Non solo una storia:
vivere è desiderare

Bruce Miller
Il racconto dell’ancella
(sei stagioni)
Cast principale: Elisabeth Moss, 


Yvonne Strahovski, Joseph Finnes, 

Anne Dowd, Aexis Bledel, 
Max Minghella, Smira Wiley
Produzione: MGM Television
2017-2025

Distribuzione italiana:
TimVision e Prime Video

Margaret Atwood
Il racconto dell’ancella
Traduzione di Camillo Pennati

Ponte alle Grazie Milano, 2019
pp. 400, € 18,00

Volker Schlöndorff
Il racconto dell’ancella
Cast principale: Natasha Richardson,

Faye Dunaway, Robert Duvall,
Aidan Quinn, Elizabeth McGovern
Produzione: Bioskop Film, 

Cinecom Entertainment Group,

Cinétudes Films 1990
Distribuzione: Sinister Film, 2022
(home video)

Bruce Miller
Il racconto dell’ancella
(sei stagioni)
Cast principale: Elisabeth Moss, 


Yvonne Strahovski, Joseph Finnes, 

Anne Dowd, Aexis Bledel, 
Max Minghella, Smira Wiley
Produzione: MGM Television
2017-2025

Distribuzione italiana:
TimVision e Prime Video

Margaret Atwood
Il racconto dell’ancella
Traduzione di Camillo Pennati

Ponte alle Grazie Milano, 2019
pp. 400, € 18,00

Volker Schlöndorff
Il racconto dell’ancella
Cast principale: Natasha Richardson,

Faye Dunaway, Robert Duvall,
Aidan Quinn, Elizabeth McGovern
Produzione: Bioskop Film, 

Cinecom Entertainment Group,

Cinétudes Films 1990
Distribuzione: Sinister Film, 2022
(home video)


Ogni storia nasce da un desiderio, quello di raccontare e di dare al mondo una visione personale su un determinato argomento. Nel caso di Il racconto dell’ancella (1985) si tratta della rivendicazione dei diritti delle donne in una società distopica così estremista da abolirli completamente ritualizzando lo stupro. Margaret Atwood, l’autrice del romanzo da cui tutto inizia, crea una distopia femminista con l’intenzione di far emergere la voce delle donne attraverso la protagonista: Difred. Per questo motivo Difred è la narratrice della sua storia. Nel momento stesso in cui inizia a raccontare, inizia la sua ribellione.
Nel romanzo Difred è un’antieroina che narra la sua storia a un tu, che può essere interno alla storia o rivolto direttamente al lettore. Ne è stato in seguito tratto un film, nel 1990, ma quando uscì, invece, la casa di produzione, la Cinecom Pictures lo publicizzò come un thriller erotico per renderlo interessante al suo target di riferimento. I film hanno sempre attirato gli spettatori in quanto si basano sui loro desideri. Sono stati creati dei generi distinti per avvisare lo spettatore della piega che prenderà un determinato racconto. È il pubblico che, secondo il suo desiderio, è libero di scegliere una storia o un genere piuttosto che un altro. In questo caso, però, la casa cinematografica ha voluto far rientrare il film in una categoria diversa da quella di reale appartenenza sfruttando il desiderio erotico per invogliarne la visione e utilizzando una controproducente strategia di marketing. Di fatto il film ha creato un forte contrasto tra il desiderio di rivendicazione femminista e il desiderio di vendita da parte della casa produttrice. Ambizione questa che il mercato respinse perché il film fu un fallimento, nonostante che vantasse un regista avezzo a trasposizioni cinematografiche come Volker Schlöndorff, uno sceneggiatore del calibro di Harold Pinter e un cast che schierava Natasha Richardson, Robert Duvall e Faye Dunaway.

Le immagini all’interno dell’articolo provengono dalla serie televisiva tratta dal romanzo di Margaret Atwood.

Oltre al film è stata realizzata anche una serie televisiva che ha riscosso un grandissimo successo fin dall’uscita della prima stagione nel 2017. Con la recente uscita della sesta ed ultima stagione nella primavera scorsa si è conclusa questa lunga e tormentata storia. La serie ha un’evoluzione più rilevante nella realizzazione dei desideri dei personaggi e nel ritrovamento delle identità perdute. La prima stagione fa arrivare al pubblico i problemi scatenati dalla nuova società. L’impatto emotivo del racconto aumenta e coinvolge maggiormente. È la presa di coscienza di Difred, ma anche di chi guarda. Difred prende consapevolezza e, alla chiusura della prima stagione, osa contrastare apertamente un ordine, seguita dalle altre ancelle. Nelle stagioni successive la ribellione cresce fino ad arrivare, nella sesta, alla distruzione di Gilead. La serie amplia il significato del libro facendo agire la protagonista e dando maggior speranza a chi guarda. L’atto di ribellione posto come finale della prima stagione fa intendere che Difred inizia ad alzare la testa e crea nel pubblico il desiderio di continuare la visione con la stagione successiva.  Con piccole modifiche significative, la prima stagione acquista subito notorietà e consenso da parte del pubblico incrementando notevolmente anche le vendite del libro.

