Santa Dj Presents:
Just A Collection…


Silent Night, Holy Night/All Is Calm, All Is Bright. È una canzone che conoscono tutti, nasce dopo la Grande Crisi del 1929: prima Santa Claus apparve in versione Coca-Cola nel 1931, tre anni dopo, quasi a battere subito il ferro caldo, Bing Crosby incise Stille Nacht, che divenne Silent Night. Silent Night, Holy Night/All Is Calm, All Is Bright.
Il repertorio del grande e noioso crooner si arricchì di altri classici natalizi fino a battezzarne uno, divenuto poi il classico per antonomasia: White Christmas, brano scritto da Irving Berlin.
Tutto iniziò da lì, facendo scendere definitivamente in campo l’industria discografica e trasformando quella notte silenziosa nel suo più acerrimo antagonista, una notte rumorosa, dove si suona di tutto e di più, canzoni che esprimono la più squisita voglia d’intrattenimento di chi festeggia, del girotondo di regali, pacchettini luccicanti, festoni, alberelli agghindati, strade dello shopping pullulanti di consumatori alla ricerca dell’occasione, della sorpresa, della ricerca, coazione e sentimento, affetto e obbligo, tutto accompagnato da una colonna sonora che ogni anno ripropone storiche incisioni, e nuove versioni, perché quella della cover natalizia è un genere a tutti gli effetti, un’arte minore, come il cesello o la miniatura, oppure nuove song che vanno ad ampliare il repertorio della notte rumorosa, che vanta un numero sterminato di registrazioni.
Gli interpreti di musiche legate al Natale hanno stili diametralmente opposti e il catalogo musicale che ne risulta antologizza generi disparati, che fanno anche a pugni tra di loro, dal reggae al canto alpino, dal punk al metal, dal jazz alla musica leggera, al blues, ecc. Prevale certo una generale tendenza alla bontà, all’ingraziarsi il proprio pubblico non tradendolo, cosicché capita che il tal gruppo hard rock non stravolga il suo genere, ma lo metta semplicemente al servizio dell’omaggio che rende alla festività.

Tra i nomi celebri che si sono calati nel ruolo di intrattenitori (o anche) per l’occasione natalizia  ci sono Elvis Presley, Frank Sinatra, Bob Dylan, Nat King Cole, Dean Martin, Sammy Davis jr, Ella Fitzgerald, Dinah Washington, Louis Armstrong, Mel Tormè, Count Basie, Lionel Hampton, Oscar Peterson, Wynton Marsalis, James Brown, Bruce Springsteen, Otis Redding, John Fahey Mahalia Jackson, Jethro Tull, Michael Bolton, Mariah Carey, John Lee Hooker, Christina Aguilera, Ramones, Diana Ross, Four Tops, Beach Boys… stop, l’elenco è interminabile. C’è chi ha inciso un solo brano e chi un intero album sul tema, raccogliendo evergreen e brani composti per l’occasione. Le ricette sono diverse e a volte le sorprese non mancano.
C’è voglia di divertimento, anche di esagerare, a volte, con incursioni ai confini dello sberleffo, dell’ironia, dell’allegra trasgressione, ma in fondo tutta la musica di Natale non offende mai il vero spirito della festa: regalare spensieratezza e buoni sentimenti, che possono variare, ovvio, in base alla scala di valori di riferimento dell’audience prescelta, il giovane metallaro o il colletto bianco.
Infine, non si può ignorare che la musica sacra, scritta per celebrare l’Avvento, non è certo fiorita nel XX secolo, ma ha radici ben più profonde e non ha nulla a che fare con questo Cantagiro sotto la neve, salvo poi veder comparire compilation di “musica classica natalizia”, posticce antologie che passano come la cometa e poi spariscono, oppure ritrovare temi di compositori del passato infilati, riecheggiati, scippati in brani apparentemente nuovi.
Tutto questo è la musica di Natale, che parla soprattutto inglese e che si divide per sua natura (commerciale) in tre grandi filoni: quello che omaggia direttamente il Natale, quello dedicato ai tòpoi natalizi (la neve, l’albero, i regali) e quello che elegge a soggetto della song direttamente Babbo Natale.

