ASCOLTI / THE EAR OF BEHOLDER


di Lol Coxhill / Esoteric Records, 2011


L'uomo senza qualità
di Portsmouth

di Gennaro Fucile


Se a qualcuno piace il jazz, quello swingante, che fa battere il tempo anche se non a tempo, oppure quello morbido, carezzevole, che si struscia come un gatto… se,

se a qualcuno piace il jazz che scava dentro se stesso, rimasticando i propri temi in una libera improvvisazione…

esplorando la grana del suono… e se a qualcuno piace il pop zuccherino e quello complesso, quello ruvido e quello schietto, o la musica delle bande di paese, i motivi popolari, le marcette, le filastrocche, il nonsense, il barocco, il blues, il folk quello balcanico, quello iberico, quello inglese, quello scozzese … se,

se a qualcuno piace tutto questo, oppure in parte, o anche solo un pezzettino, troverà gran diletto nell’ascolto di Lol Coxhill, sassofonista inglese che vanta un assortimento di operine tutte di pasta fine e spesso friabile, deliziose e variegate nei gusti. Non sono in molti, però, a conoscere Lol Coxhill, anche se in tanti lo hanno visto apparire sul grande schermo. Di sicuro lo conosce Sally Potter, regista di film come The Lesson Tango in cui è anche la protagonista femminile e di Orlando (1992), tratto dall’omonimo romanzo di Virginia Woolf.

Lol Coxhill e Sally Potter si conoscono di persona, sin dai primi anni Settanta del secolo scorso, quando Coxhill, tra mille artisti, frequenta pure la congrega degli Henry Cow. Fu proprio uno dei membri della band, Lindsay Cooper, a scrivere le musiche per il film The Gold Diggers (1983) della Potter, opera dichiaratamente di impegno femminista. Coxhill partecipò alla registrazione della colonna sonora, comparendo anche in una scena mentre suona con altri musicisti, tra cui Georgie Born, sempre degli Henry Cow, e Dave Holland. Ognuno di loro interpreta se stesso, ma qualche anno dopo Coxhill si ritroverà a essere impiegato in particine proprio come attore in altri film della Potter: nel cortometraggio London Story (1986) e soprattutto in Orlando, dove veste i panni del primo maggiordomo del protagonista.

