bell hooks: una vita
di passioni e scrittura

bell hooks
Ferite di passione
Una vita di scrittura
Traduzione di Maria Nadotti

il Saggiatore, Milano, 2025
pp. 280, € 24,00

bell hooks
Ferite di passione
Una vita di scrittura
Traduzione di Maria Nadotti

il Saggiatore, Milano, 2025
pp. 280, € 24,00


Stati Uniti, 1976. Un gruppo di operaie afroamericane intenta una causa giudiziaria contro la General Motors Corporation per atti discriminatori, dal punto di vista del genere e della razza, nella gestione dei licenziamenti e nel mancato rispetto delle quote per la rappresentanza delle minoranze tutelate dal Civil Rights Act del 1964. Al tempo, però, i tribunali tendono a esaminare le discriminazioni separatamente ed è così che l’accusa di discriminazione per sessismo cade in quanto l’azienda riesce a dimostrare di aver rispettato la quota di donne assunte, omettendo che si tratti di sole donne bianche e in egual maniera cade l’accusa di razzismo poiché l’azienda dimostra di aver rispettato la quota riservata alle persone di origine afroamericana, tacendo l’informazione che si tratti di soli uomini. A raccontare questa causa giudiziaria è la giurista e femminista Kimberlé W. Crenshaw in Demarginalizing the Intersection of Race and Sex, 1989. Qualcosa viene finalmente nominato, un nuovo modo per leggere le relazioni di potere e di dominio: il femminismo intersezionale, un concetto che s’è fatto spazio nelle strade e nelle accademie, masticando e sputando il femminismo bianco e mainstream. Attraverso questo nuovo concetto si rende manifesto come le categorie di genere e razza necessitano di essere poste in correlazione se si vuol avere il quadro di come queste siano coinvolte nella definizione delle soggettività politiche. Le donne nere, nella narrazione di Crenshaw, potevano divenire un soggetto visibile solo attraverso l’intersezione di queste due categorie.

Visibilità. Essere viste. Essere. In questa catena si schiude la narrazione di un’altra donna afroamericana divenuta ormai una lettura imprescindibile per chiunque si voglia oggi affacciare agli studi del femminismo intersezionale: bell hooks, la donna che scrive di passioni, che scrive con passione, che parla di come essere libera, scopare, farsi beffe del potere e che scrive senza mezzi termini, senza accademia, senza pudore. Lei è sfrontata, è arrabbiata e lo è soprattutto perché la sua vita è stata uno sforzo continuo per essere vista nella sua interezza e nella sua nerezza; senza bisogno di abbellirsi, di pettinarsi. Negli ultimi anni, in Italia, i testi di bell hooks hanno suscitato un particolare interesse nel pubblico grazie anche e soprattutto al lavoro editoriale di Tamu edizioni che conta tra le sue pubblicazioni molte traduzioni delle sue opere e, ultimo, la traduzione di un dialogo tra giganti, lei e Stuart Hall Improvvisazioni funk. Un dialogo contemplativo (2025), con prefazione di Paul Gilroy.
Il Saggiatore anche non è nuovo ai testi di bell hooks: La volontà di cambiare, Comunione e Tutto sull’amore, traduzioni curate tra il 2022 e il 2023, rivelano una preferenza per l’aspetto più emotivo e se vogliamo, sentimentale della scrittura di hooks, diversamente da Tamu che propone al pubblico le sue pagine più combattive e intellettualmente impegnate. La casa editrice milanese, confermando il suo orientamento, propone oggi alle stampe un nuovo testo: Ferite di passione. Una vita di scrittura, per la traduzione di Maria Nadotti, divenuta, negli ultimi anni, una figura di riferimento per le letture dei testi di bell hooks nel nostro paese. Qui le lettrici fedeli ritroveranno i suoi cavalli di battaglia, primo fra tutti, l’intersezionalismo, ovviamente.

“Nel momento in cui un nero si trasferisce da qualche parte nel mondo, lontano dalla segregazione, non può fare a meno di pensare a come la razza conti, talora più del genere, talora tanto quanto il genere, ma sempre nella convergenza e nella collusione”.

Per non dimenticare la classe, a cui la scrittrice ha dedicato un’intera sua opera: Da che parte stiamo: la classe conta (2022a). In Ferite di passione la vediamo dedicarsi ai lavori più disparati per poter rivendicare una sua autonomia economica, la vediamo stanca al rientro da una lunga giornata di lavoro, chiudersi in quella sua stanza tutta per sé per dedicarsi alla lettura e alla scrittura, due passioni che l’accompagnano sin dall’infanzia. Quello che prevale in questo suo nuovo testo è uno degli aspetti caratteristici della sua scrittura, l’introspezione, il situarsi. Perché bell hooks sa bene che è dalla sua vita che deve partire per dare parole a teorie che ancora non ci sono, che ancora non sono state scritte e nel mondo da cui parla, quello dell’accademia, se non puoi citare la fonte, ciò che affermi non ha valore.

