MAPPE | NAPOLEONE, UN SOVRANO DELLA FICTION | QDAT 61 | 2016
 

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Partiamo dai numeri: sono circa 1.000 i film realizzati su Napoleone e sull’epoca napoleonica, più del doppio di quelli consacrati alla storia di Gesù. Così, almeno, assicura Hervé Dumont, eminente storico del cinema che l’anno scorso ha pubblicato l’opera definitiva sull’argomento, Napoléon: L’Épopée en 1000 films, oltre 700 pagine che raccolgono tutti i titoli usciti al cinema e in televisione in tutto il mondo, ordinati non in ordine alfabetico o per data d’uscita ma seguendo l’ordine cronologico della vita di Napoleone, e quindi andando ad analizzare con certosina abilità il modo in cui i registi hanno raccontato i diversi episodi della biografia napoleonica dall’infanzia fino alla morte a Sant’Elena. Una filmografia sterminata che lascia basiti soprattutto perché il numero di titoli davvero noti si può contare sulle dita di una mano. Quando il critico cinematografico Michael Ciment chiese a Stanley Kubrick perché realizzare un altro film su un tema che aveva già ispirato così tanti registi, Kubrick lo sfidò “a citargli un titolo che mi avesse veramente soddisfatto” (Ciment, 1999), ma l’unico che gli venne in mente fu il Napoléon di Abel Gance, che il regista liquidò con una battuta: “Ma pensa che un Marat che si spidocchia e un Robespierre incipriato diano un'idea di ciò che è stata la Rivoluzione francese, quel film le ha fatto capire perché mai Napoleone sia stato il più grande stratega di tutti i tempi?” (ibidem). Il problema è che non ci è riuscito nessuno di questi mille film. Ciascuno ha provato a raccontare il mito napoleonico da un certo punto di vista, ma i mezzi limitati, la scarsa qualità delle sceneggiature, la regia poco ispirata ha fatto sì che la maggior parte di questi titoli siano ricordati oggi solo da pochi cinefili, e molti siano persino ormai irrecuperabili (un enorme numero di pellicole risale ai primi del Novecento, agli esordi del cinema muto). Un paradosso se si pensa invece ai tantissimi titoli della letteratura e della saggistica che hanno saputo raccontare in modo magistrale l’epopea napoleonica e all’apparente facilità con cui una storia straordinaria come quella di Napoleone si presta alla sua trasposizione cinematografica. Lo storico Jean Tulard ha giustamente fatto notare che è stato proprio Napoleone a creare la sua stessa immagine sullo schermo: “Il basso cappello, la redingote grigia, il ciuffo, la mano nel gilè: un personaggio facile da identificare al primo sguardo. Immediatamente riconoscibile su un campo di battaglia e destinata a galvanizzare il morale delle sue truppe, l’immagine di Napoleone rende possibile a qualsiasi attore recitare il suo ruolo” (Tulard, 2009).

 

Napoléon diretto da Abel Gance (1927). Gance era un grande ammiratore di Bonaparte e scelse di raccontarne la vita dall'ingresso
da adolescente nella scuola militare di Brienne nel 1781 fino alla campagna d'Italia del 1796. Film visionario e sperimentale,
specialmente da punto di vista tecnico, tanto che fu poco rappresentato nelle sale poiché pochi cinema avevano proiettori adatti alla pellicola.
Nel film Napoleone è interpretato da Albert Dieudonné.

 


 