Ebbene sì, Coxhill è quel buffo signore con il testone calvo e l’aria sorniona, un po’ paciosa, che prima si precipita al capezzale di Lord Orlando insieme ai paggi e al medico (ma il giovin signore sta solo dormendo) e poi serve a tavola nella scena successiva in cui il lord conversa con il poetastro Greene. Ruolo perfetto, quello del maggiordomo, per chi conosce come pochi il galateo dell’iconoclasta. Il pubblico inglese ha avuto modo di vedere quel rubicondo faccione in diverse occasioni, ad esempio in alcuni episodi della serie Strangers, ma l’altra sua comparsa in un film di prestigio, per un pubblico internazionale, è Caravaggio (1986) diretto da Derek Jarman con protagonista femminile proprio quella Tilda Swanson che sarà poi Orlando (e tante altre cose ancora). Lol Coxhill, però non è un attore, neanche una comparsa, professionalmente specializzato nelle parti del musicista di strada, pub, osteria, jazz club, sale dal ballo o di qualsiasi altro luogo dove si può o non si può suonare. No, Lol Coxhill ha davvero suonato in tutti questi posti e in mille altri, ma è un autentico musicista, uno tra i meno etichettabili del pianeta, inconfondibile; è il soprano calvo, come stigmatizza il titolo di un libro a lui dedicato (The Bald Soprano, Nuttal, 1989), è l’inimitabile, come recita il titolo di un suo dischetto (The Inimitable, Chabada/Nato, 1985), poiché è impossibile non riconoscere il timbro del suo soprano argenteo, lunare, sghembo e querulo, riconoscibile anche quando spunta fuori dal corale di una big band di improvvisatori; se Eric Dolphy è il marziano del jazz, come recita il titolo del libro che gli ha dedicato Claudio Sessa, e Sun Ra arriva da Saturno, Lol Coxhill è il selenita, lo stravagante per eccellenza. Lo si riconosce al volo, è un gioco da ragazzi anche riconoscerlo se canta, quando decide di giocare al crooner con voce da cartone animato, irresistibile gigione che ammette: “Quando Frank Sinatra canta una canzone d’amore tutti piangono, quando ne canto una io, tutti ridono” (Schwarz, 2006), che gioca a far l’attore, recitando una pièce dove interpreta tutti i personaggi (Murder In The Air, commedia di William J. Stone) e che esordisce nel 1971 per l’etichetta Dandelion, con il doppio Ear Of Beholder, aprendo l’album con trentacinque secondi di presentazione. “Bene, io sono Lol Coxhill. Questo è il primo disco a mio nome e che faccio in totale autonomia senza che nessuno mi dica che cosa fare … spero vi piaccia ciò che sentirete” (Introduction). Da sentire c’è di tutto: classici del jazz come Lover Man, che fu un cavallo di battaglia di Charlie Parker, solitarie improvvisazioni, uso dell’elettronica, registrazioni di strada, altre spiegazioni infilate qui e là nelle/tra le tracce, marcette per banda di paese, canzoncine, filastrocche demenziali in duo con David Bedford (suo complice anche nei 45 sempre usciti su etichetta Dandelion e ora inclusi nella ristampa della Esoteric Records); il cocktail lounge di Insensatez di João Gilberto e una versione ai confini della realtà della beatlesiana I Am the Walrus, arrangiata per flauto, piano, maracas e coro di voci infantili (Claire, 6 anni, Simon, 9 anni, Maddie che non canta, Loo 13 anni) diretto da Miss Katie Robinson. In The Ear of Beholder: “Non ci sono 4, ma almeno 12 punti cardinali e Coxhill li seguirà tutti contemporaneamente” (Bonomi/Fucile, 2005), quasi come se tutto il resto della sua carriera Coxhill l’avesse spesa per ragguagliarci al meglio su quel suo esordio che frettolosamente aveva presentato in mezzo minuto e poco più. Per farlo si muoverà in mille contesti, registrando ovunque, suonando con musicisti distanti anni luce gli uni dagli altri, in dischi a proprio nome o di formazioni di cui è co-titolare; oppure come ospite, comparendo in oscure compilation, in gruppi d’occasione, apparendo sotto mentite spoglie o in formazioni durate mezzora. Non farsi catturare sembra il motto che lo ispira, lo agita e lo guida, cosicché narrare le gesta, le imprese, le opere di George William Lowell Coxhill, poi semplicemente Lol Coxhill, equivale a lanciarsi nel vano inseguimento dell’unicorno. Il fallimento è assicurato, ma si può tentare di circoscrivere il raggio d’azione, stabilendo confini arbitrari, attrezzandosi come meglio si può per non andare del tutto allo sbaraglio in un’impresa certo impossibile in partenza; si può evitare l’esito scontato ricorrendo parzialmente al tracciato della biografia, un artificio come un altro, certo, ma una partenza vale l’altra con l’ineffabile signor Coxhill da Portsmouth, Hampshire, Regno Unito, classe 1932, nato in una famiglia che poco si interessava alla musica: la mamma si dilettava al pianoforte ma abbandonò presto ogni velleità e il padre suonava svogliatamente un sopranino.

 