“Ecco che cosa significa essere tra i colonizzatori, non sei tenuta ad ascoltare quel che hanno da dire i colonizzati, soprattutto se le loro idee nascono dall’esperienza e non dai libri. Ti chiedono se c’è un libro che possano leggere che spieghi quello di cui stai parlando”.

E allora lei le scrive quelle teorie e il suo diventa il nome a pié di pagina. Per i non addetti ai lavori, bell hooks è lo pseudonimo di Gloria Jean Watchins, nome d’arte che si tesse dalla trama matrilineare, richiamando il nome della bisnonna materna, Bell Blair Hooks e viene scritto interamente in minuscolo per la sua volontà che a essere enfatizzato sia il testo e non sé stessa. Non si tratta di una biografia lineare, tradizionale, ma di un memoir sperimentale di cui Zami, la biomitografia di Audre Lorde, ne è l’esempio più pregiato.

“Incoraggiando le lettrici a considerare sogni e fantasie come parte del materiale che utilizziamo per inventare il sé, Lorde ci ha invitate a mettere in discussione il concetto di verità assoluta. Il suo ribadire che quando si tratta di ricordare il passato non esiste verità assoluta, che c’è il fatto e l’interpretazione del fatto, ha dato forma al mio modo di pensare all’autobiografia”
(Lorde, 2014).

La prima e la terza persona si mischiano offrendo un continuo cambio di prospettiva mentre i ricordi dell’infanzia si alternano alle sue riflessioni di donna adulta.

“Aretha Franklin, Otis Redding, e tutte le oldies but goodies, erano la musica che sentivi uscire da quelle case. Lei aveva scoperto l’amore in quelle baracche, l’amore incondizionato della sua Big Mama. Da grande voleva vivere in una di quelle case, vivere in una baracca e dipingerla di giallo”.

La narrazione si concentra poi sui primi anni della sua vita da scrittrice, anni potenti in cui le donne, grazie alla liberazione politica e sessuale operata dal femminismo, avevano finalmente l’occasione di spingersi oltre i limiti tracciati da altri.

“Le nostre docenti femministe incoraggiavano le loro brillanti, promettenti allieve a osare, a esplorare appieno la propria mente e il proprio corpo. Siamo state la generazione autorizzata ad andare dove nessuna donna era mai andata prima. Eravamo esortate a tracciare nuove rotte, a disegnare le nostre personali mappe”.

Ma resta il rapporto conflittuale con le donne bianche e con il femminismo di cui si fanno portavoci, ancora schiavo di uno sguardo coloniale.

“Non c’è bisogno di sentire la tua voce, quando posso parlare di te meglio di quanto possa fare tu. Non c’è bisogno di sentire la tua voce. Raccontami solo del tuo dolore. Voglio sapere la tua storia. Poi te la ri-racconterò in una nuova versione. Ti ri-racconterò la tua storia come se fosse diventata mia, la mia storia. Sono pur sempre autorità. Io sono il colonizzatore, il soggetto parlante, e tu ora sei al centro del mio discorso”
(hooks, 2020a).

Non bell hooks. Lei si racconta da sé. Ama la poesia, ama leggerla e decantarla mentre fa sesso; non ama i confini dell’amore borghese, vuole sperimentare, vuole sperimentarsi. E qui si arriva al cuore di questo testo: la narrazione del suo rapporto con Mack, suo compagno per ben quindici anni.

“La prima volta che incontrai l’uomo con cui avrei vissuto per oltre dieci anni fu a un reading di poesia di Gary Snyder”.

L’accademia diventa per loro terreno d’incontro e di scontro: lui studioso rigoroso, terminerà il suo dottorato e otterrà ben presto una cattedra; lei, studente ribelle, sempre pronta a sbeffeggiare il potere, dovrà ripete il dottorato due volte prima di ottenerlo ed elaborerà diverse teorie sull’insegnamento che scrivono le sue pagine più belle.

“Tutti noi che facciamo parte dell’accademia e del mondo della cultura in generale, siamo chiamati a rinnovarci interiormente se vogliamo trasformare le istituzioni educative – e la società – così che il mondo in cui viviamo, insegniamo e lavoriamo possa riflettere la nostra gioia per la diversità culturale, la nostra passione per la giustizia e il nostro amore per la libertà”
(hooks, 2020b).

