Lo sguardo è clinico, il camice bianco è rock di Maria D'Ambrosio


Questo fare, che ha finalità diagnostiche, e perciò invasive e penetranti, è l’esempio di un quadro epistemologico che assume la dimensione percettiva e quindi la percezione come atto di significazione, che “legge” i segni emergenti per giungere a definire e a risolvere ciascun caso. Che è il caso clinico. Che è quindi la sua storia specifica. Che è quindi il pretesto dell’intreccio su cui si costruisce il drama che tiene attaccati allo schermo milioni di telespettatori – quasi sempre accorsi in veste di aspiranti giustizieri-salvatori.Quando il genere poliziesco si mescola con l’ambiente clinico-ospedaliero, esplode e si esalta il gusto per l’indagine, per la scoperta, ma soprattutto è possibile rivisitare in veste “scientifica” l’eros, il potere e la morte. Lo sguardo medico-clinico perde la sua algida distanza e tradisce un pathos che restituisce una profonda umanità a un “corpo-medico” che svela tutta  la sua contraddittoria e classica epistheme: e quindi il suo epifanico essere-presso, dove i corpi giocano un ruolo centrale portato fino alle estreme conseguenze – il sangue, gli organi, i tessuti - lì dove il confine con altri generi e altre estetiche (horror, thriller) è segnato in alcuni casi solo da una differente colonna sonora e da sfondi narrativi da romanzo rosa. Il Rock, che si fa anche pop o country per l’occasione, è il genere musicale che fa da protagonista e da vero testo che “significa” il piano narrativo visivo che direbbe di nude anatomie e di deboli loro esistenze mentre le chitarre, i bassi e la batteria modulano il loro crescendo che carica gli animi dei protagonisti insieme a quelli degli spettatori. Si tratta di un protagonismo della musica davvero inusuale: le scritture dello sceneggiatore e del regista si alleano con un genere musicale che ‘rompe’, appunto perché rock, con una tradizione stilistica e conferisce un ritmo nuovo allo scorrere delle sequenze di immagini.Dopo Grey’s Anatomy[11] e Dr. House[12] e soprattutto dopo E.R.[13] – ma anche con emittenti come Channel five in Gran Bretagna che trasmette operazioni chirurgiche dal vivo – i medical drama possono ritenersi a buon diritto nel novero dei prodotti con maggiore appeal per un immaginario sociale che ha bisogno di una figura-simbolo come il medico, che rappresenta la scienza e quindi l’ordine e la verità, per ritenere risolti o risolvibili tanti mali e quindi tante paure collettive (che passano per allarmi e rischi sanitari di tipo globale: vedi il caso “mucca pazza”, aviaria, e tanti altri, insieme pure a tanta mala-Sanità). Per quanti Michael Moore[14] possano esserci a denunciare un sistema sanitario che perde la sua aura super-partes, il camice bianco ritorna come elemento salvifico di cui si ha bisogno per invocare e per instillare un po’ di sana fiducia per la scienza e per la sua rinnovata capacità di fornire risposte ai mali del mondo. È dunque un’operazione dal valore epistemologico quanto politico e per questo guardiamo con interesse e curiosità alla serie ora in produzione in Italia[15] e che porta sugli schermi (di Rai 2) il successo spagnolo di Hospital Central. Vedremo se suonerà come un prodotto di marketing aziendale oppure come un modo per vestire di autorità, quella derivante dalla classe medica che comunque conserva nel buon senso comune un posto di riguardo, storie di umana quotidianità cui si ha bisogno di far spazio: amori omosessuali, storie interculturali e multirazziali, oppure storie di disturbi alimentari, malattie infettive o altro. E vedremo se, con o senza tanta buona musica rock, riuscirà a far amare e a restituire appeal al metodo clinico e al suo sguardo su un mondo ancora tutto da salvare.

Bibliografia

Eco, U. e Sebeok, T. A., (a cura di), 1983, Il segno dei tre. Holmes, Dupin, Peirce, Milano, Bompiani.

Gadamer, H. G., (1976), La ragione nell’età della tecnica, tr. it, Genova, Il melangolo, 1999.

Ginzburg, C., Spie. Radici di un paradigma indiziario, in U. Eco e T. A. Sebeok, 1983.

Harris, T., (1981), Drago rosso (pubblicato anche col titolo Il delitto della terza luna nel 1984), Mondadori, Milano, 2002.

Harris, T., (1988), Il silenzio degli innocenti, Milano, 1991.

Lacan, J., Scritti, vol. I, Einaudi, Torino, 1974.

Peirce, C. S., (1958), Le leggi dell’ipotesi, Bompiani, Milano, 1984.

Peirce, C. S.,  (1935), Semiotica, Einaudi, Torino, 1980.

Poe, E. Allan, (1845), La lettera rubata, in Racconti, Feltrinelli, Milano, 2003. 



[11] Serie televisiva americana del 2005 giunta alla quarta serie, prodotta da The Mark Gordon Company e Touchstone Television per la rete americana ABC e in onda in Italia su Italia 1 e su Fox Life.

[12] Serie televisiva americana del 2004 prodotta da Heal & Toe Production, Bad Hat Harry Production e NBC Universal Television.  In Italia è andato in onda su Italia 1 e poi su Canale 5 e Fox Life. Interessante come la sua struttura narrativa sia ispirata a Sherlock Holmes.

[13] Serie televisiva americana che in Italia va in onda su Rai 2 e su Fox Life e da gennaio 2008 prosegue con la tredicesima edizione. Creata nel 1994 da Michael Crichton – le storie ispirate ai suoi racconti Five Patients - e prodotta dalla Warner Bros e, per l’inizio della serie, coprodotta da Steven Spielberg, per la rete televisiva americana NBC, ambientata in un pronto soccorso (E.R. è appunto l’acronimo di Emergency Room: pronto soccorso)

[14] Col suo film-documentario del 2006, Sicko, che denuncia il sistema sanitario americano e il suo forte legame col sistema assicurativo e quindi con interessi finanziari ed economici.

[15] Affidata a Videomedia Italia e girata a Milano.
 

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