Il giovanissimo Lol crebbe ascoltando Charlie Parker e Dizzy Gillespie, collezionandone i 78 giri e sognando di emularli. Si trasferì presto con la famiglia ad Aylesbury, dove iniziò a lavorare come rilegatore di libri, attività interrotta nei due anni di servizio nella Royal Air Force. Per tutti i Cinquanta si ingegna con una dozzina di formazioni non professionali, di taglie diverse, dalla Elephant Jazz Band al Lol Coxhill/Ed Speight Duo. Suona spesso a Londra, da dove provengono tre registrazioni datate 1954 – incluse nella raccolta Spectral Soprano, Emanem 2002 –, pescate da chissà quale soffitta o scrigno, che documentano l‘attività del giovane Lol, un esordiente che lasciava ben sperare, al punto che la rivista New Musical Express lo definì, proprio in quell’anno, il Thelonious Rollins del jazz britannico (giocando su nome e cognome di due giganti come Thelonious Monk e Sonny Rollins). Lol adorava il bop, ma non solo: amava la soul music e il rhythm and blues. Nel 1960 inizia la sua attività professionale diventando membro dei Tony Knight’s Chessmen, band che spesso accompagnava artisti americani in tourneé in UK. Tant’è che Coxhill si ritrovò ad accompagnare gente come Martha & The Vandellas, Screamin’ Jay Hawkins e Mose Allison. Soprattutto, la band comparve in televisione nel 1965 per accompagnare un campione del R&B come Rufus Thomas e seguirlo poi in un tour di concerti in Inghilterra. Coxhill fa parte del gruppo e a quel punto decide di lasciare definitivamente il suo lavoro di rilegatore di libri e di vivere di musica.

Il giovane Lol amava anche il blues. Ancora nei primi anni Settanta lo si ritrova a suonare con Alexis Korner e ad accompagnare Otis Spann e Sonny Boy Williamson, mentre era già impegnato in mille altri progetti. Nel 1968, a Londra, fa parte della misconosciuta Bruno’s Blues Band, che vede in formazione Steve e Phil Miller, Roy Babbington, Jack Monck, Pip Pyle, Laurie Allan e Simon Lee. Fuori quest’ultimo, la band si trasforma in Delivery, ingaggia la cantante Carol Grimes e pubblica un album: Fool’s Meeting. In questo modo Coxhill opera un primo aggancio con la primigenia scena di Canterbury, quella che avrà come massimi esponenti Caravan e Soft Machine.

Dalla prima formazione della morbida macchina proviene, invece, Kevin Ayers, l’altra via obliqua che Coxhill imbocca per andare a modo suo a Canterbury. La strada passa dritta proprio dal Whole World di Ayers dove Coxhill trova il Bedford delle canzoncine presenti su Ear Of Beholder e un giovanissimo Mike Oldfield, (autore di quel Tubular Bells che renderà milionaria la Virgin, specie dopo esser diventato il tema de L’esorcista).

Nel 1970 fanno uscire Shooting At The Moon, la cosa migliore del Whole World, una giostra dove ruota la chanson May I? (qui si ammira anche Coxhill che accompagna in accappatoio rosa), la suite strampalata Pisser Dans Un Violon e altre inaspettate variazioni tra pop e jazz. Coxhill lascerà ulteriori tracce nella zona di Canterbury. Insieme ai Miller (Delivery) partecipa all’album Waterloo Lily (1972) dei Caravan e l’anno successivo, con Steve Miller, realizza l’album Miller/Coxhill Coxhill/Miller seguito nel 1974 da The story so far ….. Oh really. Oltre ai membri dei Delivery/Caravan compare anche Robert Wyatt, fuoriuscito dai Soft Machine e all’epoca ancora impegnato con i Matching Mole di cui faceva parte l’altro Miller, cioè il chitarrista Phil… una tela di Penelope, insomma, un ordito che ogni giorno si disfa e si ricompone in nuove trame: scena ideale per un eclettico come Coxhill, che a metà dei Settanta ha avuto modo di pubblicare un disco (Toverbal Sweet) in trio con Jasper Van't Hof e Pierre Courbois, quasi un proseguimento della terza facciata di Ear of Beholder, dove i tre improvvisavano in lungo e in largo insieme a Burton Greene (la traccia è Rasa Moods); ha mandato in stampa anche lo zibaldone di Welfare State (1975), musiche realizzate per l’omonima comunità di attori e musicisti, di cui Coxhill è stato per due anni direttore artistico; nel frattempo ha pubblicato Fleas in Custard, registrato al festival di Edimburgo con il chitarrista G.F. Fitzgerald, ha suonato con la Brass band di Mike Westbrook, con lo Spontaneous Music Ensemble di John Stevens, con gli Hatfield and The North, altra famiglia del casato canterburiano, ha partecipato alla registrazione di 1984 (1973), primo album solista di Hugh Hopper, anch’egli componente storico dei Soft Machine e altro ancora.

