Succhi gastrici in vendita
e corpi consenzienti

Arkadij e Boris Strugackij 

La seconda invasione dei marziani
Traduzione di Marco Zapparoli 

Marcos y Marcos, Milano, 2025 

pp. 128, € 16,00

Arkadij e Boris Strugackij 

La seconda invasione dei marziani
Traduzione di Marco Zapparoli 

Marcos y Marcos, Milano, 2025 

pp. 128, € 16,00


In una città di provincia non meglio identificata accadono cose strane. La toponomastica è greca, così come i nomi dei personaggi, ma l’atmosfera è quella di qualunque luogo della vecchia Europa capitalista che abbia partecipato alla seconda guerra mondiale. Esplosioni, bagliori, vibrazioni del suolo. Si dice che siano arrivati i marziani. Apollo, insegnante di astronomia in pensione, appassionato di francobolli e meteorologia, prende nota nel suo diario. L’intero romanzo La seconda invasione dei marziani di Arkadij e Boris Strugackij difatti è presentato come un diario. Poi si preoccupa, ma per la pensione in ritardo. I marziani, si scopre, non portano raggi laser né gas mortali, ma – inspiegabilmente, almeno all’apparenza – acquistano succo gastrico umano a prezzi equi e distribuiscono un grano blu dalle proprietà nutritive straordinarie. La conquista perciò avviene, mentre Apollo, così come i suoi paesani e concittadini, è distratto da altro, dalle pratiche della vita spicciola, della quotidianità. Il romanzo dura quindici giorni, nel corso del mese di giugno.
La prima edizione italiana del romanzo risale a pochi anni dopo la prima russa, che è datata 1968. Difatti nel 1974 Inìsero Cremaschi, giornalista, intellettuale e scrittore tra i maggiori cultori di science fiction in Italia in quegli anni, lo pubblica per Dall’Oglio, nella collana Andromeda da lui curata. È il quattordicesimo numero della collana, uscito in ottobre: quattro mesi dopo la bomba di Piazza della Loggia, in una nazione lacerata e sull’orlo della guerra civile. La traduzione è di Mario Riccio, con la collaborazione di Lev Veršinin e di Gilda Musa – scrittrice, moglie di Cremaschi, e anche lei tra le figure centrali della fantascienza italiana di quegli anni. La prefazione che Cremaschi scrive per questa edizione si intitola Diario per un diario, replicando così lo schema del romanzo, e comincia citando Romano Podolni, critico sovietico che Cremaschi definisce “tra i più autorevoli”, autore della prefazione all’edizione originale russa. Si tratta di Roman Grigor’evič Podol’nyj, uno dei principali cultori di science fiction nell’URSS di quegli anni. Secondo Cremaschi quest’ultimo aveva condotto una lettura “ideologica” del romanzo.

“Rileggo la prefazione di Podolni: «Come si sa, la prima invasione è avvenuta agli inizi del XX secolo, ed è stata descritta da Wells. A quel tempo, ai Marziani interessava essenzialmente il sangue umano. Ricordate? Avevano messo a punto il raggio termico (che bruciava ogni cosa), e un gas mortale. I Marziani di Wells sterminavano gli uomini, devastavano le città, distruggevano senza discriminazioni. I Marziani della seconda invasione sono più delicati. E, particolare più determinante, ragionevoli. Non sono scesi da noi per impossessarsi del sangue, ma del… succo gastrico. Del resto, per gente come Apollo (l’io-narrante) e per i suoi amici, questo liquido è più importante del sangue. Inoltre, i Marziani sono disposti a pagare in moneta sonante. E questa gente è estremamente sensibile ai soldi». Nella sua prefazione, Romano Podolni ha condotto una lettura «ideologica» del romanzo. Io vi aggiungo una lettura “tecnica”. Io bado essenzialmente alla suggestione della verità. Mi interessano le risultanze della sceneggiatura, i tagli, la scansione dei tempi, la densità polifonica della frase, le scelte lessicali, la magia del «non detto», la suspense”.

