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    segnalazioneThe Ogun Collection
    di Blue Notes


    A metà degli anni Sessanta dei musicisti provenienti, o meglio in fuga dal Sudafrica approdarono a Londra dopo un discreto peregrinare. Erano i membri di un gruppo denominato Blue Notes.
    Un’odissea che ora possiamo ripercorrere grazie ai cinque cd di questo box della Ogun che comprende anche un booklet con brevi testi di testimonianze e ricordi e un bel corredo fotografico. Il gruppo si era formato per iniziativa del pianista Chris McGregor, unico bianco di una formazione che comprendeva il trombettista Mongezi Feza, i sassofonisti Dudu Pukwana (contralto) e Nick Moyake (tenore) il contrabbassista Johnny Dyani e il batterista Louis Moholo. Nel 1964 il gruppo suonò in Francia e da lì iniziò una lunga avventura musicale e una vita da profughi che li portò dapprima in Svizzera e poi, in gruppo o singolarmente, in Argentina, Danimarca, Svezia e in UK (il solo Moyake ritornò in Sudafrica dove morì qualche anno dopo), dove altri musicisti si erano già trasferiti.

    The Ogun Collection
    di Blue Notes

    titolo
    The Ogun Collection

    etichetta Ogun

    distributore Ird
    Tra questi vi era il contrabbassista Harry Miller, che poi nel 1974 fondò proprio la casa discografica Ogun. Miller non c’è più, ma sua moglie Haze ha preso da qualche anno a ripubblicare il meglio del catalogo. Quanto a lutti, la storia dei Blue Notes ne è piena oltremisura e segnata da incontri musicali in ricordo dei compagni via via scomparsi. Facciamo, però, un passo indietro. Prima di lasciare il Sudafrica, i Blue Notes registrarono a Durban nel 1964 un concerto pubblicato solo nel 1995 con il titolo Live in South Afrika 1964. In bell’evidenza, subito, la grande vena compositiva di Pukwana, autore di quattro brani su sette, tra cui la splendida ballad B My Dear e di McGregor che ne firma due (Vortex Special e la trascinante Now). In bella mostra anche Moyake, musicista dotato, finemente ispirato a Coleman Hawkins. Per la verità tutti suonano già magnificamente, riuscendo ad essere trascinanti ed emozionanti, anche se sconfinanti di poco dall’hard bop. Subito dopo, i sei espatriarono e Blue Notes fu accantonato come progetto con l’insediamento nella capitale inglese. Nel 1968 uscì Very Urgent, prodotto da Joe Boyd per la Polydor e pubblicato a nome The Chris McGregor Group. Il sestetto all’opera era in pratica la formazione dei Blue Notes, tranne Moyake, sostituito da Ronnie Beer e dove, tra l’altro, compariva proprio B My Dear con il titolo Marie My Dear. Subito dopoMcGregor varò la prima sontuosa formazione della Brotherhood of Breath, orchestra che portava a definitiva sintesi quel meticciamento tra free jazz e kwela music, che segnò in modo sostanziale l’allora nascente british jazz. Così, quando nel 1975 scomparve Mongezi Feza, l’orchestra e i suoi membri avevano già realizzato diversi importanti lavori. I superstiti (McGregor, Pukwana, Dyani e Moholo ) si ritrovarono per registrare un estatico requiem, Blue Notes For Mongezi, session lunga tre ore e mezza registrata il 23 dicembre 1975. Suddivisa in quattro movimenti la suite è un viaggio nella loro storia musicale con lunghe divagazioni free, citazioni (come non pensare a tratti ad Albert Ayler), momenti più gioiosi legati al folklore musicale sudafricano. Compatti, inesauribili, quasi in trance qui i Blue Notes sprigionano momenti di rara bellezza. Il doppio album in vinile conteneva solo degli estratti (si fa per dire, erano pur sempre quattro facciate di durata compresa tra i 19 e i 23 minuti), mentre qui in due cd viene riproposto tutto quanto venne registrato (il che non equivale a tutto quanto venne suonato): due ore e mezza di epico, dolente, furibondo, malinconico ricordo dell’amico scomparso. Il quartetto ebbe modo di suonare in diverse occasioni e ne scaturì un The Blue Notes in Concert (di cui in vinile apparve un Volume 1). Si tratta di un concerto tenuto il 16 aprile del 1977 al 100 Club di Londra, di cui si recuperano tracce rimaste fuori dall’ellepì. Performance che non ha il lento incedere della trenodia per Mongezi, ma è giocata su tempi più stringenti. Ricompare la Now del concerto sudafricano, qui ribattezzata Manje, nervosa, spigolosa, meno propensa allo swing, a procedere per linee rette, resa invece più astratta in un’affascinante rivisitazione. Si riprendono traditional, come We Nduna e Kudala, temi coinvolgenti come da… tradizione. Trascorrono altri dieci anni ed è Johnny Dyani ad andarsene. In tre si riuniscono per registrare Blue Notes For Johnny, disco molto diverso dall’omaggio a Mongezi. Si rileggono pagine del songbook di Dyani, affrontate senza l’apporto di un contrabbassista. L’impegno profuso è totale, quasi a voler anche in questa occasione spendere ogni energia in una catartica performance d’addio. Si viaggia tra blues, bop, improvvisazioni e robuste ballad con una disinvoltura sempre stupefacente. Irresistibile Funk Dem Dudu, esemplare l’improvvisazione tra McGregor e Moholo in Monks & Mbizo, gustosa la swingante Blues For Nick di Pukwana. In questa edizione compaiono anche tre alternate track. La vicenda discografica finì lì. Nel 1990 lasciarono il pianeta anche McGregor e Pukwana.

    Gennaro Fucile

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