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    Claudio Lugo: nel corpo, nel suono di Erika Dagnino


    lugo Quanto dovettero penare i fondamentalisti del sax-accademico per castrarne e nasalizzarne il timbro! Di tutto fecero per distinguersi da quegli hobos negri e inopportuni che glissavano tra le note, raschiavano via il suono dall’onesto e benpensante pentagramma; per non parlar di tutto quel soffio vibrante! Osceno, osceno7!”
    E tornando al corpo, – non solo inteso come esercizio fisico ma anche come manifestazione visibile del corpo stesso, collegata alla produzione di suono, ed eventualmente di senso, in un’oscillazione continua tra distanza e vicinanza, tra movimento respiratorio specifico, e non solo, e la musica – al suo essere imprescindibile, inteso proprio nella sua materialità, per la composizione e l’esecuzione di un brano musicale: 
    “Di fatto la musica è endemicamente elusiva della mediazione linguistica; by-passa la produzione significante vivendo nel puro continente del senso; inteso come seme astratto e germinale dell’atto comunicativo, ma anche proprio come sensitività fisica, corporea. 
    La musica esiste ovunque, comunque e quantunque  perché – catarticamente – lascia ‘a parte’ il faticoso vissuto dell’interpretazione significativa, ri-connettendo la più astratta e impalpabile delle stratisfere immaginative (strutture di pensiero?...calchi di pensiero?...) con la più tattile, sensuale e fisicamente pervasiva delle esperienze corporee. Infatti; la danza…
    Prendiamo il caso del respiro. Nell’atto del suonare uno strumento a fiato il respiro s’armonizza, anzi s’assoggetta alla produzione sonora. Lo fa anche nel parlare; ma in questo caso – tranne che in accademiche arti oratorie – la gerarchia non gli impone rigorosi modelli di controllo. Il referente è  il canto. Il fiato che diventa suono/forma/musica è come se, pur ponendosi come fattore imprescindibile, sospendesse le sue funzioni fisiologico-vitali. L’atto più essenziale al nostro vivere il presente biologico – e biograficamente primigenio – gioca! Gioca con noi. Questo mi pare straordinario! Il ri-condurre la cosa più seria che abbiamo, il meccanismo corporeo fondante la nostra stessa esistenza, alla dimensione ludica è nella sua sublime follia quanto di più ri-generante l’antropos abbia escogitato. I bambini, nell’atto della lallazione, quasi si soffocano mortalmente nell’apnea panica del canto. La vera sfida alla fatale temporalità non è il primo vagito, reazione robotica alla disumanità del dolore, ma bensì il primo gorgheggio ludicamente gratuito. Orfeo, canto incarnato/respiro sonoro, nel fallire in amore vince – una tantum, ma tanto basta – sulla morte; col fiato.

    (Oggi come oggi l’Ur-Poeta suonerebbe il mio strumento; mi ci gioco il sax!8).”

    lugo

      [1] [2] [3] (4)

    7. Lugo, ibidem
    8. Lugo, ibidem
     
     
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