La storia in breve
La trama nella sua semplicità nasconde al suo interno un nodo centrale, quello del desiderio, in quanto ogni personaggio cerca di portare avanti il proprio obbiettivo con estrema determinazione. Viene creato un nuovo Stato, Gilead, che prende il posto degli Stati Uniti. A governarlo sono i comandanti, affiancati dalle loro mogli. Hanno creato Gilead, in seguito a un grave calo delle nascite per infertilità, con lo scopo di far nascere i bambini. Le poche donne fertili vengono portate a Gilead e rese ancelle. Vengono obbligate a dare alla luce dei bambini per poi lasciarli nelle mani della famiglia alla quale sono assegnate. Il concepimento deve avvenire con una cerimonia, che altro non è che uno stupro ritualizzato da parte del comandante cui l’ancella è assegnata. Alle ancelle viene affidato un patronimico formato dalla parola di unita al nome del comandante, a sottolineare che sono una proprietà e non più delle persone. Nella casa dei comandanti lavorano le marte, che di fatto, svolgono il ruolo di cameriere. Quello che accomuna tutte le figure femminili è una legge che vieta loro di leggere e scrivere. A gestire le ancelle sono le zie, che le educano a svolgere il loro dovere sacro e le puniscono fisicamente in caso di atteggiamenti non appropriati. Infine, gli occhi sono gli agenti segreti che si occupano di individuare e smascherare traditori e minacce. Nella serie i personaggi più importanti del racconto sono comandanti, mogli e ancelle, in particolar modo Fred, sua moglie Serena e June/Difred. Fred desidera il potere e aspira a diventare uno dei comandanti più importanti.

Serena vuole un figlio tanto disperatamente da aver aiutato il marito nella creazione della nuova società. Difred vuole ritrovare la figlia, che le è stata strappata nel momento della cattura, e desidera riavere la propria liberà. Come in ogni storia, tutti i personaggi inseguono i propri desideri che, però, sono in contrapposizione l’uno con l’altro. Ci si appassiona a una storia proprio per il desiderio di sapere come il protagonista riuscirà a superare gli ostacoli che incontra. June è la protagonista, ma nel libro e nel film il suo desiderio si nutre solo di speranze, Difred lascia che siano le persone che le stanno vicino ad agire per lei. L’adattamento televisivo è sicuramente il più interessante, nonché il più conosciuto, nonostante apporti delle modifiche alla trama originaria e la espanda. Se nel libro e nel film Difred è un’antieroina, nella serie prende, passo dopo passo, maggiore consapevolezza e inizia ad agire, diventando l’artefice del proprio destino. Si crea un gioco con i nomi della protagonista: Difred rispetta le regole per sopravvivere, ma quando inizia ad agire ritorna a essere una persona e non più un oggetto, torna a essere June. I comandanti aspirano ad avere il pieno controllo della nuova società e il miglioramento della propria vita. Sono consapevoli che questo miglioramento deriva dalla privazione di altri. Fred lo dice chiaramente:

“Migliore non vuol dire mai migliore per tutti, quasi sempre
vuol dire peggiore per alcuni”.

