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    marilyn

    C’è la miseria, c’è il vagabondaggio della gente che non sa dove è che deve andare, ci sono i terremoti e gli incendi, ma c’è anche il sorriso di una miss, l’allegria goliardica delle ragazzine da sfilata, ci sono le pagine dei giornali, c’è la potenza verticale delle città statunitensi, e c’è, naturalmente, un mondo intero. E questo non fa altro che spostare il fuoco dell’attenzione dall’attrice, dalla bambina, a quel mondo in cui l’attrice e la bambina sono nate e cresciute. E la commozione dovuta ad una storia triste, appartiene non più a quel solo personaggio, ma appartiene ad un’epoca che ha saputo fare della bellezza un concetto estraneo a ciò per cui è stato creato. “Tra te e la tua bellezza si mise tutta la stupidità e la crudeltà del presente” dice Pasolini, ed è qui che è racchiusa la concezione di un’epoca che utilizza il personaggio, che tratteggia il suo profilo come fosse un burattinaio che non ha scrupoli, perché di scrupoli, quando si tratta di cose che devono accadere inevitabilmente, non ne esistono e non ne possono di certo esistere. Marilyn appartiene al Novecento, vi appartiene in quanto è suo strumento, passivo coacervo dell’essenza febbrile di un secolo.
    È il Novecento ciò che, in fin dei conti, Pasolini e Marilyn ci hanno raccontato, un Novecento tremendamente fatto per essere guardato, per essere messo di fronte al suo stesso livore, alle miserie che vi stillano come delle domande tanto terribili da non avere una risposta.
    Perché ne La Rabbia non c’è soltanto una voce, quella di Marilyn, ma c’è la storia di un secolo, dei suoi protagonisti, volenti o meno. Marilyn come Fidel Castro, come la Regina Elisabetta, come Giovanni XXIII. Marilyn come Jurij Gagarin: quest’ultimo a gareggiare con gli astri nel tratteggio siderale dell’orbita terrestre, la prima a gareggiare con le mondane stelle della fama, inadeguata alla competizione come un corridore che non riesce a vedere il traguardo. Tanto che la posta in palio, si dica chiaramente, è il succo di tutti quegli anni che hanno fatto un’epoca, rattrappito in un paio di decenni troppo pesanti per essere il peso sulle spalle di una sorellina minore.

    marilyn
       [1] [2] [3] (4)

    v — Pier Paolo Pasolini, 1962, Mamma Roma, Arco Film.

    — Pier Paolo Pasolini e Giovanni Guareschi, 1963, La Rabbia, Opus Film.

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