• sommario no.20
  • navigator bussole
  • space
  • orientamenti
  • space
  • bussole
  • space
  • mappe
  • space
  • letture
  • cpace
  • ascolti
  • space
  • visioni
  •  
    tartarugatartaruga
    ...e se la tartaruga di Zenone avesse preso la scala mobile? di Livio Santoro

    La macchinetta del caffè è visibile, non nasconde nulla, non ha ingranaggi, pezzi chiusi in un sistema di viti e di rondelle, non ha catene né motori. È semplicemente fatta di tre pezzi di alluminio (anche una guarnizione di gomma certo), e mostra di sé quanto ha da dire. La scala mobile si nasconde, scende dabbasso, il corrimano scompare nella voluta della conclusione della scala, diventa sottosuolo, elemento circa il quale interrogarsi perché invisibile. Ma in quanti si chiedono, nel quotidiano, del funzionamento della scala mobile? Questa è la domanda principale sebbene sia una domanda scontata. Tuttavia è un po’ il succo di quello che Max Weber ha definito come il disincanto del mondo (M. Weber, 1917). Ossia l’uomo è talmente immerso in un sistema di meccanismi complessi e da lui distanti che non si chiede del perché e del per come del loro funzionamento, e tuttavia li utilizza in maniera appropriata quanto più non potrebbe.
    Disincanto significa (tra le altre cose) che non c’è bisogno di chiedersi e di avere le competenze circa la riproduzione e il funzionamento interno degli strumenti utilizzati, c’è qualcuno che lo fa per noi, qualche specialista nascosto all’interno delle numerosissime maglie di un sistema produttivo pervasivo che si chiama capitalismo, o tardo capitalismo (immateriale, liquido etc. etc. si direbbe adesso) per utilizzare una definizione più attuale e condivisa. A questo si accompagnerebbe una necessaria tendenza all’abbandono degli antichi impianti di spiegazione del reale magico-animistici, con la conseguente secolarizzazione dei diversi imperativi religiosi. Alla base della questione del disincanto del mondo sta però anche un tratto che non è poi troppo sottile, e che sembra dare ragione a fantomatiche teorie profetizzanti una inevitabile, necessaria omeostasi generale del senso. Si parla di un periodo in cui al disincanto fa da sfondo una sorta di silenzioso reincanto, un movimento verso il quale si sarebbe riportati alla necessità di scoprire il perché delle cose quotidiane, il per come di queste stesse cose. Come a dire che per un po’ il disincanto ha retto, ma che la sua pervasività estrema e onnicomprensiva non ha fatto altro che negare se stessa, imponendo il moto contrario di domande quotidiane e di risposte del singolo. A questo proposito si ascolti ancora Weber, lo si faccia per un attimo. Il disincanto del mondo sta dalla stessa parte della tensione testimoniata dal paradosso di Zenone. Se si vive in un mondo in cui la produzione specializzata degli strumenti che permettono la riproduzione della realtà non fa altro che raccontare di una razionalizzazione sempre crescente, è vero, lo si conceda, anche il contrario. È lo stesso Weber a sostenerlo quando ci parla, per esempio, delle sue forme di legittimazione del potere. Senza voler scadere in una presentazione pedissequa di una teorizzazione risaputa, si ricordi di come esistano tre forme per cui il potere si mostra come tale davanti alla realtà: quella tradizionale, quella legal-razionale, quella carismatica.

     
    tartarugatartaruga
       [1] [2] (3) [4]
space <   sfoglia    |    sommario    |    orientamenti    |    bussole    |    mappe    |    letture    |    ascolti    |    visioni    |    sfoglia   >