella partita specista e che non è certo peggio di noi.

vvv

Charlie Brooker: Black Mirror 7. Eulogy (episodio 3)
Sulla natura del fantasma sono stati scritti fiumi d’inchiostro. Su un aspetto tutti paiono convergere: dietro un fantasma c’è un passato, lui sì duro a morire, anche quando lo ricacciamo nell’angolo più remoto della nostra testa. Se poi la rimozione è stata eccellente, ci pensa la tecnologia a resuscitarli e non sempre è un male. Accade in un meraviglioso episodio di Black Mirror, che alla sua settima stagione regala una storia d’amore e di affetti familiari letteralmente cancellatasi dalla testa del suo protagonista, Philipp, ricordi di un amore scomparso, Carol. Storia di tradimenti e incomprensioni, un destino scritto male risolto felicemente dall’IA in una sorta di apparizione come si addice a un fantasma del XXI secolo ricorrendo a una polaroid (non si à dà fantasma senza fotografia). Ci mette lo zampino anche la musica, perché arrivando dal regno dei morti ci si fa sempre annunciare da un suono, che siano i tic toc delle sorelle Fox o quello di violoncello qui suonato da Carol.

vvv

Guillermo Del Toro: Frankenstein
Mito che si situa all’origine dell’epoca contemporanea, dominata dal ruolo salvifico della tecnoscienza, Frankenstein ha evidentemente ancora molto da dirci se è vero – come hanno affermato i media – che è in atto una vera e propria “Frankenstein Renaissance”. Di “complesso di Frankenstein” parlava decenni fa Isaac Asimov prevedendo le paure che avrebbero colto l’umanità di oggi di fronte all’avvento dell’intelligenza artificiale. Guillermo del Toro, che tra i mostri ci ha trascorso una vita, ha raccolto la sfida senza farsi prendere la mano ma provando a rileggere il grande classico di Mary Shelley inserendovi una novità: cosa succede se, dopo aver ottenuto la vita dal suo creatore, la Creatura scopre di non poter morire? Un autentico cortocircuito, perché l’immortalità appartiene agli dèi, che però non nascono in laboratorio. Victor Frankenstein ha creato forse il primogenito di una specie che sostituirà l’Uomo? È la domanda che aleggia in questo film e parla ai noi contemporanei; perché la tecnologia, tutta la tecnologia, funziona così: una volta creata, è impossibile distruggerla.

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Jan Kounen: L’Homme qui rétrécit
Un tempo si chiamava Scott, oggi si chiama Paul e non più uno yankee ma è francese, però il guaio in cui si imbatte è il medesimo: si riduce inesorabilmente giorno dopo giorno. Anche i suoi avversari, un tempo innocui e ora predatori impalcabili, sono i medesimi affrontati da Scott, un gatto, un ragno, divenuti via via giganteschi, mostruosi. È la storia inventata dal genio di Richard Matheson, The Shrinking Man del 1956 da noi noto con il titolo Tre millimetri al giorno, più volte ristampato da quando vide per la prima volta la luce grazie a Urania nel 1962. Se ne ricavò un film quasi in tempo reale, nel 1957, The incredible shrinking man per la regia di Jack Arnold e quest’anno è arrivata la versione francese della storia, L’homme qui rétrécit, a opera di Jan Kounen, che grazie a una gran bella prova d’attore di Jean Dujardin riporta sullo schermo questo microscopico grande uomo, Paul, capace di ridarci letteralmente la misura di quanto pesiamo nell’universo con un eroismo commovente.

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Rudy Rucker: Liberi tutti!
Nel suo ultimo romanzo, Rudy Rucker delinea una distopia biopunk dove la propaganda politica operata attraverso i media non è più una banale arma psicosociale ma, letteralmente, una vera e propria bomba biologica. Il presidente Ross Treadle ha conquistato il potere tramite la “Sindrome di Treadle”, un virus in grado di rendere le masse vulnerabili a suggestioni subliminali trasmesse nel “Telspazio” (una sorta di internet diffusa per via telepatica). Bullismo socio-politico e suggestioni complottistiche emergono nell’uso del wet-ware: bio-dispositivi che sondano il cervello per trasformare i cittadini meno abbienti in “gig-servi”. L’opacità delle tecnologie proprietarie rende endemiche e strutturali le possibilità di manipolazioni occulte. La satira di Rucker mostra una società in cui il consenso politico non è poi così diverso da un raffreddore di origine virale. Oggi più che mai, visto che le tecnologie per comunicare stanno ridefinendo i concetti di identità, di memoria e di controllo biopolitico.

vvv

Tim Miller: Love, Death + Robots 4. Episodio 3, Spider Rose
Diventare una macchina è una scelta, mai una necessità. È la conclusione che lo spettatore può trarre da Spider Rose, episodio-chiave della quarta stagione di Love, Death & Robots che affronta un tema classico della fantascienza, il cyborg, ma con gli occhi di chi nel frattempo ne ha vista di acqua passare sotto i ponti dai tempi di Terminator e Ghost in the Shell. Lydia, che ha perso il marito in una guerra spaziale e decide di trasformarsi in un moderno angelo della morte, Spider Rose, è una versione cyborg della Sposa di Kill Bill, ma anche di topos narrativi più classici come Edmond Dantes. Topos che ci hanno spiegato come il desidero di vendetta disumanizza, qui nel vero senso della parola: trasformarsi in un robot per realizzare il proprio disegno di morte e distruzione è una scelta dalla quale è difficile tornare indietro. Qualcuno ha scritto che l’unico ambito in cui l’IA si sta dimostrando davvero trasformativa è quello militare: Spider Rose è qui per ricordarcelo.