Questo perché, in fondo, la festa è una e trina: la natività, Babbo Natale, i consumatori. Il songbook esplicitamente dedicato al Natale, annovera tra i suoi classici, oltre alle citate White Christmas e Silent Night, anche la festosa Jingle Bells, la carola We Three Kings, e la beneagurante The Christmas Song (nota anche come Merry Christmas to You).
Canzoni d’atmosfera natalizia più rodate nel tempo sono ad esempio Snowfall, Let it Snow! Let it Snow!, Winter Wonderland, mentre quelle che ci raccontano attese e anche delusioni legate direttamente a Babbo Natale sono Santa Claus Is Comin’ To Town e I Saw Mommy Kissing Santa Claus.
Il gioco tipico della festa è poi quello della variazione (Santa Claus Go Straight to the Ghetto, Santa Claus is Skanking to Town) della denotazione a seconda del genere prescelto (Snowfall Cha – Cha, oppure Exotic Night, Santa’s Polka) e, come si è detto dello sberleffo, cosicché ecco che spuntano come funghi brani come Rockin’ Around The Xmas Tree, oppure Daddy Drank Our Xmas Money, finanche una sfacciata Here Comes Santa’s Pussy.
Non c’è Natale senza musica e il suo Dj Babbo Natale, singoli o intere compilation, album a tema, esercizi di stile, una manciata di evergreen e qualche novità, la ricetta è semplice, piace perché si ripete, una permutazione infinita, colonna sonora che a ogni giro abbraccia qualcosa di nuovo, di vecchio, di solito, di strano. Immaginiamo un’antologia per l’occasione.
Chiamiamola Musica d’altri tempi e viaggiamo tra generi ed epoche (ogni titolo rimanda al brano su YoyTube, ndr).

 Come On Santa, Let’s Have a Ball (Kay Martin & Her Body Guards)
Si parte con una licenza sul tema Babbo Natale, che si deve alla licenziosa Kay Martin & Her Body Guards. Il brano si intitola Come On Santa, Let’s Have a Ball e arriva dall’album I Know What He Wants For Christmas… But I Don’t Know How to Wrap It! (1962), pubblicato dalla Laff Records. Una swingante scenetta sexy la cui conclusione tra sospiri e ammiccamenti è affidata all’immaginazione (ma ne basta davvero poco) dell’ascoltatore. Kay Martin è una maggiorata come andavano al tempo, passata anche per Playboy e anche la copertina dell’album era degna di una playmate. Un piacere ascoltarla e vederla, ma degno di nota anche l’hammond che conduce la danza.

I’m Santa Claus (Bob Rivers)
Si cambia musica ma non il gusto dello sconfinamento con I’m Santa Claus tratto dall’omonimo album del 1993 (l’etichetta è l’Atlantic) di cui è responsabile Bob Rivers, uno specialista in parodie musicali e infatti il brano è una cover della cupa Iron Man dei Black Sabbath con accenno di Jingle Bells di un cavernoso e ridacchiante Babbo Natale. Rivers di album natalizi del genere ne ha prodotto più d’uno, ma questa traccia tosta e divertente è più che sufficiente.

I Saw Mommy Kissing Santa Claus (The Jackson 5)
La donna, l’uomo e poi il bambino. Tenerissimo, il piccolo Michael Jackson all’epoca dei Jackson 5 si produce nell’inno del disincanto: I Saw Mommy Kissing Santa Claus. Il brano è compreso nella scaletta di un album interamente dedicato a musiche natalizie, obbligo al quale anche i Jackson 5 non si sottrassero. Titolo? The Jackson 5 Christmas Album, ovvio, realizzato e uscito nel 1970. Tra le innumerevoli versioni del brano quella del bambino prodigio e i suoi fratelli piace per candore, ritmo e quel tipico sound Motown.

Santa Claus, Santa Claus (James Brown)
Ancora black music, nel funky blues di James Brown intitolato Santa Claus, Santa Claus, con Mr. Dynamite che si produce in un irresistibile crescente sprigionando un’energia incontenibile, sempre in bilico tra pathos, invocazione ed eccitamento sessuale, come sempre nelle sue cose migliori. Anche qui si pesca da un album a tema, A Soulful Christmas, pubblicato nel 1968 dalla King Records, seguito del precedente James Brown And His Famous Flames Sing Christmas Songs del 1966.

Silent Night (Dies Irae)
Successivo di tre anni è il classico Silent Night in una spettacolare versione heavy blues, dell’oscura formazione tedesca Dies Irae. Venne registrato nel 1971 e l’anno come il genere la dicono lunga sul radicamento del natalizio nelle coscienze occidentali, anche in piena (pseudo) rivolta rock. Qui una vertiginosa chitarra elettrica corre come un treno lanciato a tutta velocità e quando prende fiato entra in scena una malinconica armonica a bocca. Infine, con un bombardamento finale, crolla tutto. Il brano non faceva parte dell’unico ellepì della band, ma venne inciso per la compilation Heavy Christmas Album!.

Merry Christmas Baby (Lou Rawls)
Brano tiratissimo, un po’ di relax non guasta. Arriva da un signore del soul e dell’entertainment, Lou Rawls, che scodella una Merry Christmas Baby, da sorseggiare fino all’ultimo secondo. Un accenno di Jingle Bells, giusto per dirci che nei nightclub le luci rosse sono anche quelle natalizie e poi giù a tutto swing, con ferma e calda voce di velluto. Una perla che arriva dall’album Merry Christmas Ho! Ho! Ho! (Capitol, 1967).