“Sono anni in cui prende forma quella strana cosa chiamata jazz inglese, frutto nato dalla confluenza irripetibile di molteplici fattori: “l'amore per i maestri americani, la passione per i toni insurrezionali del free, la fedeltà tutta inglese, indistruttibile, alla tradizione, al folk, il piacere di suonare blues, il divertimento adolescenziale del putiferio beat, la provocazione intellettuale suggerita dal gruppo Fluxus, le caleidoscopiche avventure nello spazio psichedelico e l'incontro ravvicinato con i fratelli sudafricani” (Bonomi/Fucile, ibidem).

Nella seconda metà del decennio, Coxhill spinge l’acceleratore sul fronte dell’improvvisazione e della ricerca elettroacustica. Va a far visita all’istituzione massima della free music inglese, la Company di Derek Bailey, trovando posto nei volumi 6 e 7 (1977) e in Fictions (1977), dialoga con l’elettronica di Simon Emmerson e improvvisa con il pianista Veryan Weston, due set diversi che occupano una facciata a testa dell’ellepì Digswell Duets (1979). Weston si ritrova nella suite The Clück Variations contenuta su The Joy Of Paranoia (1978), secondo album inciso per la Ogun (il primo, Diverse, è del 1977) e in quella stagione vede la luce anche il primo disco interamente registrato in solitudine, Lid (1978). Se fino a questo punto della sua carriera Coxhill ha continuato a migrare da un’etichetta all’altra, negli anni Ottanta, pur moltiplicando le registrazioni, si lega in particolare a un’etichetta francese, la Nato di Jean Rochard. Per l’etichetta Nato e la sua costola Chabada (i nomi sono quelli dei gatti di Rochard), Coxhill incide un bel grappolo di dischi a suo nome e con i Melody Four (formazione che in realtà è un trio) dove la vena teatrale del personaggio Coxhill è perfettamente calibrata con l’indirizzo musicale del gruppo che suona classici latino americani, canzoni d’amore, compone omaggi per i fratelli Marx, musiche da film e telefilm, veri e immaginari. In concerto tutto questo si accompagna a memorabili siparietti dove Coxhill e i suoi pard, Steve Beresford e Tony Coe sprizzano humour da tutti i pori. Coxhill partecipa anche ad altre avventure musicali allestite in casa Nato/Chabada, dalla spedizione alle Hawai con Avekley Uptown Hawaiians (1987) di Mike Cooper e Cyril Lefebvre alle partecipazioni ai concept dedicati al jazzista Sidney Bechet, al fumetto Spirou, al Natale, a Erik Satie e ai film. Non è tutto, Coxhill è attivo anche nel trio Recedents (cioè, quelli che perdono i capelli), gruppo d’improvvisazione dedito a esplorare l’interazione tra voci, strumenti e mezzi elettronici, con fare ironico, però, evitando l’incedere austero di formazioni come gli AMM. Produrranno due dischi, uno sarà la colonna sonora di un film immaginario dal titolo che è tutto un programma: Zombie Bloodbath On The Isle Of Dogs (Bagno di sangue degli zombie sull’isola dei cani). I complici qui sono Roger Turner e Mike Cooper. Questi è il terzo uomo del Johnny Rondo Trio, formazione che Coxhill e Dave Holland allestirono intorno al 1976, dapprima con il violoncellista Colin Wood. Tutta dedita a rileggere melodie popolari del’est europeo disturbate dai rumorismi di Cooper, la formazione è tra le cose migliori del catalogo coxhilliano. In quegli anni l’ubiquo sassofonista calvo è anche in formazioni come i 49 Americans (sempre con Beresford) capaci di prodursi in formidabili canzoni bislacche, nei Promenaders (dove si firma Loxhawn Rondeaux) la versione bandistica dei 49 Americans, sempre con Beresford (qui sotto le mentite spoglie di Stuart Barefoot). In repertorio anche classici del rock come Louie Louie, il romantico Moon River e il tema di James Bond. Una terza formazione con la regia di Beresford vede Coxhill come ospite: i General Strike. L’album è Danger in Paradise (una cassetta, non un vinile) e Coxhill lo si ascolta in Guided Missiles e nella cover di Interplanetary Music opera di un altro grande alieno, Sun Ra.