Dumont spiega molto bene perché, in questa vastissima produzione cinematografica e televisiva, è così difficile trovare titoli memorabili: “Il suo destino è troppo grande per entrare in un film. A parte i muti che sono delle sequenze di immagini, non c’è che un grande film diacronico, il Napoléon di Sacha Guitry, e per la televisione la serie con Christian Clavier, piuttosto imbarazzante. Ci possiamo rammaricare che Kubrick non abbia potuto portare a compimento il suo progetto. Solo dei creatori della sua statura possono affrontarlo. C’è bisogno di autorialità per evocare questo periodo di drammi, tragedie, esaltazione, ribaltamento. Non basta illustrarlo” (cit. in Duplan, 2015). Perlomeno due grandi autori ci hanno provato: il primo, com’è noto, fu Kubrick; il secondo Charlie Chaplin. Negli anni Venti, Chaplin accarezzò a lungo il progetto di dirigere un film su Napoleone e Giuseppina; nel 1931 ne parlò anche con Winston Churchill, che lo incoraggiò e avanzò anche qualche suggerimento, per esempio di inserire nel film la nota abitudine di Napoleone per i lunghi bagni in vasca. Quello stesso anno, a Parigi, il regista visitò la tomba dell’Imperatore agli Invalides. Nel 1935 si decise infine ad acquistare i diritti di un romanzo che aveva letto, per la verità talmente sconosciuto che i biografi stessi si confondono nel riportarne il titolo e l’autore (quasi ovunque è infatti citato come La Vie Secrète de Napoléon di Jean Weber, ma dovrebbe essere La seconde vie de Napoléon Ier di Pierre Veber, del 1924). L’anno successivo ne trasse, insieme con lo scrittore e politico britannico John Strachey, un trattamento cinematografico intitolato Napoleon’s Return from St. Helena, in cui Napoleone, che non sarebbe mai andato a Sant’Elena, sostituito invece da un sosia, è diventato pacifista e gestisce una libreria a Parigi. Alcuni dei dialoghi di quella sceneggiatura, in cui l’ex Imperatore spiega a uno dei suoi generali la sua nuova svolta pacifista, saranno poi recuperati nel celeberrimo monologo finale che chiude Il grande dittatore.

 

N io e Napoleone diretto da Paolo Virzì (2006).
Il popolo e i nobili locali accolgono con entusiasmo Napoleone al confino. Ma il giovane maestro Martino Papucci, idealista e libertario, architetta di uccidere il tiranno, responsabile ai suoi occhi di aver tradito la rivoluzione.
Nel film Napoleone è interpretato da
Daniel Auteuil.
Napoléon diretto da Yves Simoneau (2002). Miniserie in quattro puntate, trasmessa da RaiUno, è la fiction di produzione europea più costosa mai realizzata prima (sono stati spesi 35 milioni di euro); per le scene di battaglia sono state arruolate migliaia di comparse e più di tremila cavalli.
Nel film Napoleone è interpretato da
Christian Clavier.
Napoléon diretto da Sacha Guitry (1955).
La storia di Napoleone, dalla Corsica a Parigi,
alla campagna d'Italia e al Direttorio,
dall'incoronazione alle nozze
con Maria Luisa d'Austria, all'esilio di Sant'Elena.
Nel film Napoleone da giovane è interpretato da
Raymond Pellegrin.

 


 

Un taglio molto particolare, dunque, quello di Chaplin, ben diverso dal colossale film che Stanley Kubrick tentò di realizzare trent’anni dopo: lì l’obiettivo era invece raccontare la vita di Napoleone dall’infanzia alla morte in “appena” tre ore, attraverso una serie di scene-chiave legate tra loro da una voce fuori campo (cfr. www.quadernidaltritempi.eu/numero34). Progetto colossale che portò Kubrick a leggere quasi tutti i libri pubblicati in inglese sull’argomento disponibili all’epoca sul mercato e a raccogliere, con il suo staff guidato dallo storico Felix Markham ben 17.000 illustrazioni, diligentemente archiviate per tema, relative a personaggi, ambienti e costumi tra il 1789 e il 1830. Questa enorme mole di materiale, unitamente alle bozze di sceneggiature e agli appunti del regista, finirono intorno al 1971 in una miniera di sale, dove la MGM (che avrebbe dovuto produrre il film) intendeva conservare i suoi materiali d’archivio; e ben presto di quel “tesoro” della storia del cinema si persero le tracce fino al 2002, quando venne riportato alla luce. 

Il Napoleon di Kubrick doveva essere, nelle parole del regista, “il più grande film mai realizzato” (cit. in Magel, 2009). I temi centrali dovevano riguardare il potere e l’amore, o meglio ancora il sesso: con uno scarso margine di errore si può infatti affermare che il film di Kubrick sarebbe stato il primo a mostrare non una ma più scene di sesso con Napoleone. Nell’interpretazione kubrickiana del personaggio, la sua smodata ambizione e il suo desiderio di esercitare un potere illimitato sarebbero derivate dall’infelicità della sua relazione con Giuseppina tra il 1796 e il 1798. Pertanto il regista aveva scelto di insistere molto sulle infedeltà di Giuseppina e successivamente sul tentativo di Napoleone di realizzare il suo sogno di un matrimonio felice sposando Maria Luisa (che a sua volta lo tradirà). La lettura della sceneggiatura, pubblicata qualche anno fa dalla Taschen, rivela diverse scene di grande spessore e “autorialità”; ma anche le debolezze intrinseche del progetto, decisamente poco cinematografico. Nel 1970 il flop commerciale del Waterloo di Sergej Bondarčuk fece tramontare il progetto kubrickiano: le major cinematografiche ritennero che il pubblico non fosse interessato alla storia napoleonica e che gli altissimi costi previsti per la realizzazione della pellicola – da filmare in Francia, Germania e Jugoslavia, coinvolgendo migliaia di comparse, cavalli e via dicendo – non sarebbero mai stati coperti.

