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    Mongol
    di 
    Sergei Bodrov

    In principio era Temüjin, nato nel 1162, nella steppa mongola, infanzia durissima, subito orfano di padre (assiste al suo assassinio), anch’egli a un passo dalla morte, privato della moglie bambina Börte, che aveva scelto quando era ancora un fanciullo. Una donna che ritroverà, perderà e ritroverà ancora fino a restargli accanto per tutta la vita, coprendo il molteplice ruolo di madre, amante e consigliera. Intorno al 1200 sarà Gengis Khan, signore di uno dei più grandi imperi mai costruiti. Personaggio storico molto immerso nella leggenda del guerriero sanguinario e spietato, viene affrontato da Bodrov (già autore del bel Il prigioniero del Caucaso) con una ricostruzione storica scritta insieme ad Arif Aliyev basandosi su documenti storici come il poema La storia segreta dei Mongoli. La trama soffre in alcuni passaggi di un‘eccessiva contrazione temporale, dovuta a delle ellissi troppo accentuate, ma Bodrov compensa evitando di insistere sul solo aspetto militare della storia, intrecciando sentimenti (in particolare quello di Temüjin con il fratello e Khan rivale, Jamukha), il carattere del personaggio temerario e ostinato, miscelando il tutto con un grande affresco di usi e costumi di quelle terre lontane a noi occidentali. Ulteriore fascino il film lo trae poi dai luoghi prescelti per girare il film, gli stessi che nei secoli scorsi hanno ospitato l'impero. Spazi infiniti, dove gli uomini sono davvero di passaggio, territori selvaggi e sognanti, sempre spettacolari, quasi non terrestri che la bella fotografia restituisce appieno. L’edizione in doppio dvd propone anche un’intervista di mezzora al regista condotta da Marina Fabbri, un cortometraggio animato, L’attesa (protagonista la moglie di Temüjin che attende il ritorno del marito a casa e subisce angherie da parte di alcuni uomini), il making off e il trailer. La sezione ROM contiene la versione per iPod e iPhone del film.
    Gennaro Fucile

    Mongol
     
    titolo Mongol

    regia Sergei Bodrov

    casa di produzione BIM

    principali interpreti 
    Tabanobu Asano,
    Sun Honglei,
    Khulan Chuluun

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    Frontiers - Ai confini dell'inferno
    di 
    Xavier Gens

    Scene di guerriglia urbana e una rapina con vano inseguimento da parte della polizia. Siamo a Parigi (sull’eco degli scontri del 2005), in concomitanza con i violentissimi scontri in corso nella periferia della capitale, scoppiati in occasione delle elezioni politiche, cinque ragazzi di origine algerina compiono una rapina. Durante la fuga il gruppo deve dividersi perché uno di loro viene colpito gravemente e deve essere trasportato urgentemente in ospedale. Il gruppo ha intenzione di raggiungere l’Olanda oltrepassando la frontiera francese. Essendo ormai notte inoltrata, due dei ragazzi decidono di fermarsi in un motel sperduto nei pressi del confine con il Belgio. Da questo punto in avanti inizia un lungo delirio splatter con sangue davvero a fiumi, atmosfere malsane, putride, creature disgustose che si annidano nel fondo di una miniera, cannibalismo, macellamenti, una disgustosa porcilaia e vaneggiamenti nazisti dei pazzi psicopatici che abitano il motel (anzi, due). Opera prima di Gens che pur non aggiungendo nulla di nuovo al genere si segnala per un’ispirazione ad ampio raggio, ammessa dallo stesso regista (tra i titoli che lo hanno suggestionato indica La mosca, Salò e le 120 giornate di Sodoma, Non aprite quella porta, Robocop, Aliens, l'intera produzione di George Romero, Misery non deve morire, La casa del diavolo) e un citazionismo altrettanto poderoso, con spunti che sembrano arrivare direttamente, come in un greatest hits dell’horror, da The Blair witch project a La casa dei 1000 corpi, da Alta tensione, a Le colline hanno gli occhi, ma l’elenco è davvero lungo. Eppure il film non è un pasticcio, mantiene alta la tensione e si avvale di ottimi attori, soprattutto Karina Testa, che interpreta la ragazza del gruppo dei rapinatori, che subisce uno shock dietro l’altro con relativa violenza (la ragazza è incinta). Insomma un lavoro francese degno delle produzione americane di genere.
    Gennaro Fucile

    Frontiers 
     
    titolo 
    Frontiers - Ai confini dell'inferno

    regia Xavier Gens

    casa di produzione Mondo Home Entertainment

    principali interpreti 
    Karina Testa,
    Aurélien Wiik,
    Patrick Ligardes,
    David Saracino,
    Maud Forget,
    Samuel Le Bihan,
    Chems Dahmani,
    Jean-Pierre Jorris,
    Amélie Daure,
    Estelle Lefébure

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    W.
    di 
    Oliver Stone

    George Walker Bush è stato uno dei protagonisti indiscussi della storia mondiale del XXI secolo; non lo si può negare. è stato il presidente degli Stati Uniti su cui sono stati scritti più libri in assoluto, ha portato alla ribalta la religione nei suoi aspetti forse più estremi, qualche regista lo ha anche fatto morire in un film di discreto successo. Non stupisce quindi che anche Oliver Stone, che ha già indagato ben due presidenti Usa, concluda adesso questa trilogia con W. Stone ci fa un ritratto di Bush come il tipico idiota fannullone figlio di papà, che passa le sua gioventù a divertirsi e a rincorrere gonnelle; ci racconta della sua metamorfosi in un christian reborn, e poi nuovamente dopo gli attentati, quando la religione e - solo dopo - la politica influenzeranno la sua personale crociata al terrore globale. Più che altro viene privilegiato il lato politico, che traspare chiaramente attraverso le parole del suo Dick Cheney nella situation room, dove la guerra al terrore viene presentata come una copertura per la conquista dei proficui giacimenti petroliferi dell’Iraq. Una parte interessante – seppur sottovalutata – del film è la capacità degli attori di riuscire ad imitare in maniera eccellente non solo la mimica facciale, ma anche le voci dello staff presidenziale. Perfettamente azzeccati sono oltre al bravissimo Josh Brolin/Bush, Richard Dreyfuss e Thandie Newton, praticamente due fotocopie di Dick Cheney e Condoleeza Rice; varrebbe quindi la pena seguire il film in lingua originale. Ad ogni modo resta un po’ d’amaro in bocca, perché comunque Stone avrebbe dovuto analizzare meglio non la gioventù, non i piani d’attacco, ma la personalità intima del war president, che è la vera e unica chiave di volta di tutta la politica mondiale degli ultimi otto anni, e forse del futuro.
    Giovanni De Notaris

    W. 
     
    titolo 
    W.

    regia Oliver Stone

    casa di produzione Sony Pictures Home Entertainment

    principali interpreti 
    Josh Brolin,
    Elizabeth Banks,
    James Cromwell,
    Richard Dreyfuss

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