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    X-Files - Voglio crederci
    di 
    Chris Carter

    Il secondo film tratto dalla serie cult degli anni 90, X-Files, s’intitola “Voglio crederci” riprendendo il motto che campeggiava sul poster appeso nell’ufficio di Mulder (“I want to believe”) nel corso della serie. Diversamente dal primo film, cronologicamente situato all’interno della continuity ancora in corso di stesura (il telefilm chiuse nel 2002), Voglio crederci si ambienta nove anni dopo la fine della serie e getta uno sguardo sulla vita – anche privata – della storica coppia di protagonisti, Fox Mulder e Dana Scully. Il primo, latitante dopo l’incriminazione da parte dell’FBI, passa le giornate ritagliando articoli di giornale; la seconda, riacquistata la sua fede cristiana, è medico presso un ospedale religioso. A intrecciare nuovamente i destini dei due è la scomparsa di un’altra agente dell’FBI, che un prete pedofilo sensitivo ritiene di poter ritrovare per salvarla dalla morte a cui sembra essere destinata. Niente misteri provenienti dallo spazio (riservati, a quanto sembra, al sequel già in lavorazione) per questo nuovo capitolo della serie. Una storia molto più thriller con qualche sfumatura horror consente allo spettatore di immergersi nuovamente nelle familiari atmosfere di X-Files, ma la trama sembra appiccicata lì quasi per caso e tutto si concentra sulla ritrovata chimica tra i due protagonisti (con tanto di bacio finale) e sui loro demoni privati. Affascinante, comunque, l’approfondimento del rapporto tra religione e paranormale, ignorato nella serie e qui trattato abbondantemente tra stimmate, voci divine e miracoli della fede (“voglio crederci”).
    Roberto Paura

    X-Files
     
    titolo 
    X-Files - Voglio crederci

    regia Chris Carter

    casa di produzione 
    20th Century Fox

    principali interpreti
    David Duchovny,
    Gillian Anderson,
    Amanda Peet,
    Billy Connolly,
    Alvin “Xzibit” Joiner,
    Mitch Pileggi

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    Quintet
    di 
    Robert Altman

    In un futuro dove la Terra è avvolta dai ghiacci e la vita animale e vegetale è ormai scomparsa, l’umanità attende l’arrivo della proprio ora sfidando continuamente la morte in un complesso gioco chiamato “quintet” il cui scopo è quello di sopravvivere uccidendo i proprio compagni di gioco. Essex (Newman), tornato dopo dieci anni nella città natale in seguito a una infruttuosa caccia, perde la propria compagna (Fossey) – incinta – a causa di una bomba piazzata per uccidere il fratello Redstone, coinvolto in un torneo di quintet. Assume così il nome di Redstone al fine di continuare il gioco per comprendere chi vi sia dietro e cosa ottenga il vincitore. Parte di un fortunato filone di film di fantascienza incentrati sul ruolo sociale del gioco nel futuro (La decima vittima, Rollerball), Quintet di Altman non è certo annoverato tra i successi del regista ma è comunque un esempio di buona fantascienza “filosofica”, alla stregua di Stalker di Tarkovskij che oltre allo stesso anno di uscita (1979) condivide anche molte scelte narrative (i singoli personaggi emblematici, come San Cristofer – impersonato da Gassman – nel film di Altman e il Professore in Tarkovskij) e atmosfere (i ghiacci eterni in Quintet, la “zona morta” in Stalker). Le ambientazioni tardo-medievali rendono l’idea di un mondo statico e improduttivo, dove la morte – simboleggiata dai cadaveri per le strade mangiati dai cani randagi – è una certezza che si cerca di esorcizzare con l’alcol e il gioco. I vizi del nostro mondo diventano unica consolazione nel mondo devastato del futuro.
    Roberto Paura

    Quintet
     
    titolo 
    Quintet

    regia Robert Altman

    casa di produzione 
    20th Century Fox

    principali interpreti
    Paul Newman,
    Vittorio Gassman,
    Bibi Andersson,
    Fernando Rey,
    Brigitte Fossey

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    Star Wars - The Clone Wars
    di 
    Dave Filoni

    Chiamiamolo pure operazione di marketing, perché questo è essenzialmente l’ultimo capitolo cinematografico della saga di Star Wars. Un capitolo del tutto atipico: prodotto, per la prima volta, dalla Warner Bros anziché dalla storica 20th Century Fox, The Clone Wars è stato firmato dalla Lucasfilm Animation ed è un grande videogioco trasposto sul grande schermo per fungere da pilot di una serie animata che poco dopo l’uscita del film ha iniziato ad essere trasmessa da Cartoon Network (più di 100 episodi secondo i progetti). La regia è stata affidata a Dave Filoni, esperto di animazione, che ha sostanzialmente ripreso atmosfere e grafica della precedente – e quasi omonima – serie animata Clone Wars diretta da Gennady Tartakovsky. Il senso di spaesamento è totale già dai primi minuti, quando invece del testo che scorre sullo sfondo stellato commentato dalla musica di John Williams (qui sostituito dignitosamente da Kevin Kiner) si viene subito immersi nella vicenda con una voce narrante stile briefing pre-missione. Tutto ricorda la struttura di un videogame: la missione principale, recuperare il figlio del gangster vermiforme Jabba the Hutt per stipulare con lui un’alleanza anti-separatisti, è scandita da tante sotto-missioni come all’interno di una campagna single-player sviluppata dalla LucasArts. I personaggi introdotti non sono di scarso rilievo: troviamo infatti la prima (e ultima) allieva jedi affidata ad Anakin Skywalker, Ahsoka Tano, e la sith Ventress, allieva del leader separatista Conte Dooku. Ma c’è poco spazio per l’introspezione: tutto è una sequela di battaglie, scontri a fuoco, corpo a corpo per fortuna di buon livello grafico; qualche simpatica gag fa sì che il film non si prenda troppo sul serio. Il risultato è comunque un prodotto godibile se lo si pone ben al di fuori del canone di Star Wars, e ci fa ammirare ancora una volta il talento di George Lucas nel continuare a innovare la sua saga, sempre un passo più avanti degli altri nell’innovare al contempo il mondo del cinema. La versione in dvd è di tre tipi: quella classica a un solo disco, un’edizione in due dischi con numerosi contenuti speciali, e l’edizione blue-ray.
    Roberto Paura

    Clone Wars
     
    titolo 
    Star Wars
    The Clone Wars

    regia Dave Filoni

    casa di produzione 
    Warner Home Video

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