Questa frase chiarisce come il desiderio di comandare sia tale da non far minimamente considerare le conseguenze per gli altri. Il comandante la esprime in risposta a June che cercava, invano, di cambiare le cose e di non limitarsi soltanto a ottenere piccole concessioni da parte di Fred. Nuovi desideri sorgono una volta realizzato il primo, i comandanti continuano a desiderare di più, cercano di fare carriera fino ad arrivare a far parte degli alti comandanti della capitale. Di fatto in questo Stato chi è al potere vuole ottenere il maggior controllo possibile. Nella capitale l’ancella è ancora più sottomessa e viene privata perfino dell’uso della parola, al fine di soddisfare l’ego del proprio comandante. In questo caso è ancora più evidente come, ogni qualvolta si sale nella scala sociale, ci sia un nuovo gradino a cui aspirare per trarre maggior piacere. Serena ha due obbiettivi: tenere in piedi il suo matrimonio e riuscire ad avere un bambino. Ogni volta che, in seguito a una cerimonia, June non rimane incinta, Serena la maltratta senza scrupoli. Ma aspira anche ad avere un ruolo importante nella società, come si vede chiaramente nella sesta stagione, quando fa ritorno a Gilead con il bambino, che lei stessa ha partorito, per contribuire alla creazione di Nuova Betlemme, un nuovo progetto che ha lo scopo di far rientrare nel Paese i vecchi fuggitivi con la promessa di una maggiore libertà. June ha una relazione segreta con Nick, autista della famiglia e occhio di Gilead, restando finalmente incinta. Da quel momento tenterà più volte di scappare. Dopo molti atti coraggiosi June e altre ancelle riescono a mettersi in salvo in Canada e si ricongiungono ai propri cari. Ma, non pienamente soddisfatte della loro libertà, nasce in loro un nuovo desiderio: quello di distruggere Gilead.

L’essere umano tende a immaginare le gratificazioni che potrebbe portargli un oggetto nuovo, facendo nascere così un desiderio verso l’ignoto più forte che per il noto. In questo modo il desiderio si rafforza e diventa esso stesso un’attività piacevole. Il desiderare qualcosa scatena un piacevole malessere decretando che nella ricerca del piacere il volere gioca un ruolo più importante dell’avere. Una volta ottenuto l’oggetto del proprio desiderio, però, non si raggiunge lo stesso godimento che procurava il sogno, anche qualora l’esperienza portata dall’oggetto sia migliore di quella sperata. L’esperienza del desiderare porta a essere insoddisfatti di ciò che si è ottenuto una volta raggiunto lo scopo e alla nascita di un nuovo desiderio al fine di trarre nuovamente piacere dall’illusione. Questo funzionamento è definito come desiderio struggente, differente dal comune desiderio in quanto si forma a prescindere dalla presenza di un qualsiasi oggetto reale. La disillusione che si crea una volta ottenuto l’oggetto che si bramava spiega perché, una volta ottenutolo, ce ne si disinnamori tanto rapidamente e se ne cerchi un altro da desiderare. Un’insoddisfazione che si cerca di colmare con qualcosa di meglio.
Il desiderio di fuga delle ancelle rispecchia appieno questo funzionamento, una volta arrivate in Canada ritrovano la propria libertà, ma non riescono a esserne soddisfatte, al punto tale che alcune tornano indietro per combattere dall’interno. June collabora con la resistenza esterna, restando in Canada, ma anche lei non riesce mai a essere realmente soddisfatta. Né la libertà, né l’uccisione di Fred riescono ad accontentarla, il suo desiderio diventa distruggere Gilead per sempre e, una volta che ci sarà riuscita, probabilmente non sarà ancora sufficiente. Anche lo spettatore insegue inconsciamente i desideri di June, immedesimandosi nella sua storia e sperando prima nella sua salvezza e poi nella distruzione di Gilead. È interessante come l’ultima stagione mostri solo l’inizio della distruzione di Gilead, un modo per lasciar intendere come finirà, ma anche un modo per evitare il reale raggiungimento del desiderio che domina la serie. Il desiderio che di fatto rimane aperto permette che la narrazione termini con coerenza rispetto alla storia di June e allo stesso tempo che il pubblico faccia propria la sua lotta.

L’importanza della comunicazione
Margaret Atwood crea un romanzo sovversivo che segna una svolta nel genere distopico: è infatti considerato una tra le prime distopie critiche, che mantengono un impulso utopico nella forma e speranza per i personaggi, spesso con finali aperti o ambigui, come in questo caso. Con la serie, invece, il finale porta a una conclusione che, pur restando aperta, rimane chiara. Nel romanzo è molto importante il pensiero di Difred, infatti è lei a narrare la sua storia ricordando il passato e parlando delle sue sensazioni. Il fatto che lei racconti a un tu la sua storia dà voce ai suoi pochi atti di ribellione. Lei ha bisogno di credere che racconta a qualcuno per riuscire a non impazzire completamente. Racconta della sua nuova condizione, delle regole e dei pericoli che affronta giornalmente. La normalità per lei è una questione di abitudini e ormai la vita a Gilead è diventata un’abitudine. Nel film diretto da Schlöndorff, invece, Difred viene privata della voce pensiero prevista inizialmente e quindi privata del suo più grande atto di ribellione contro uno Stato che non le permette di parlare o pensare liberamente. Il film rimane solo una finestra da cui guardare Gilead e non più una storia fatta di tormenti ed emozioni. Difred è ridotta a essere una qualunque ancella, privata della sua individualità. Se con il film l’intera ribellione della protagonista e il suo messaggio sovversivo vengono annullati, con la serie televisiva questi vengono valorizzati. Nella serie, ideata da Bruce Miller e con la Atwood tra i consulenti e i produttori, la protagonista riacquista la sua voce e il suo pensiero con una caratterizzazione differente. Viene amplificata notevolmente la brutalità e gli elementi razziali e omofobi presenti nella società di Gilead. La prima stagione rimane abbastanza fedele al libro nel suo complesso, mentre le altre ne estendono notevolmente la trama con l’aggiunta di nuovi personaggi. La protagonista qui non si pone come antieroina, è spietata e diretta. Con il progredire della storia attua sempre più gesti di ribellione e la sua capacità di violenza cresce.