 

 

Marlon Brando
in Desirée
Ian Holm
in The Emperor's
New Clothes
Charles Boyer
in The Conquest
Daniel Auteuil
in Napoleon and Me
Alain Chabat
in Night at the Museum

 


 

Napoleone sembra insomma destinato a restare infilmabile. Tale la portata di un’operazione cinematografica a lui dedicata che ogni progetto è costretto a confrontarsi con la stessa “maledizione” che impedì ad Abel Gance, il capostipite delle grandi pellicole sull’Imperatore, di completare il suo gigantesco film in sei parti, iniziato nel 1925. A quell’epoca il cinema muoveva ancora i suoi primi passi, si era nell’epoca del muto, ma Gance nondimeno volle utilizzare tutte le tecnologie più avanzate allora disponibili, e anche alcune non ancora disponibili (come il mirabolante sistema polyvision, che utilizzava tre schermi per dare allo spettatore la sensazione di “immersione” nella scena), per riuscire a raccontare l’epopea napoleonica. Com’è noto, dei sei film complessivi ne venne realizzato solo uno, nel 1927, con una durata variabile dalle due alle nove ore a seconda dell’edizione (non tutte mute: ce n’è una ridoppiata per volontà dello stesso Gance, e una con una bellissima colonna sonora di Carl Davis per l’edizione in cinque ore restaurata nel 1979 da Kevin Brownlow): racconta più la storia della Rivoluzione che di Napoleone, ma ha la straordinaria capacità – del tutto assente nei film successivi – di evidenziare lo strettissimo legame tra la vicenda rivoluzionaria e quella napoleonica. Non ci sono solo i Marat che si spidocchiano e i Robespierre incipriati, come sprezzantemente riassunse Kubrick; ci sono scene di intensissima drammaticità, come quelle di Danton che canta la Marsigliese nell’aula della Convenzione, e dello stesso Napoleone – impersonato da Albert Dieudonné, che nella fisionomia cerca di replicare lo sguardo d’aquila del condottiero – mentre guida l’armata d’Italia.

 

Waterloo diretto da Sergej Bondarčuk (1970).
La pellicola è ambientata durante il periodo dei cento giorni che, dopo il rientro in Francia di Napoleone, seguito alla sua abdicazione ed al suo breve esilio all'Isola d'Elba, ebbe termine con la sua sconfitta nella battaglia di Waterloo.
Nel film Napoleone è interpretato da Rod Steiger.
I vestiti nuovi dell'imperatore diretto da Alan Taylor (2001).
Narra la storia immaginaria di Napoleone Bonaparte
successiva all'esilio sull'Isola di Sant'Elena.
Benchè ambientato a Parigi, il film è stato
in gran parte girato a Torino.
Nel film Napoleone è interpretato da Ian Holm.

 


 

Il Napoléon vu par Abel Gance resta ancora oggi la pietra di paragone cinematografica di qualsiasi appassionato napoleonico: lo dimostra il fatto che le sue diverse versioni sono continuamente riproposte nel corso di eventi cinematografici (per esempio nel 2015 durante le “Conversazioni napoleoniche” che si tengono ogni anno ad agosto a Lucca) e che nell’autunno 2016 verrà finalmente pubblicato in dvd in un’edizione restaurata in digitale nella versione di Brownlow (cinque ore con lo score di Carl Davis, che a novembre verrà eseguito in un evento in diretta con la London Philarmonic Orchestra). 

