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    tartaruga
    ...e se la tartaruga di Zenone avesse preso la scala mobile? di Livio Santoro

    A ben vedere la prima forma di legittimazione del potere significa bene o male che non è importante cosa sia chi ricopre determinate cariche, l’importante è chi sia, a quale discendenza appartenga, oppure da quale discendenza sia stato nominato. È il caso delle monarchie. Il secondo caso, quello che si addice alla nostra forma social-democratica matura, è quello della legittimazione elettorale, diciamo: esistono delle regole, e queste regole devono essere valide per tutti, chiunque può accedere alle sfere del potere in quanto la garanzia che vi sta alla base è quella del bene comune, della legalità delle modalità di scelta e di assunzione del potente. In buona sostanza non si ha il potere in base a ciò che si è dalla nascita, ma in base a ciò che si sa fare. È la tensione che in sociologia si impara subito come opposizione tra ascrittività ed acquisività. Ovviamente si tenga comunque sempre presente la natura tipico-ideale di queste semplificazioni.
    Ecco il terzo tipo di legittimazione di potere: quello carismatico. Esso non ha nulla di razionale, né apparentemente né nella sostanza, almeno così pare. Anzi, forse non c’è nulla di più irrazionale dell’affidarsi ad un soggetto per la sola forza del suo carisma. Gustave Le Bon, nel suo La psicologia delle folle (1895) aveva già parlato di come avviene il contratto silenzioso di potere tra una personalità carismatica e un popolo sottostante. Bastano pochi accorgimenti: la ripetizione, l’utilizzo di formule semplici ed immediate, la ridondanza… e magari (o forse soprattutto) una bella faccia. La personalità carismatica è il tipo ideale del potere del nostro tempo, per quanto la legittimazione legal-razionale sembri forse più adeguata in questo ruolo. Certo si elegge legalmente, si vota, si presentano le candidature, si fa mostra di un eloquio tecnico, è ovvio. Ma la sostanza che modifica la concezione di uno o di un altro individuo non sta nella considerazione razionale delle parole o delle realizzazioni di un candidato o di una schiera di candidati. C’è un fatto che sta al di sotto di questo. Il carisma, appunto. Elemento irrazionale, fatto di umori e di profumi più che della certezza del fatto. E il carisma è ciò che può nascere proprio in una situazione in cui l’estrema razionalizzazione di determinati ambiti non fa altro che disincantare l’individuo, che renderlo, a questo punto, soggetto non più interrogativo. E sì che una delle maggiori ammissioni sartriane è proprio che lo squilibrio esistenziale tra il mondo e l’uomo pone quest’ultimo, nei confronti dell’essere, “in atteggiamento interrogativo” (1943). Ci si abbandona al carisma quando non ci si chiede il perché delle cose, quando la faccia resta atteggiata in una posa millenaria di attesa passiva, senza che possano esistere particolari stati d’animo. Il carisma è assimilabile ad un qualsiasi stato di stupore isterico, ci si lascia andare dalle cose. Si diventa parte di un tutto di cui non si conosce la forma generale, e si è sicuri del funzionamento di questo tutto pur non sapendone veramente nulla.
    Allora si immagini il volto di Achille e della tartaruga sotto questa nuova luce. Magari Achille, allora, non raggiunge la tartaruga perché si soffermerà a chiedersi il perché delle cose, il perché circa il fatto che potrebbe o non potrebbe raggiungere la sua avversaria nella corsa. E se la tartaruga, invece di correre con le proprie forze, prendesse una scala mobile?

       [1] [2] [3] (4)

    l
    — J. L. Borges, Discusión, 1932, trad. it. Discussione, Adelphi, Milano, 2002. — G. Le Bon, Psychologie des foules, 1895, trad. it. Psicologia delle folle, TEA, Milano, 2004. — J. P. Sartre, L'être et le néant, 1943, trad. it. L’essere e il nulla, Il Saggiatore, Milano, 1997. — M. Weber, Wissenschaft als Beruf, 1919, trad. it., La scienza come professione in ID, La scienza come professione. La politica come professione, Edizioni di Comunità, Milano, 2001.
     
    tartaruga
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