Magma

K.A

Seventh A XXXIV

 

 

 





 

K.A

Magma


 

Magma incrocia nuovamente l’orbita terrestre. Alla saga del pianeta Kobaia narrata dal gruppo francese mancava un capitolo (e, forse, altri sono ancora nel cassetto), quello posto tra gli album Mekanik Destruktiw Kommandoh e Kohntarkosz, ma la lacuna è stata colmata con la pubblicazione di questo K.A, ovvero Kohntarkosz Antheria, distribuito nei negozi specializzati nel 2005, ma acquistabile anche direttamente sul sito dell’etichetta Seventh (www.seventhrecords.com). Magma è un’avventura musicale assolutamente unica e irripetibile (vedi anche in questo numero e nel numero scorso di Quaderni, Suoni volanti e dischi terrestri), caratterizzata da un rigore tematico che spesso scivola nell’ossessione da parte del leader carismatico del gruppo, Christian Vander, batterista e ammiratore devoto di John Coltrane.

Magma ha prodotto negli anni un vero e proprio circuito autoreferenziale, nella migliore tradizione del fandom fantascientifico, riuscendo a salvarsi dal Kitsch grazie ad una musica straordinaria, congeniale alla narrazione delle relazioni tra terrestri e kobaiani. Librandosi sull’allora nascente jazz rock, agli inizi degli anni settanta, la musica proposta dai Magma ha da subito mostrato l’amore di Vander per musicisti colti come Stravinskij, Orff e Messiaen oltre, naturalmente, la venerazione per Coltrane, la cui ultima registrazione, ricordiamolo, si intitola Interstellar Space. Tempi dispari, insoliti poliritmi, intervalli di quinta diminuita, sequenze armoniche reiterate fanno da base a melodie appena sussurrate o maestosamente proclamate.

L’inedita K.A risale ai primi anni 70 e sulla datazione del reperto non ci sono dubbi, dal momento che possiede l’energia dei tempi migliori (e non solo per i Magma). Si articola in tre parti per una durata totale di 48 minuti, viene proposto in un’elegante confezione digipack con accluso un libretto contenenti i testi (rigorosamente in kobaiano) e foto dei musicisti.

La band si presenta con i nomi terrestri e quelli kobaiani. Per intenderci, Christian Vander è Zebëhn Straïn de Geustaah e Stella Vander si chiama Tauhd Zaïa Uno dei pregi discografici è di proporre una musica progettata trent’anni fa, ma incisa oggi con mezzi e tecniche di registrazione di ben altro livello. Non è un aspetto secondario, considerato l’ampio e costante impiego di tamburelli e altre piccole percussioni che intarsiano un minuzioso lavoro di accompagnamento delle voci di Christian e Stella Vander di Isabelle Feuillebois, Himiko Paganotti e Antoine Paganotti. Tutto ruota intorno al canto solista e corale con il raddoppio inesorabile del drumming di Vander. Movimenti all’unisono per esprimere con precisione maniacale il respiro cosmico del gruppo. Ancora una volta i Magma lasciano il segno, riaprendo le porte di un universo sonoro inconfondibile, lontano dal pop, distante dal jazz, solo confinante con le fonti colte da cui muove. Musica senza compromessi da trent’anni a questa parte. Coraggio d’altri tempi.

 

Formazione

Stella Vander - Tauhd Zaïa: canto, percussioni

Isabelle Feuillebois - Enör Zanhka: canto

Himiko Paganotti - Okita Sgëhmka: canto

Antoine Paganotti - Wöss Këmkah: canto

James Mac Gaw - Staiïss Ësslëhnt': chitarra

Emmanuel Borghi - Iüsz dëh Dzeuhr Ëmëhnëtt: piano, Fender

Frédéric d'Oelsnitz - Loï Dëwëhlünn: Fender

Philippe Bussonnet - Gëhnohr Dügohnn': basso

Christian Vander - Zebëhn Straïn de Geustaah: batteria, canto, percussioni


 

Recensione di Gennaro Fucile