Un punto focale che si evince da subito è la trasgressione alle regole che arriva tramite i ricordi del prima e la rivendicazione del suo vero nome: June. I nomi delle ancelle, ormai proibiti, rappresentano un nodo fondamentale nella ribellione, un riprendersi la propria identità che è stata loro tolta da una società che le considera solo incubatrici o proprietà. June si avvicina più volte alla libertà nel corso della storia, si ritrova via via in posti migliori, in cui le condizioni di vita sono più accettabili, ma finché rimane nel territorio di Gilead, questo non le basta. Lei combatte per essere davvero in salvo. Però, una volta che, come altre ancelle, torna in un Paese civilizzato, non ne trae il piacere sperato, alcune ancelle ritornano a Gilead volontariamente per combattere, altre desiderano una vendetta, June, riesce a vendicarsi di Fred ma ancora non è sufficiente. La presa di coscienza di June la porta, nella sesta stagione, a una lotta spietata contro Gilead, ma anche a una lotta interiore. Rinuncia alla sua vecchia vita con l’unico desiderio di far cessare per sempre quella società. Ancora una volta brancola nel buio, senza conoscere il proprio destino, guidata solo dal desiderio di far crollare definitivamente Gilead e mantenere vivi i propri ricordi per raccontare le sofferenze patite.

Si può chiaramente vedere come il piacere ottenuto dal nuovo stato di libertà non sia al pari di ciò che lei sperava e si sposti la ricerca sul desiderio di vendetta. Sicuramente sorgeranno altri desideri una volta soddisfatto quello di vendetta, che la protagonista ottiene, e si continuerà in un circolo vizioso. La parola è la forza della serie. In una scena June apre un pacco, ricevuto dai membri della ribellione, pieno di lettere di ancelle e marte che raccontano la loro storia. Queste lettere e la forza delle testimonianze che racchiudono agiranno come una bomba quando raggiungeranno il Canada, durante le trattative con Gilead, facendo saltare ogni possibilità di accordo. Grazie agli elementi inseriti, con June come personaggio attivo nella ribellione, la serie ha riscosso grandissimo successo. June non ha solo contrastato uno Stato, ma ha sfruttato il linguaggio di Gilead a proprio vantaggio. Ogni donna, a seconda del proprio ruolo all’interno della società, indossa un colore: le ancelle il rosso, le mogli il blu, le marte il grigio e le zie il verde. Questa distinzione ha fornito alle ancelle l’arma più potente per cominciare ad agire.

“La colpa è loro. Non dovevano darci un’uniforme se non
volevano diventassimo un esercito”.

Questa è la riflessione di June, la sua presa di coscienza sulle possibilità che si aprono lottando insieme alle compagne per contrastare le brutalità subite. June si è schierata in prima fila in questa lotta diventando un modello anche nella vita reale. Nella sesta stagione June torna a indossare il vestito rosso, torna a far parte di quell’esercito. Gilead aveva un cavallo di troia al suo interno senza mai essersene resa conto. Quando i comandanti si accorgono che June è tornata e vedono la ribellione delle ancelle, la impiccano. June pronuncia le sue ultime parole: “non lasciate che i bastardi vi annientino”. Fino a questo momento era stata solo una scritta, un gioco di parole in latino, lasciatole in eredità dalla precedente ancella di Fred. Adesso viene pronunciato nella sua lingua e non è più un semplice gioco di parole, ma un avvertimento, una richiesta implicita di non farsi più sottomettere. La frase è rivolta tanto ai personaggi, quanto al pubblico.