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Jamin Wynas: Myth of Man
Esteticamente matura e storicamente seducente, l’ucronia steampunk è un sotto genere oramai consolidato, a sé stante anche in ambito fandom. Le ucronie però non sempre raccontano di mondi piacevoli e spesso le alternative ai nostri brutti tempi sono anche peggiori. Anche in scenari del genere però possono fiorire favole e quella raccontata da Jamin Wynas si tiene in equilibrio non si sa come, calata com’è in un mondo fuliginoso (spesso lo sono i mondi steampunk), costantemente minacciato da una nuvola tossica (la purple cloud di Matthew Shiel?) e sorretto da un ferreo regime poliziesco. Saranno le leggi differenti vigenti negli altri universi, ma la giovane sordomuta protagonista del film, Ella, è senza dubbio un personaggio favolistico che agisce in un mondo di suoni e di silenzi (il film non ha dialoghi, nè voci umane udibili), risultando una figlia naturale del suo mondo. Qualcosa rimanda alle visioni di Bilal, ma lo scenario immaginato da Wynas ci sposta davvero un altro spazio/tempo.

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Diego Sala: Ossa di drago
“Solo i bambini molto piccoli si interessano dei dinosauri” spiegava Lex prendendo in giro il fratello Tim nel Jurassic Park di Micheal Crichton. Ma se i dinosauri continuano a interessarci anche quando diventiamo più grandi, è perché vi vediamo riflesso il nostro destino. Studiosi del passato – tra i primi Aristotele – preferirono distogliere lo sguardo: i fossili di pesce ritrovati sulle montagne dovevano essere sgorgati dalla roccia, meglio credere questo che accettare che il mondo del passato fosse radicalmente diverso da quello del presente. Diego Sala racconta in Ossa di drago le mille fantasie scientifiche inventate nel corso del tempo per spiegare i fossili e negare evoluzionismo e catastrofismo, idee che sono diventate pensabili solo negli ultimi due secoli, quando a mutare è stata la concezione del tempo e l’essere umano ha iniziato a fare i conti con la sua transitorietà. Per esorcizzare la quale abbiamo anche pensato a modi per ricostruire il passato mediante la clonazione, ma questa è un’altra storia.

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Ryan Coogler: Sinners – I peccatori 
Il film di Ryan Coogler è un’audace fusione tra western, horror e film a tema musicale. Siamo nel Delta del Mississippi e nel bel mezzo della Grande Depressione. Due gemelli criminali (doppia interpretazione di Michael B. Jordan funzionale al tragicomico conflitto finale) aprono un locale riservato alla comunità afroamericana. Un contesto antropologico che ricorda Il colore viola e un prosieguo del racconto che insegue odissee musicali quali The Blues Brothers e Fratello, dove sei? dei fratelli Coen. Ma poi la trama prende una piega folle con la maledizione del blues che attira i vampiri. Dilaga lo spirito di Dal tramonto all’alba, capolavoro di Robert Rodriguez. La colonna sonora supervisionata da Ludwig Göransson non è da meno: partendo da suggestioni blues, comincia a saltare da un genere all’altro (e da un’epoca all’altra). Questo affascinante ibrido fatto di influenze musicali eterogenee, protagonisti imperfetti e cinefilia vampiresca, frastorna lo spettatore trascinandolo pian piano verso una generale visione del palcoscenico come soglia che conduce all’immortalità.

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Jacques Derrida: Spettri di Marx
Diciamolo senza tema di smentita. Il rigo di testo più famoso mai stato scritto sui fantasmi è suo, di Karl Marx e del suo sodale Friedrich Engels: “Uno spettro si aggira per l’Europa, lo spettro del comunismo”. Fedele al suo vizietto, la storia ha poi operato rovesciamenti impensabili e imprevisti, cosicché a fine XX secolo è stato l’uomo di Treviri a trasformarsi in spettro. Derrida ne diede conto. Tornato in libreria dopo decenni, anche Spettri di Marx riappare a sua volta a mo’ di fantasma e torna ad ammonirci. È il testo chiave da cui sono fiorite alcune delle riflessioni più profonde sulla perdita del futuro, saggi quali Retromania (2011) di Simon Reynolds, Dopo il futuro (2013) di Franco “Bifo” Berardi e Spettri della mia vita (2014) di Mark Fisher. Il libro di Derrida è tuttora vitale. Ci ricorda che un fantasma lo si deve soprattutto all’equilibrio imperfetto del presente con le relative implosioni che comporta e da cui può emergere il più innaturale dei fantasmi: quello del futuro.