Queste pagine di Cremaschi sono fondamentali, intanto perché abbiamo una conferma sull’origine del titolo, che si scopre essere un rimando voluto alla famosa opera di H.G. Wells, inoltre perché così possiamo cominciare a distinguere tra i marziani giunti in quella prima occasione e i loro emuli nel romanzo degli Strugackij. Cremaschi definisce infatti il romanzo

“un labirinto di specchi dove tutto sembra chiaro e semplice, ma dove ad ogni svolta sintattica le immagini si sfaccettano, i significati diventano polivalenti, e i giochi narrativi germinano in altri giochi, altri sottintesi, altre prospettive”.

Continuando nell’analisi, sulla scia della interpretazione proveniente dalla Russia, Cremaschi localizza senza esitazione il romanzo in Italia, ma in fondo senza dare troppa importanza alla cosa, e si augura, nello stesso tempo, che il lettore italiano lo affronti come letteratura tout court, non come fantascienza. Cinquantadue anni dopo, Marcos y Marcos pubblica la nuova traduzione di Marco Zapparoli, nella collana di narrativa Gli Alianti, dove già si trovano altri romanzi dei fratelli Strugackij. L’auspicio di Cremaschi per un riconoscimento letterario dell’opera viene così esaudito attraverso un gesto editoriale, invece che attraverso le parole. Vi è però una strana differenza: il titolo russo completo è Vtoroe nashestvie marsian: Zapiski zdravomysliashchego, ovvero La seconda invasione dei marziani: Diario di un uomo ragionevole. La seconda parte, presente nell’edizione di Cremaschi e anche in altre traduzioni europee, nella nuova edizione viene troncata, e il sottotitolo sparisce. Non è una perdita secondaria. Zapiski zdravomysliashchego, “note di un uomo ragionevole”, è un calco deliberato e rovesciato di Zapiski sumasshedshego, normalmente tradotto come Memorie di un Pazzo, e titolo di un celebre racconto di Nikolaj V. Gogol’, scrittore venerato dagli Strugackij. Stessa struttura sintattica, stesso termine zapiski, aggettivo capovolto. Il pazzo di Gogol’ si crede funzionario zarista e re di Spagna; l’uomo ragionevole degli Strugackij si crede lucido mentre vende la propria interiorità (in senso letterale!) ai marziani in cambio di benessere materiale. Gogol’ rovescia la sanità in follia; gli Strugackij rovesciano la follia in ragionevolezza. Con la soppressione del sottotitolo sparisce questo dialogo esplicito con la tradizione letteraria russa. In ogni caso le due scelte non si contraddicono, ma descrivono due momenti storici diversi in cui lo stesso testo produce senso in modo diverso. Cremaschi nel 1974 riconosce l’allegoria, la localizza in Italia, preserva il sottotitolo e il suo rimando gogoliano. Zapparoli nel 2025 lascia tutto aperto per provare a rendere più universale il testo, e la questione che Cremaschi poneva allora, su come trattare gli Strugackij in quanto letteratura, non solamente come genere, è ancora al centro della critica italiana cinquant’anni dopo, il che dice qualcosa di non lusinghiero sulla velocità con cui certi pregiudizi si dissolvono.

L’uomo che non guardava le stelle
Il romanzo fu scritto nel 1967, lo stesso anno della Favola della Trojka, e Boris Strugackij lo ricorderà come il testo nato con più facilità e allegria tra quanti avevano scritto insieme. Nella traiettoria della coppia è un testo anomalo: cade esattamente nel punto di svolta tra una prima fase, quella dell’ottimismo cauto, e una seconda, quella del disincanto sistematico. Ma se la Favola della Trojka porta con sé, come ricordava Boris stesso nel commentario all’edizione Ronzani, la “bile e l’aceto” di chi ha perso l’ottimismo, la Seconda invasione nasconde il suo pessimismo sotto una superficie di commedia di provincia. L’allegria con cui fu scritto è la stessa allegria con cui Apollo accoglie la fine della propria libertà. Apollo è un insegnante di astronomia in pensione. Boris Strugackij stesso era astronomo di professione, al Pulkovo Observatory di Leningrado. Apollo è l’unico astronomo protagonista di un romanzo dei due fratelli, e la scelta non è casuale: qualcuno il cui sguardo professionale è rivolto verso l’alto, verso lo spazio, verso l’ignoto cosmico, si rivela di fronte all’arrivo dei marziani l’uomo più distratto e più indifferente della provincia. L’astronomo che avrebbe dovuto essere il più attrezzato a comprendere l’invasione è invece il meno interessato a comprenderla. È un’autoironia amara di Boris su sé stesso, o meglio una domanda: cosa vale lo sguardo verso il cosmo, se poi l’uomo ragionevole si piega comunque?

