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    AAA... Apocalisse cercasi di Giorgio Signori
    apocalisse

    La narrativa di finzione, infine, rispetta allo stesso modo tali principi, anche se a volte (per esempio nel filone catastrofico), non manca di contravvenire a quello dell’inevitabilità laddove l’eroe “salva l’umanità”, e a quello dell’informazione, quando la catastrofe viene evitata all’insaputa del mondo intero, che continua a vivere serenamente la propria quotidianità. Tuttavia non mancano esempi nei quali tali principi vengono rispettati. Spostandoci nel campo cinematografico, ma restando negli anni del non-conflitto, il tema della non controllabilità della reazione viene proposto, in chiave ironica e satirica, nel Dottor Stranamore di Stanley Kubrick. Nel film, in cui un generale americano violando le procedure di sicurezza ordina un attacco atomico sull’Unione Sovietica, non ci sarà alcuna possibilità di disinnescare il terribile “Ordigno Fine del Mondo” un sistema automatico di risposta che, contro la volontà di entrambe le superpotenze, esploderà ironicamente sulle note della canzone We’ll Meet Again, generando una reazione a catena fatale per l’intero pianeta.
    La rappresaglia istintiva, incontrollata, generata dall’isterismo militare, è a tutti gli effetti un topos costante che si cristallizza con una certa regolarità nella produzione americana. Il mondo del giornalismo, a sua volta, non rinuncia a sfruttare la fascinazione emanata dalle predizioni apocalittiche, che possiedono un appeal irresistibile per vaste audience. Negli ultimi anni si è verificata una significativa accelerazione di questa propensione, che avvicina singolarmente gli scenari della scienza a quelli della fantascienza. Un caso eclatante che ormai quasi dieci anni fa ha sollevato un allarme (e un business) sproporzionato rispetto alla rilevanza della minaccia è stato l’ormai fantomatico Millenium Bug, che alla fine degli anni Novanta veniva descritto come il possibile fautore del collasso dell’umanità, una volta tanto con una data precisa come nelle migliori profezie medievali sull’anno 666, il Mille e affini. Il bug sarebbe stato causato dalla teorica impossibilità dei computer di gestire il passaggio dalla data 19xx a quella 20xx, a causa della miopia degli sviluppatori informatici che non avrebbero previsto il cambio di millennio e avrebbero affidato alle sole ultime due cifre dell’anno la memoria della data di qualsiasi operazione basata sul calcolatore. Lo scenario descritto era, di nuovo, apocalittico: i computer si sarebbero bloccati tutti e contemporaneamente, l’economia sarebbe collassata istantaneamente bruciando inimmaginabili somme di denaro virtuale, l’elettricità si sarebbe interrotta lasciando al buio il mondo intero, tutti gli aerei sarebbero caduti fermandosi istantaneamente: il caos totale. La ricetta anche in questo caso c’è tutta: l’espiazione di una colpa dell’essere umano, l’inevitabilità del processo, la consapevolezza della fine veicolata da ogni mezzo di comunicazione possibile. In realtà, nel peggiore dei casi, a restare vittima del Millenium Bug è stata qualche segreteria telefonica, e ciò era tutto sommato prevedibile anche tra i non addetti ai lavori, tuttavia la fascinazione della fine non ha impedito alla grande bufala dello Y2K di restare per sempre impressa nella storia del mondo e di ispirare una quantità di prodotti materiali e immateriali a esso collegati, da servizi per prevenire il disastro, a gadget, a trame di film, cartoni animati, fumetti. Una bufala, appunto, mitica, che incarna tuttavia una serie di trasformazioni sociali e del sistema delle comunicazioni. Il Bug racconta ben altro della società a cavallo tra due secoli e due millenni, racconta dei timori di una progressiva, totale e inevitabile informatizzazione della società. Racconta del completamento dello spostamento dei flussi economici sulle reti, racconta della morte degli archivi cartacei (e quindi della memoria scritta), racconta di internet sul computer di casa, racconta del telefonino. In generale, il Millenium Bug racconta una società che si trova di fronte a un cambiamento nelle proprie abitudini ed esprime la propria perplessità nell’affidare al computer e all’informatica, in definitiva alla scienza, settori vitali della propria esistenza. Dal 2000 sono passati otto anni prima di un nuovo annuncio della fine del mondo.

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