• sommario no.23
  • navigator bussole
  • space
  • orientamenti
  • space
  • bussole
  • space
  • mappe
  • space
  • letture
  • cpace
  • ascolti
  • space
  • visioni
  •  
    bussole07bussole08
    Il Bahrein World Trade Center:
    lo spettacolo di sé nei non luoghi del loisir 
    di Linda De Feo

    “Se il monumento concepito poi costruito diventa un simbolo, la sua esistenza [che è fin da principio e costitutivamente apertura verso il mondo e verso gli altri] avrà preceduto la sua essenza” (Augé, 1999, pp. 82-83): la materia prima dell’architettura, lo spazio, presenta sempre una valenza sociale, come dimostrano i luoghi dell’abitare, del potere, dell’amministrazione, del lavoro e del tempo libero, eminentemente simbolici, nel senso che riuniscono, ordinano e identificano, ed è dalla loro capacità di riunire, dalla loro “funzione simbolica ‘orizzontale’ che dipende il loro valore simbolico primo, ‘verticale’. Essi significano o simboleggiano eventualmente qualcosa soltanto se sono riusciti a collegare, a riunire, a ordinare e a identificare coloro che li abitano o li frequentano. Accedono all’essere attraverso l’esistenza” (ivi, p. 83), heideggerianamente intesa anche come insieme di possibilità fra cui l’uomo deve scegliere.
    L’individuo è infatti ciò che sceglie di essere, cercando di orientarsi ed esponendosi al rischio, e, visto nel suo concreto e irripetibile esistere, è, in primo luogo, un essere-nel-mondo, ossia un prendersi cura – costruendole, manipolandole, riparandole, mutandole – delle cose di cui ha bisogno, che è anche trascendenza, vale a dire uno stare al di là di sé nella dimensione del progetto e della possibilità di realizzazione, impegnando la propria libertà, proiettandosi verso il futuro e collocandosi ai due estremi dell’autenticità e dell’inautenticità: il singolo soggetto dunque è nel cosmo in modo tale da disegnarlo e plasmarlo secondo un piano globale di utilizzabilità che subordina gli oggetti alle umane necessità e finalità, e da tramandare se stesso in possibilità ereditate e selezionate, spesso indotto non solo a tradurre, ma anche a tradire le tradizioni.  
    Tra le vie di Manama, nel praticare quella che potrebbe essere definita una sorta di etnologia della contemporaneità, cogliendo gli umori della popolazione meno giovane, disorientata tra la percezione delle immagini che attestano l’attuale realtà e la ricerca di testimonianze che dimostrino la vita vissuta, sembra di carpire, insieme agli aromi pungenti delle spezie, ormai tendenti a esser sopraffatti dalle raffinate essenze delle famose eau de parfum occidentali aleggianti nelle zone cosmopolite dello shopping, i ricordi vagheggiati, aggrappati al mito, sospesi tra la prossimità mormorante del mare e l’azzurro cangiante del cielo, tra l’essere stato e il non essere ancora completamente, tra i venditori di leggenda e i venditori di spettacolo. 
    Lo spazio costruito dei nuovi punti di aggregazione dei protagonisti del consumo, come il Bahrein World Trade Center, fatto di pareti vetrate, dischiuso all’esterno con i suoi effetti di trasparenza e luminosità, scintillante e svettante, appare assolutamente altro dalla fumosa e pigra penombra degli intimi luoghi di incontro maschile, dalla velata e pacata operosità dei brulicanti ginecei e dalla labirintica offerta di tipiche mercanzie che conserva e perpetua pervicacemente l’identità dei popoli e delle culture. Eppure, in un paese che, nonostante la pertinace persistenza di un remoto passato autoctono, vive vertiginosamente al futuro e ne rielabora gli influssi transnazionali, insinuandosi nella finzione e nell’immaginazione attraverso cui trascende la realtà alla luce del possibile, uno spazio così decontestualizzato ed étranger, un non luogo appunto, sembra avere ineludibilmente acquisito un’autentica esistenza per gli abitanti di Manama.

       [1] [2] (3)

    l
    — Abruzzese A., Archeologie dell’immaginario. Segmenti  dell’industria culturale tra ’800 e ’900, Liguori Editore, Napoli, 1988. — Augé M., Non-lieux, 1992, trad. it. di Rolland D., Nonluoghi, Elèuthera, Milano, 1993. — Augé M., L’Impossible voyage. Le tourisme et ses images, 1997, trad. it. di Salsano A., Disneyland e altri nonluoghi, Bollati Boringhieri, Torino, 1999. — Thesiger W., A Vanished World, Motivate Publishing, Dubai – Abu Dhabi – London, 2001.
space <   sfoglia    |    sommario    |    orientamenti    |    bussole    |    mappe    |    letture    |    ascolti    |    visioni    |    sfoglia   >