Come ha già ricordato Hervé Dumont, falliti i grandiosi progetti di Gance prima e di Kubrick poi, l’unico riuscito tentativo di raccontare in un solo film l’intera epopea napoleonica è quello di Sacha Guitry del 1955. Il regista aveva già trattato il soggetto nel 1948 con Le Diable boiteux, incentrato sulla figura di Talleyrand, del quale evidentemente subiva il fascino dal momento che anche nel successivo Napoléon lo stesso Guitry scelse di impersonare il diabolico ministro degli esteri, voce narrante del film (espediente che Kubrick cercherà di recuperare). Certo, il film soffre la mancanza di un vero taglio autoriale, ma riesce a mettere in scena una convincentissima ricostruzione storica nel quale Napoleone si sveste dei toni enfatici di Gance per recuperare “l’immagine di un uomo politico accorto, giurista e diplomatico, abile negli intrighi ma umano per le sue debolezze e le sue contraddizioni” (De Marco, 2011). Resta memorabile la scena finale con un Napoleone redivivo che torna a Parigi passando a cavallo sotto l’arco di trionfo, in occasione del ritorno della salma da Sant’Elena nel 1840, accompagnato dalla musica de Le Chant du Depart, l’inno dell’Impero. Purtroppo il film di Guitry non è mai stato portato in Italia, ma è oggi possibile recuperarlo integralmente su YouTube sia in francese che in inglese. Il suo corrispettivo moderno è la miniserie in quattro puntate realizzata nel 2002 sulla base della tetralogia di Max Gallo, il Napoléon per la TV di Yves Simoneau, con Christian Clavier nei panni dell’Imperatore. Ambiziosissima produzione italo-francese, riesce quasi a passare per un film cinematografico, grazie alle imponenti ricostruzioni delle battaglie e alle riprese in grandi spazi aperti; Napoleone qui vi appare nella sua luce migliore, come inevitabile per una produzione francofona, e Clavier dimostra di aver studiato a lungo i precedenti storici del personaggio portato sullo schermo, imitandone gli sguardi e la gestualità, calandosi perfettamente nella parte. Dumont lo ha definito “piuttosto imbarazzante”, giudizio forse troppo severo: i suoi unici nei sono nelle scelte del cast, ben poco azzeccate, che vedono un’ormai sfiorita Isabella Rossellini nei panni della fulgida Giuseppina, Claudio Amendola in quelli assai poco convincenti di Murat, Gerard Depardieu del tutto sprecato per la figura di Fouché, così come John Malkovich per quella di Talleyrand. Ma resta probabilmente il modo migliore oggi per accostarsi cinematograficamente alla parabola napoleonica.

 

Conquest diretto da Clarence Brown (1937). Napoleone seduce la contessa Maria Walewska, che è sposata con un uomo molto più vecchio. Dopo l'annullamento del matrimonio e il ripudio dell'imperatrice Giuseppina, Napoleone annuncia la sua decisione di sposare l'arciduchessa
Maria Luisa d'Austria per motivi politici.
Nel film Napoleone è interpretato
da Charles Boyer, qui con Greta Garbo.
1943 - Sant'Elena piccola isola diretto da Renato Simoni & Umberto Scarpelli(1943).
Nell'ultimo periodo della sua vita Napoleone, sconfitto a Waterloo nel 1815, venne esiliato nell'isoletta di Sant'Elena. Lí l'imperatore trascorse sei anni di desolata fierezza, circondato
dai pochi fedeli che gli sono rimasti accanto.
Nel film Napoleone è interpretato da
Umberto Scarpelli.
Giancarlo Sbragia, a sinistra, nei panni
di Napoleone nello sceneggiato
I grandi camaleonti (1964, regia di Edmo Fenoglio),
una delle migliori interpretazioni del personaggio.

 


 

