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  • [ c o n v e r s a z i o n i ]
    Donald Robinson, tra fisicità e linguaggio di Erika Dagnino

    donald e biggi
     
    Una sorta di extraterritorialità al di là o al di qua di tempo e spazio, coordinate imprescindibili per la razionalità, e per la fisicità dell’evento acustico, ma paradossalmente fatte saltare dall’improvvisazione…

    Qui sembra essere chiesto se il tempo e lo spazio possono essere rotti dalla musica improvvisata. Credo che questa possa ‘rompere’ le vie consuete per cui siamo soliti percepire il tempo e lo spazio. C’è una attività di giunzione degli eventi attraverso l’uso di suoni, parole, o immagini…una giustapposizione dell’emozione nel connettersi agli eventi, o giustapposizione di eventi – tempo e spazio – nel connettersi all’emozione. Gli improvvisatori si permettono davvero il territorio della libertà della percezione. Andiamo realmente oltre ciò che la società ci consente di percepire e di esprimere, generalmente parlando. Noi possiamo dare voce anche a ciò per cui altri non hanno le parole. Abbiamo la capacità di collocare le perplessità e le percezioni in un dimensione dove i dilemmi degli ascoltatori possono essere raccontati e districati. La musica è, per definizione, un’espressione dell’esperienza che non può essere articolata in parole. Nella vita risposte e visioni possono provenire da moltissimi luoghi diversi. La musica può accedere a questi luoghi simultaneamente.

    Consideriamo ora la batteria, lo strumento nella sua fisicità, rispetto al livello visivo.
    La batteria consiste in diverse parti che a loro volta possono essere suonati con diversi strumenti (bacchette, spazzole, mazze, dita…) e in diversi modi e direzioni provocando anche un continuo gioco di luci e di ombre, in una perenne dialettica tra movimento e stasi…

    Bisogna ricordare e considerare che ciò che il batterista fa non è, generalmente parlando, visivamente premeditato.
    Egli, per la maggior parte, sta facendo il suo lavoro e spera che ciò che si verifica udibilmente sia ciò che intendeva, ma ciò che avviene visivamente è solamente un risultato casuale. La scena e le luci possono far apparire ciò che il batterista fa molto fisico, magnetico, rendendolo simile a una danza, anche se in generale non è inteso per apparire in questo modo.
    Allo stesso tempo nel mettere in scena la musica può venire richiesta al batterista una specifica presenza fisica o no, ma questo è di solito solo per il pubblico.
     
     
    donald e biggi

      [1] (2) [3]
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