Ancora, l’infaticabile soprano calvo suona e registra con l’ex Henry Cow, Fred Frith, incide con la Moiré Music di Trevor Watts, concedendosi così anche un’incursione musicale in Africa; è ospite d’onore di gruppi punk/ska/reggae/rock/pop come Damned, Astronauts e Frank Chickens, condivide a metà con i crepuscolari Eyeless in Gaza un’altra cassetta, anche se nell’edizione in cd tutto sarà rimixato insieme. Nel 1986 escono quattro dischi che sono un po’ il sunto dello zigzagare di Coxhill, tre album potpourri e uno decisamente spostato sui territori del free jazz più rigoroso: Café de La Place, Instant Replay, Frog Dance e Miller’s Tale. Il primo pubblicato dalla premiata ditta Nato vede Coxhill impegnato su diversi fronti al festival di Chantenay. In due giorni (il 30 e 31 agosto 1985) il baldanzoso sassofonista si ritrova alle prese con un quartetto di ottoni, col fisarmonicista inglese Mike Adcock, col vocalista franco-basco Beñat Achiary, con Mike Cooper e si produce anche in alcune performance in solo, sciorinando una bella scelta del suo repertorio, dal blues (una cover di Tell Me di Chester Burnett) al tango e alle canzoni popolari come Murio La Cucaracha (Renato Rascel la ribattezzò È arrivata la bufera). Instant Replay è una macedonia di altri classici rivistati come Embraceable You di George Gershwin e Caravan, cavallo di battaglia di Duke Ellington (compito svolto insieme a un compare altrettanto fuori dagli schemi, come Misha Mengelberg), improvvisazioni e musica paesana con la banda La Chantenaysienne che accenna anche a un Frère Jacques, ovvero Fra Martino Campanaro.

In Frog Dance la musica non cambia, o meglio cambia eccome. Il doppio album nasce come soundtrack di un film girato su Lol Coxhill dal regista Richard White. Un ritratto realizzato con riprese che coprono un arco di quattro anni, dal 1980 al 1984. Alle musiche del film il sax pelato aggiunse poi dell’altro, rimontando anche la sequenza dei brani. Si scopre così che nel variopinto mondo dell’inimitabile sassofonista ci sono anche duetti con la cornamusa di Pierre Schwarz, con la voce e i suoni casuali di Stephen Cochrane e gli uccelli della voliera dello zoo di Londra. Si ritrovano i Recedents, il Johnny Rondo Trio e un paio di brani in compagnia di un vecchio amico, Steve Miller. Coxhill, qui si ribadisce il rigoroso metodo adottato, suona con chiunque e in ogni luogo, dalla piazza del paese, la scalinata della chiesa (a Chantenay, ad esempio) al museo d’arte moderna di Vienna, suona in piscine, tunnel, interagisce con l’ambiente molto più efficacemente di quanto faccia molta musica ambient. Il Miller del terzo disco è lo stesso Steve Miller che dai proto Delivery in avanti ha più volte incrociato la sua strada. Miller’s Tale però conserva solo nel titolo l’eco di Canterbury, proponendo un free jazz intenso e rigoroso. Sono della partita Tony Moore al contrabbasso e Eddie Prevost alla batteria, due con trascorsi nell’area dell’improvvisazione e della ricerca elettroacustica, soprattutto Prevost militante sin dagli anni Sessanta nella formazione AMM, autentica scuola del suono da cui tutti hanno imparato qualcosa.