Il nostro paese non si è sottratto alla tentazione di portare sullo schermo l’uomo che fu, d’altronde, il primo “re d’Italia” dell’epoca moderna. È nota la fascinazione che subiva Mussolini, con tutta la sua retorica imperiale; fu sotto il fascismo che venne inaugurato a Roma il Museo Napoleonico, ancora oggi attivo, custode di importantissimi cimeli della famiglia Bonaparte (va ricordato infatti che a Roma si rifugiò, dopo la caduta dell’Impero, la madre di Napoleone, Letizia, raggiungendo lì i figli Luciano e Paolina). Fu lo stesso Mussolini a scrivere il soggetto di un film uscito nel 1935, Campo di Maggio di Giovacchino Forzano, con Corrado Racca nei panni dell’Imperatore durante i Cento Giorni. Dove dimostrare l’inutilità della svolta “liberale” di Napoleone dopo il suo ritorno dall’Elba, sconfitto non tanto da Waterloo ma dal parlamentarismo e dagli stessi uomini che egli aveva posto ai vertici dell’Impero; forse in prospettiva dovette apparire a Mussolini un bizzarro presagio del 25 luglio di otto anni dopo. Sempre in chiave politica andrebbe riletto oggi lo splendido sceneggiato di Edmo Fenoglio I grandi camaleonti, trasmesso dai RAI nel 1964 su soggetto di Federico Zardi. È la storia, mai portata d’altronde sugli schermi grandi e piccoli, della Francia termidoriana, uscita dalla dittatura del Terrore per gettarsi nelle braccia degli avidi e corrotti uomini del Direttorio. Bonaparte, impersonato da Giancarlo Sbragia in quella che forse è una delle migliori (e dimenticate) interpretazioni del personaggio, appare fin dalla prima scena nell’anticamera di Paul Barras, il presidente del Direttorio, facendo la conoscenza di un uomo che ne segnerà il destino: Joseph Fouché, vero protagonista dello sceneggiato, un superbo (ancorché poco somigliante) Raoul Grassilli. Gli uomini del Direttorio, sempre attenti a mantenersi in sella puntellandosi prima a destra e poi a sinistra, in virtù del principio che lo storico Pierre Serna ha definito “centrismo estremo” nel suo magistrale libro La République des girouttes (“la Repubblica delle banderuole”), appaiono straordinariamente simili ai democristiani dell’epoca, e il Bonaparte di Sbragia imita esplicitamente, parodiandolo, Mussolini. Altra indimenticabile produzione italiana quasi del tutto dimenticata è lo sceneggiato Napoleone a Sant’Elena del 1973 di Vittorio Cottafavi, che si avvalse della consulenza storica di Carlo Zaghi, all’epoca il più importante storico dell’età napoleonica in Italia, e della voce narrante di Arnoldo Foà. Anche in questo caso la scelta è di raccontare una storia poco nota sugli schermi, incentrata esclusivamente sui sei anni dell’esilio a Sant’Elena, sulla sfiancante quotidianità di Napoleone, magistralmente interpretato da Renzo Palmer, alle prese con il giardinaggio, i dispetti reciproci dei generali al suo seguito, gli stratagemmi del suo carceriere Hudson Lowe per rendergli più penoso il soggiorno sull’isola. Il cinema italiano ha saputo dare inoltre buona prova di sé anche recentemente, nella trasposizione del capolavoro di Ernesto Ferrero, N. (2000), vincitore del Premio Strega, diretta da Paolo Virzì (N – Io e Napoleone). A tratti il film, che ondeggia continuamente tra la commedia e il dramma storico, sembra faticare a trovare un proprio registro, ma a salvarlo è un ottimo Daniel Auteuil nei panni di Napoleone. Impossibile dimenticare la scena in cui, mentre il bibliotecario Martino (interpretato da Elio Germano) medita di ucciderlo, Auteuil/Napoleone indulge in una sessione di trucco per cercare di recuperare il suo celebre “sguardo d’aquila” ormai appassito. 

Alla domanda su quali siano i migliori film su Napoleone, Hervé Dumont ne cita giusto una manciata dei circa 1.000 che ha raccolto nel suo libro: quello di Gance, naturalmente; quello di Guitry; il Waterloo di Bondarčuk del 1970 con Rod Steiger, I duellanti di Ridley Scott del 1977, in cui però Napoleone non appare; il recente Monsieur N. di Antoine de Caunes del 2003 con Philippe Torreton nei panni di Napoleone, e L’ultimo inquisitore di Milos Forman (2006) incentrato sulla figura di Goya e in cui Napoleone appare solo in una scena (cfr. l’intervista con Irène Delage, 2015). In effetti i film migliori sono proprio quelli che cercano di raccontare la vicenda da angolazioni differenti: Waterloo si concentra sulla celebre battaglia ma al tempo stesso ricostruisce con maestria gli antefatti, ossia il ritorno di Napoleone dall’Elba e, al netto dell’enfatica interpretazione di Steiger, restituisce un’immagine molto viva e realistica dell’epoca; ancora di più lo ha fatto Ridley Scott, portando sullo schermo, come ha scritto Jean Tulard, “la rappresentazione della morale di un’epoca” (Tulard, 2011), attraverso la storia molto personale di due ufficiali dell’epoca napoleonica che s’intreccia inesorabilmente con la Storia con la “s” maiuscola, e, pur non mostrando mai Napoleone, ne fa percepire la presenza in ogni scena, perché tutto ciò che avviene nel film è la conseguenza delle sue azioni. Monsieur N., d’altro canto, insieme a I vestiti nuovi dell’imperatore di Alan Taylor del 2001, osa laddove solo Chaplin fino ad allora aveva azzardato, incrociando cioè la storia di Napoleone con l’ucronia, immaginando, nel primo caso, che il prigioniero di Sant’Elena sia riuscito a riparare in America con la complicità del governatore dell’isola, Hudson Lowe, sposando poi Betsy Balcombe, la ragazzina che nei primi anni a Sant’Elena fu la sua “compagna di giochi”, e nel secondo che abbia invece tentato di tornare a Parigi per riprendere il suo trono senza riuscirci, accettando in cambio di diventare un onesto commerciante di cocomeri. E forse, dopotutto, l’unico modo di raccontare ancora una vicenda così nota fin nei minimi particolari è immaginando un finale diverso.