Il focus resta sui meriti e demeriti di quest’uomo che la spronò a scrivere il libro che nessuno ancora aveva scritto, in cui raccontare e rendere visibile la donna nera (il libro in questione Non sono una donna, io? Donne nere e femminismo e ci vorranno anni di scrittura e riscrittura prima che venga pubblicato nel 1981); ma Mack è al contempo l’uomo che la teneva legata a sé con sottili giochi psicologici, che contrastava il suo successo, che la silenziava. Già in Tutto sull’amore l’autrice aveva accennato all‘importanza di questa relazione nella sua vita ma mentre quest’ultimo testo è l’espressione del suo appassionato interesse intellettuale sul tema dell’amore, la lunga narrazione della sua relazione con Mark, un po’ ci delude: siamo deluse da questa bell hooks fragile e subordinata a questa figura maschile autoritaria; non siamo abituate a vederla silenziata. E lei di certo era cosciente di questo pericolo quando decide di narrare la sua vulnerabilità. Lo fa per una ragione, ossia perché parlare di quell’amore traumatico è ancora una volta parlare di razza, di femminismo intersezionale, di lotta contro quel sistema che lei nomina “patriarcato capitalista imperialista suprematista bianco”. Si può essere un po’ annoiati dalla lettura, si possono magari saltare delle righe o delle pagine ma a Gloria poco interesserebbe. Lei ha sempre scritto e parlato di ciò che voleva e se pensiamo al suo posizionamento, da un punto di vista intersezionale, capiremo che avrà comunque più cose da dire di noi, anche quando si dilunga a parlare di amore libero si, amore libero no! E la razza, il genere, la classe, restano sempre lì, la cornice all’interno della quale si sviluppa ogni gioco.

Autrici in parallelo
bell hooks possiede uno stile inconfondibile: il suo tratto è un movimento che dal personale va al politico. E si vuole qui tentare un paragone con un’altra potente scrittrice, Toni Morrison, che lei amava e alla quale ha dedicato le sue ricerche di dottorato; la scrittura potente di Morrison ha aperto la strada a ogni donna afroamericana che aveva qualcosa da dire poiché dopo Toni Morrison, tutti e tutte ci chiediamo quanto abbiamo perso di quelle narrazioni, quanta potenza è andata sprecata per la nostra (di noi bianchi e bianche) assurda pretesa di essere gli unici e le uniche ad aver qualcosa da dire, a poter teorizzare il mondo. Ecco, Toni Morrison aveva uno stile opposto e speculare, partiva dai fatti di cronaca, partiva dalla storia, dalla segregazione razziale, dalle sofferenze della comunità nera e ne creava storie, letteratura. Partiva dal politico per raccontare punti di vista ed emozioni. bell hooks parte da sé e chissà cosa ne pensava Toni Morrison, lei che diceva ai suoi studenti di Princeton durante il corso di scrittura creativa:

“Io non voglio ascoltare la tua piccola vita, non sono interessata. Tu hai un ragazzo, tua nonna ha fatto questo… tua mamma ha fatto quello, ah… no!”
(Toni Morrison, Home, Intervista di Torrence Boone , 2013).

Forse anche lei, come noi, è rimasta spiazzata nel costatare come in ognuna delle personali vicende di bell hooks ci sia il grido politico di una rivendicazione, di una lotta.

“Ho provato a servirmi della sfera autobiografica a mo’ di confessionale in modo tale che fosse abilitante dal punto di vista politico”
(hooks e Hall, 2025).

bell hooks se n’è andata quattro anni fa, all’età di 69 anni. Troppo presto per molte di noi che avrebbero desiderato incontrarla, percepire dal vivo quella potenza che traspare in ogni scritto. In Ferite di passione in cui cerca di ripercorrere gli accadimenti e le relazioni della sua vita che furono fondamentali nel suo percorso verso la scrittura, scrive:

“Non ho paura di morire. Ho paura di non diventare la scrittrice che voglio essere”.

Allora Rest in Power bell, ricercatrice in cammino.

Letture
  • Kimberlé W. Crenshaw, Demarginalizing the Intersection of Race and Sex, University of Chicago Legal Forum, 4, 1989.
  • bell hooks, Elogio del margine. Scrivere al buio, Tamu, Napoli, 2020a.
  • bell hooks, Insegnare a trasgredire, Meltemi, Milano, 2020b.
  • bell hooks, Da che parte stiamo: la classe conta, Tamu, Napoli, 2022a.
  • bell hooks, Tutto sull’amore. Nuove visioni, il Saggiatore, Milano, 2022b.
  • bell hooks, Non sono una donna, io? Donne nere e femminismo, Tamu, Napoli, 2023.
  • bell hooks e Stuart Hall, Improvvisazioni funk. Un dialogo contemplativo, Tamu, Napoli, 2025.
  • Audre Lorde Zami. Così riscrivo il mio nome, ETS, Pisa, 2014.
Visioni
  • Toni Morrison, Home, Intervista di Torrence Boone, YouTube, 2013.