I Novanta vedono Coxhill ancora frequentare casa Nato, ma presto le difficoltà economiche vietano di proseguire l’attività discografica e il non più giovane Lol si ritrova a di-vagare senza sosta. Il grande progetto a cui partecipa nella prima metà del decennio si chiama Dedication Orchestra, big band che riunisce la crema del jazz d’oltremanica, allestita per rendere omaggio in musica a dei musicisti senza i quali il jazz inglese non sarebbe stato o quantomeno non così gioiosamente radicale, rigorosamente piacevole e inventivo. Quei musicisti arrivavano dal Sudafrica dell'apartheid e disgraziatamente tutti sono scomparsi più o meno prematuramente (con la sola esclusione di Louis Moholo, ancora tra noi). Gemme del prezioso songbook vengono amorevolmente riarrangiate in Spirits Rejoice prima (1992) e in Ixesha poi (1994). Coxhill registra molto anche nei Novanta, i partner sono vecchi compagni di trascorse avventure come Veryan Weston e Mike Cooper, oppure nuovi compagni di strada, come Paul Schultze e Andrew Chalk (aka Ora), musicisti di area ambient/elettronica, a riprova della propensione di Coxhill per l’inconsueto e l’insolito. Partecipa anche all’esperimento dell’audio film, progettato dal patron dell’etichetta Winter & Winter, Stefan Winter. Un set semivero in un bordello. In scaletta composizioni originali e brani dalla storia del cinema, dall’Angelo azzurro a La Habanera. La Dietrich si aggira dietro le quinte, mentre vanno in scena l’orchestrina del chitarrista Noël Akchoté e le deliziose star della casa, Sonia, Lydie, Geraldine. In primo piano malinconia e sensualità, partner difficili che qui si intendono a meraviglia. Nel combo, impassibile tra tante belle figliole, c’è lui: Lol Coxhill. Partecipa, sempre con Akchoté anche a un altro disco concept, basato su poesie e disegni di Edward Gorey.

Sul finire dei Novanta, il soprano viandante ritrova casa. Lo ospita la Emanen di Martin Davidson, un’etichetta storica della scena free britannica tornata in grande stile a documentare le gesta radicale. Qui Coxhill risiede ancora, più stabilmente che altrove, partecipando agli annuali raduni degli improvvisatori (il festival Freedom of the City), facendo parte della London Improvisers Orchestra, pubblicando registrazioni più o meno recenti, più o meno in compagnia o in solitudine, privilegiando il versante più isolazionista del suo catalogo, recuperando materiale d’archivio dal 1954 al 1999 (il citato Spectral Soprano), mentre la Nato annuncia un programma di ristampe del catalogo coxhilliano e, detto fatto, ripubblica quest’anno Instant Replay insieme a un nuovo disco dell’irriducibile soprano nella classica formazione in trio alla Sonny Rollins: The Rock On The Hill.

Senza mai perdere il vizio, quindi, di far spuntare dischi qui e là in altri lidi, sotto altre bandiere/etichette, come il poliglotta Clear Frame (2008), che sfoggia una line-up di All-Stars: Hugh Hopper, Charles Hayward, Robert Wyatt, Orphy Robinson e il soprano ubiquo, oppure il delizioso Hotel Dilettante (2002), dove è ospite del brillante quintetto scozzese George Burt/Raymond MacDonald Quintet con il quale registra diversi album. Qui in particolare si riassapora la verve più spumeggiante dei Seventies, quando sconfinava sistematicamente in tutte le direzioni possibili. La possibilità, il soffio vitale che da quasi mezzo secolo porta ovunque la voce del soprano spettrale, calvo, ribaldo, ludico e c’è spazio per altre possibili definizioni in base a: “Qualcosa che chiameremo il senso della possibilità. Chi lo possiede non dice, ad esempio, qui è accaduto questo o quello, accadrà, deve accadere; ma immagina: qui potrebbe, o dovrebbe accadere la tale o la talaltra cosa; e se gli si dichiara una cosa è com’è, egli pensa: beh probabilmente potrebbe anche essere diversa” … l’errabondo Coxhill ci porta lontano dal Tamigi, conducendoci a Vienna, tempo addietro, quando nacque, nel 1932, mentre qualcuno all’epoca scriveva: “Il senso della possibilità, la capacità di pensare tutto quello che potrebbe egualmente essere … le conseguenze di tale attitudine creativa possono essere notevoli… Questi possibilisti vivono … in una tessitura più sottile, una tessitura di fumo, immaginazioni, fantasticherie e congiuntivi … hanno … un fuoco, uno slancio, una volontà di costruire un consapevole utopismo”, parole di Robert Musil, che incrociano quel buffo signore inglese nato in un lontano 19 settembre, il giorno di San Gennaro secondo il calendario cattolico, è forse c’è del miracoloso in questa avventura musicale, nelle peripezie e nelle acrobazie sonore di tale Coxhill da Portsmouth, è quantomeno possibile: “E poiché possedere delle qualità presuppone una certa soddisfazione di constatarle reali, è lecito prevedere come uno a cui manchi il senso della realtà… possa un bel giorno capitare di scoprire in sé un uomo senza qualità”.