 

Désirée diretto da Henry Koster (1954). Il film riguarda Désirée Clary e il suo fidanzamento con Napoleone Bonaparte.
Nel film Napoleone è interpretato da Marlon Brando.

 


 

LETTURE

 

  Alison Castle (a cura di), Stanley Kubrick’s “Napoleon”: The Greatest Movie Never Made, Taschen Colonia, 2009.
  Michael Ciment, Stanley Kubrick, Rizzoli, Milano, 2007.
  Paolo De Marco, Cinema, in Luigi Mascilli Migliorini (a cura di), Italia napoleonica. Dizionario critico, Utet, Torino, 2011.
  Irène Delage, Hervé Dumont: Napoléon, l’épopée en 1000 films (2015), intervista con l’autore, “Napoleon.org”, 2015,
  http://www.napoleon.org/magazine/interviews/herve-dumont-napoleon-lepopee-en-1-000-films-2015/.
  Hervé Dumont, Napoléon: L’Épopée en 1000 films, Ides et Calendes, Losanna, 2015.
  Antoine Duplan, Napoléon, héros de cinéma, Le Temps, 19 settembre 2015.
  Ernesto Ferrero, N., Einaudi, Torino, 2000.
  Wes D. Gehring, Chaplin’s War Trilogy, McFarland & Company, Jefferson (Usa), 2014. 
  Eva-Maria Magel, Everything A Good Story Should Have – Stanley Kubrick and Napoleon, in Alison Castle (a cura di),
  Stanley Kubrick’s “Napoleon”, cit., 2009.
  Pierre Serna, La République des girouttes, Champ Vallon, Ceyzérieu, 2005.
  Jean Tulard, Napoleon in Film, in Alison Castle (a cura di), Stanley Kubrick’s “Napoleon”, cit., 2009.
  Pierre Veber, La seconde vie de Napoléon Ier, J. Ferenczi & Fils, Parigi, 1924.

 

VISIONI

 

  Sergej Bondarčuk, Waterloo, Filmauro/Terminal Video, 2008 (home video).
  Vittorio Cottafavi, Napoleone a Sant’Elena, RAI, 1973.
  Antoine de Caunes, Monsieur N., First Run Features, 2005 (home video).
  Edmo Fenoglio, I grandi camaleonti, Rai Trade/Fabbri, 2009 (home video).
  Milos Forman, L’ultimo inquisitore, Warner Home Video, 2013 (home video). 
  Giovacchino Forzano, Campo di maggio, Consorzio Vis Tirrenia, 1935.
  Abel Gance, Napoléon, Universal Studios, 1991, (home video – vhs).
  Sacha Guitry, Le Diable Boiteux, MK2 Video, 2008 (home video).
  Sacha Guitry, Napoleon, International Historic Films, 2013 (home video).
  Yves Simoneau, Napoleone, Rai/Terminal Video, 2010 (home video).
  Ridley Scott, I duellanti, Universal Pictures, 2011 (home video).
  Alan Taylor, I vestiti nuovi dell’imperatore, CG Entertainment, 2006 (home video).
  Paolo Virzì, N – Io e Napoleone, Warner Home Video, 2011 (home video).

 


 

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