Jingle Bells (Carla Bley)
A questo punto Jingle Bells non si può più rinviare. La versione è quella incisa nel 2009 da Carla Bley e il brano proviene dall’album Watt, Carla’s Christmas Carols realizzato con Steve Swallow ed il Partyka Brass Quintet. Il tema esposto da una tromba, prima soffusa, leggiadra poi sempre più sovratono, è punteggiato dagli altri ottoni, miniatura perfetta in ogni particolare. Tre minuti incantevoli (brano non disponibile su YouTube, si ascolti l’estratto in alto a sinistra, ndr).

There Ain’t No Sanity Claus (The Damned)
Fragorosi, invece, i Damned che emergono dal profondo dell’era punk con il loro singolo There Ain’t No Sanity Claus uscito nel 1980. Melodico sgangherato, è uno dei tanti assalti punk alla tradizione natalizia, significativo perché i Damned sono tra le prime e più gloriose band del genere, ma neanche quelle asprezze giovanili guastano più di tanto l’atmosfera natalizia.

Santa Claus Never Comes To The Ghetto (Yellowman)
Lasciamo il Regno Unito che si accingeva ad entrare nell’oscura era Thatcher e spostiamoci in Giamaica, dove spunta fuori un Santa Claus Never Comes To The Ghetto interpretato da Yellowman (al secolo William Foster). Brano registrato nel 1998 per la Ras e contenuto nell’album A Very, Very Yellow Christmas (altro concept natalizio). Reggae dal ritmo non troppo blando, che rifugge gli eccessi dub e lascia che a rendere strano il Natale giamaicano ci pensi il clima.

Blues Noël (John Zorn)
Altro concept album, burlone ed affettuoso, invece, quello che l’etichetta francese Nato realizzo nel 1987. Tra le varie prelibatezze del suo catalogo c’era anche Joyeux Noël, che ospitava contributi di alcuni tra i pezzi migliori della scuderia e qualche ospite estemporaneo come John Zorn, appunto, che regalò la minisuite Blues Noël. In pratica uno zibaldone di generi, dal western al rock&roll al mambo, un blues da manuale e inusitate riflessioni ad alta voce. Tutti frammenti inframmezzati da siparietti: il sound di Natale nell’era postmoderna.

Santa Claus Is Coming To Town/ White Christmas (Jimmy McGriff)
D’altri tempi, groovy come pochi, invece, è il Santa Claus Is Coming To Town che val la pena di ascoltare nel medley che contiene anche White Christmas, accoppiata cucinata e servita nell’antologia Ultra-Lounge Christmas Cockatil vol.1 dalla Capitol. Le due tracce sono ad opera di un campione dell’organo hammond, Jimmy McGriff. L’album era un’altra classica raccolta Christmas with McGriff (1963).

Christmas, Christmas (Mojo Nixon)
Il testimone passa a Mojo Nixon, musicista americano dedito al cosiddetto genere psychobilly, una miscela di punk e rockabilly e qualche scheggia d’altro, ciò che capita. Questo Christmas, Christmas, in realtà è un brano mascherato da altro (analogamente a quello di Bob Rivers), come gli adulti travestiti da Babbo Natale. Il pezzo originale è un classico del rock, quello ruvido, un filo sporco, quella Louie Louie che nel tempo, da quando Richard Berry la scrisse nel 1955 si è trasformato in uno dei primi standard rock. Anche qui l’intro è Jingle Bells.

Let It Snow! Let It Snow! Let It Snow! (Dean Martin)
Un paisano che ha fatto fortuna ci consegna un altro classico, Let It Snow! Let It Snow! Let It Snow! Registrato da Dean Martin nel 1966 e incluso nell’album The Dean Martin Christmas Album. Un mondo sereno, allegro, quello della commedia e del musical, difficile trovare un riassunto migliore di quel mondo felice ed illusorio. Senza sbavature, ritmo e leggerezza a braccetto sotto la neve.

Christmas in The City (Marvin Gaye)
Più notturno, nel segno della dura realtà metropolitana, decisamente jazzy, è lo strumentale Christmas in The City confezionato da Marvin Gaye nel 1972. Questo misconosciuto 45 giri tutto dedicato al Natale (la side A si intitola I Want To Come Home for Christmas) è un’altra delle numerose sortite della Motown e in genere degli artisti del soul e del rhythm and blues. Tracce ne hanno lasciato, tra gli altri, anche Stevie Wonder, The Temptations, Smokey Robinson, oltre ai citati James Brown e Jackson 5.

Buon Natale (Means Merry Christmas To You) (Nat King Cole)
Si chiude con un kitschissimo Buon Natale (Means Merry Christmas To You) un quarantacinque giri uscito nel 1959, cantato un pochino in italiano e molto in inglese da Nat King Cole, per chiudere con un classico, sia il brano sia l’interprete, perché non saremo certo noi a far da guastafeste sotto l’albero, rifilando un pezzo urticante o dissacratorio. No, chiudiamo con un pezzo tutto simpatia, per esser buoni e meritare un regalino da parte di Santa Claus.
Sperando che non sia altra musica natalizia.