Sembra impossibile che queste parole si adattino alla perfezione alle azioni e alle opere di Lol Coxhill, seppur scritte all’epoca della sua prima infanzia, ma solo a un tipo così poteva capitare, un tipo autenticamente postmoderno, se mai la definizione ha significato qualcosa, è questo il caso. A noi rimane la soddisfazione di aver scattato qualche istantanea per documentare i fatti. Naturalmente, nel limite del … possibile…

 


 

LETTURE

× Bonomi C., Fucile G., Elastic Jazz cd+book, Auditorium, 2005.

× Nuttal J., The Bald Soprano, Tak Tak Tak, 1989.

× Renaud P., Simply Not Cricket I, Catalogue du jazz britannique (1964-1994), Editions N. -D. de la Trinité, 1995.

× Renaud P., Simply Not Cricket II, Catalogue du jazz britannique (1995-2000), Private Pubblication, 2001.

× Schwarz B., The Work Of Lol Coxhill, Barbara Schwarz, 2006.

 

ASCOLTI

× 49 Americans, We Know Nonsense, Choo Choo Train, 1981.

× AA.VV., Vol pour Sydney (aller), Nato, 1992.

× AA.VV., Joyeux Noël, Nato, 1987, rist. cd Joyeux Noël, Vogue, 1990.

× AA.VV., Au bordel, Souvenirs de Paris, Winter & Winter, 1999.

× AA.VV., Freedom of the city 2002: Small Groups, Emanem, 2003.

× Kevin Ayres and the Whole World, Shooting At The Moon, Harvest, 1970, BGO, 2003.

× George Burt/Raymond MacDonald Quintet with Lol Coxhill and Future Pilot AKA, Hotel Dilettante, Textile Records, 2002.

× Clear Frame, Clear Frame, Continuity Recors, 2008.

× Company, Company 6, Incus 1977, rist. cd Company 6&7, Incus, 1999.

× Company, Company 7, Incus, 1977, rist. cd Company 6&7, Incus, 1999.

× Company, Fictions, Incus, 1977.

× Lindsay Cooper, The Goldiggers, Sync Pulse, 1983, rist. cd Rags/The Goldiggers, ReR, 1991.

× Mike Cooper/Cyril Lefebvre, Aveklei uptowns Hawaiians, Chabada, 1987.

× Lol Coxhill, Spectral Soprano, Emanem, 2002.

× Lol Coxhill, Toverbal Sweet, 1971, Mushroom, rist. cd See For Miles Records, 1997.

× Lol Coxhill, Welfare State, Virgin/Caroline, 1975.

× Lol Coxhill, Fleas In Custard, Virgin Caroline, 1975.

× Lol Coxhill, Diverse, Ogun, 1976, rist. cd Coxhill on Ogun, Ogun, 1998.

× Lol Coxhill, The Joy of Paranoia, Ogun 1977, rist. cd Coxhill on Ogun, Ogun, 1998.