Se analizziamo bene tutti i ruoli di Gilead e dei suoi personaggi, ritroviamo la nostra società portata all’estremo, in un ordine gerarchico particolarmente marcato.  Scopriamo il senso profondo della critica alla società e, insieme al dolore della protagonista, scopriamo anche il prodotto di forze economiche, politiche e sociali. La storia di June va avanti, verrà salvata e continuerà a combattere. L’impiccagione non è la fine, ma l’inizio della conquista. Poco dopo Boston verrà liberata e June, tornata nella sua stanza, presso la casa di Fred, inizierà a narrare. La fine della serie coincide con le prime parole che aveva pronunciato. Lei racconta a noi la sua storia una volta salva, ma, probabilmente, ripercorre i monologhi fatti a sé stessa per la necessità di credere che parlasse a qualcuno. Qui nasce l’interrogativo: racconta solo alla fine o ha sempre raccontato?

La reazione del pubblico
Nel realizzare la serie, sono stati valutati attentamente i desideri su cui essa si basa. L’intento della Atwood era creare una distopia femminista e sovversiva che portasse agli estremi la privazione dei diritti delle donne. Una volta individuati gli elementi portanti nei desideri dei personaggi, possiamo riconsiderare la figura dell’ancella nella serie che, come abbiamo visto, modifica ed espande la trama originaria. Con l’evolvere della serie si scoprono le difficoltà che ogni personaggio incontra per riuscire nel proprio intento. Le ancelle sono il fulcro di tutto. Con loro viene analizzato il desiderio di libertà che, nel mondo reale, coincide con quello delle femministe. Ma la serie non si ferma con la loro fuga, continua e analizza i problemi delle ancelle una volta riottenuta la libertà. Questa analisi rende la serie verosimile, rende le ancelle non eroine, ma persone comuni. Il desiderio di vendetta, una volta salve, è più che plausibile e allo stesso tempo restituisce l’idea che nulla sarà mai abbastanza per affrancarsi dalle sofferenze patite.

La serie è ben strutturata e costruita su basi solide che la rendono realistica. Effettivamente se un giorno ci fosse una base solida, come, appunto, il desiderio struggente di procreare, in un mondo in cui il calo demografico è esponenziale, si potrebbe realisticamente realizzare uno scenario del genere. Probabilmente ci sarebbero delle mogli pronte a tutto pur di ottenere ciò che vogliono e delle ancelle che tenterebbero di fuggire e, in seguito, di vendicarsi. Purtroppo, non è impossibile trovarsi, un domani, in un mondo simile, un mondo in cui il perseguimento dei desideri personali di pochi giustifica la totale perdita di libertà dei molti, l’annullamento di tutti i diritti allo scopo unico di perseguire un bene definito da quei pochi come il bene più grande e più sacro. June dice più volte che si dovevano aprire gli occhi quando tutto è cominciato, prima di Gilead, quando i diritti delle donne erano già iniziati a diminuire. Il racconto dell’Ancella evidenzia proprio la necessità della donna di agire prima che sia troppo tardi. Per questo, la figura dell’ancella tolta dal contesto della serie o del libro cui appartiene è diventata una vera e propria icona. Il vestito rosso è stato indossato da moltissime donne in manifestazioni per i propri diritti, per dar maggior forza e significato alla loro battaglia. In queste stesse manifestazioni, le femministe hanno usato cartelli con queste due frasi: “Rendiamo Margaret Atwood di nuovo una scrittrice” e “Il racconto dell’ancella non voleva essere un manuale di istruzioni per l’uso”.
La Atwood con il suo romanzo ha relegato le donne nei loro ruoli canonici e ha amplificato la definizione che lo stato dà della donna. Le femministe hanno recepito chiaramente l’attacco della Atwood che nella serie è reso più esplicito. June desidera un cambiamento e credere che qualcuno ascolti la sua storia le dà speranza. Questo racconto distopico è diventato più di una semplice storia, un avvertimento del pericolo in cui si può incorrere se non si rivendicano i propri diritti. June Osborn non è più una semplice ancella, bensì una sorella accanto a cui lottare contro uno Stato oppressivo che non riconosce appieno i diritti delle donne. E per farlo ci si è calati letteralmente nei suoi panni.

Letture
  • Giuliana Benvenuti, La letteratura oggi, Romanzo editoria, transmedialità, Einaudi, Torino, 2023
  • Colin Campbell, l’etica romantica e lo spirito del consumismo moderno, Edizioni Lavoro, Roma, 1992