Nel corpus degli Strugackij il personaggio tipico è un uomo della classe media che subisce uno spaesamento, la condizione di chi si ritrova di fronte a qualcosa di radicalmente altro. Maksim Kammerer, ne L’isola abitata, naufraga su Sarakš e scopre un sistema di controllo mentale totale. Andrej Voronin ne La città condannata percorre una via crucis attraverso mestieri che non capisce dentro una città che non funziona. Don Rumata in È difficile essere un dio assiste impotente alla violenza di un medioevo senza uscita. Tutti vengono sorpresi, spaesati, cambiati. Apollo no. Apollo è già arrivato. Il suo spaesamento non esiste perché la sua indifferenza è completa prima ancora che i marziani scendano. Non viene conquistato perché è già disponibile a essere conquistato. È il caso limite, la forma terminale del personaggio tipico: l’uomo per cui la “ragionevolezza” è diventata sinonimo di resa preventiva. E il rimando gogoliano lo conferma: non è il pazzo che non sa di esserlo, è il sano che ha scelto di non volerlo sapere. Podolni aveva visto bene: il succo gastrico vale più del sangue perché il sangue lo si dà per qualcosa, mentre il succo gastrico lo si vende. Ma c’è un livello ulteriore, quello che Cremaschi chiamava il “non detto”: la conquista funziona perché non assomiglia a una conquista. I marziani della Guerra dei mondi di Wells falliscono perché usano la forza e non conoscono i batteri terrestri. Questi hanno imparato. Non portano raggi termici né gas mortali, portano prezzi equi e un grano blu dalle proprietà nutritive straordinarie. Il corpo umano non viene distrutto, viene trasformato in sito di estrazione. La dipendenza non è militare ma alimentare. Apollo, uomo ragionevole, trova tutto ciò perfettamente accettabile, ed è qui che il labirinto di specchi di Cremaschi rivela la sua profondità: tutto sembra chiaro e semplice, ogni svolta sintattica del diario è limpida, eppure il significato che germina sotto è di un’oscurità radicale.

Un romanzo lungimirante
L’edizione Marcos y Marcos è il libro più breve e forse più inquietante del corpus italiano degli Strugackij. Non ha la monumentalità distopica della Città condannata, non ha l’architettura metaletteraria di Destino zoppo, non ha il respiro del Mondo del mezzogiorno. Ha invece qualcosa di più difficile da reggere: la leggerezza. Apollo annota, si interroga brevemente, si adatta. I marziani vincono senza sparare un colpo. Il lettore ride, o quasi, e nel mentre realizza che il romanzo non parla di invasione aliena ma di democrazia liberale del benessere, parla di quel sistema per cui la perdita della libertà è accettabile quando è abbastanza confortevole, quando arriva con i prezzi giusti e il grano che non finisce mai. Vent’anni dopo quel 1967, il sistema contro cui il romanzo scagliava la sua ironia più feroce sarebbe crollato. L’Unione Sovietica non c’era più. Ma gli Strugackij, che l’avevano visto arrivare meglio di chiunque altro, non si illusero che il crollo portasse con sé la libertà: sapevano che Apollo non abita solo nei regimi. Il romanzo non è cambiato. Siamo noi che siamo sempre più simili ad Apollo.

Letture
  • Arkadij e Boris Strugackij, La seconda invasione dei marziani, dall’Oglio, Milano, 1974
  • Arkadij e Boris Strugackij, La città condannata, Carbonio, Milano, 2020.
  • Arkadij e Boris Strugackij, L’isola abitata, Carbonio, Milano, 2021.
  • Arkadij e Boris Strugackij, È difficile essere un dio, Marcos Y Marcos, Milano, 2023.
  • Arkadij e Boris Strugackij, La favola della Trojka, Ronzani, Milano, 2023.
  • Arkadij e Boris Strugackij, Destino Zoppo, Carbonio, Milano, 2023.
  • H. G. Wells, La Guerra dei Mondi, Fanucci, Roma, 2020.