× Lol Coxhill, Digswell Duets, Random Radar Records, 1978, rist. cd Digswell Duets, Emanem, 2001.

× Lol Coxhill, Lid, Ictus, 1978, rist. cd Moot & Lid, Ictus.

× Lol Coxhill, The Bald Soprano Companion, Tak, 1989.

× Lol Coxhill, The Dunois Solos, Nato, 1983.

× Lol Coxhill, Instant Replay, Nato, 1982, rist. cd Nato, 2011.

× Lol Coxhill/Fred Frith, French Gigs, AAA, 1979.

× Lol Coxhill, Home Produce, Tago Mago, 1982, rist. cd Home Produce: Country Bizare – The Tago Mago Recordings - Remixed & Expanded, NDN, 2003.

× Lol Coxhill, Frog Dance, Impetus, 1986.

× Lol Coxhill, Solo, Shock, 1990.

× Lol Coxhill, Couscous, Nato 1983.

× Lol Coxhill, The Inimitable, Nato, 1985.

× Lol Coxhill, Cafe de la place, Nato, 1985.

× Lol Coxhill, Before My Time, Chabada /Nato, 1987, rist. cd. Before My Time, Chabada /Nato, 2005.

× Lol Coxhill, Out To Launch, Emanem, 2003.

× Lol Coxhill, Alone And Together, Emanem, 1999.

× Lol Coxhill, More Together Than Alone, Emanem, 2007.

× Lol Coxhill/Veryan Weston, Worms Organising Archdukes, Emanem, 2002.

× Lol Coxhill/Barre Phillips/JT Bates, The Rock On The Hill, Nato, 2011.

× Lol Coxhill/ Veryan Weston, Boundless, Emanem, 1998.

× Delivery, Fools Meeting, B&C Records,1970, rist. cd Cuneiform, 1999.

× Morgan Fisher/Lol Coxhill, Slow Music, Pipe Records, 1980, rist. cd Slow Music, Voiceprint, 1995.

× G.F. Fitz-Gerald & Lol Coxhill, Echoes Of Duneden, Reel Recordings, 2007.

× General Strike, Danger In Paradise, Touch, 1984, rist. cd Danger In Paradise, Piano Records, 1999.

× Johnny Rondo Duo plus Mike Cooper, Johnny Rondo Duo plus Mike Cooper, FMP SAJ, 1980.

× Steve Lacy/Evan Parker/Lol Coxhill, Three Blokes, FMP, 1992.

× Steve Miller/Lol Coxhill, Miller/Coxhill Coxhill/Miller, Virgin Caroline 1973, in Coxhill/Miller Miller/Coxhill - The Story So Far..." "...Oh Really?, Cuneiform, 2007.

× Steve Miller/Lol Coxhill, The Story So Far ... Oh Really?, Virgin Caroline 1974, in Coxhill/Miller Miller/Coxhill - The Story So Far..." "...Oh Really?, Cuneiform, 2007.

× The Steve Miller Trio Meets Lol Coxhill, Miller's Tale, Matchless, 1986.

× Max Nagl/Edward Gorey, The Evil Garden, November Music, 2001.

× The Dedication Orchestra, Spirits Rejoice, Ogun,1992.

× The Dedication Orchestra, Ixesha, Ogun, 1994.

× The Melody Four, Love Plays Such Funny Games, Chabada/Nato, 1984.

× The Melody Four, T.V.? Mais oui!, Chabada/Nato, 1986.

× The Melody Four, The Melody Four? Si Señor!, Chabada/Nato, 1985.

× The Melody Four, Shopping For Melodies, Chabada/Nato, 1988.

× The Recedents, Barbecue Strut, Nato, 1986.

× The Recedents, Zombie Bloodbath on the Isle of Dogs, Nato, 1988.

× The Promenaders, The Promenaders, Y Records, 1981.

× Trevor Watts' Moiré Music, Trevor Watts' Moiré Music, Arc, 1985, una traccia, Mr. Sunshine, ristampata in Elastic Jazz cd+book, Bonomi C., Fucile G., Auditorium, 2005.