Futuro ancestrale, cosmico:
la musica di Angel Bat Dawid

Angel Bat Dawid
A Modern Cosmic Apocalyptic Sonic Discourse For The Book Of Enoch
Formazione:

Angel Bat Dawid (clarinetti, sintetizzatori, pianoforte, voce)
+ Percy Metcaff (voce), Vandy Harris (sassofoni)
Longform Editions, 2025

Angel Bat Dawid & Naima Neferari
Journey To Nabta Playa
Formazione:

Angel Bat Dawid (clarinetto, voce, elettronica, flauti,
pianoforte, sintetizzatore, scacciapensieri, campanelli);
Naima Nefertari (pianoforte, flauti, vibrafono balafon, campanelli,
kalimba, organo Hammond B3, voce, arpa)
+ Olula Negre (violoncello);
Ishmael Ali (violoncello);


Efuru Hawa Kilolo Harmon-Miller (violino);

Michelle Manson (viola da gamba).
Spiritmuse Records, 2025

Angel Bat Dawid
A Modern Cosmic Apocalyptic Sonic Discourse For The Book Of Enoch
Formazione:

Angel Bat Dawid (clarinetti, sintetizzatori, pianoforte, voce)
+ Percy Metcaff (voce), Vandy Harris (sassofoni)
Longform Editions, 2025

Angel Bat Dawid & Naima Neferari
Journey To Nabta Playa
Formazione:

Angel Bat Dawid (clarinetto, voce, elettronica, flauti,
pianoforte, sintetizzatore, scacciapensieri, campanelli);
Naima Nefertari (pianoforte, flauti, vibrafono balafon, campanelli,
kalimba, organo Hammond B3, voce, arpa)
+ Olula Negre (violoncello);
Ishmael Ali (violoncello);


Efuru Hawa Kilolo Harmon-Miller (violino);

Michelle Manson (viola da gamba).
Spiritmuse Records, 2025


Chicago è una città che porta incisa nel proprio DNA la forza visionaria della diaspora africana. Nelle sue strade Sun Ra immaginava viaggi interplanetari, fondendo swing e cosmologia egizia per dichiarare che “lo spazio è il posto”. Qui l’AACM – Association For The Advancement Of Creative Musicians – ha insegnato a intere generazioni che la musica può essere laboratorio di libertà, improvvisazione totale, atto politico. Di queste radici si nutre anche Angel Bat Dawid, figlia del 1979, cresciuta tra Kentucky e Kenya, approdata in una Chicago che già respirava mito e rivoluzione. Come Sun Ra, Bat Dawid non concepisce la musica come semplice intrattenimento, ma come viaggio cosmico e rituale di resistenza. Il clarinetto diventa per lei una nave spaziale, capace di attraversare i secoli e le galassie della memoria nera. Se Sun Ra vestiva i panni del profeta alieno, Bat Dawid assume il ruolo dell’oracolo: non fuggire via, ma radicare il futuro in un dialogo con gli antenati. Nei suoi concerti si ha la sensazione di trovarsi davanti a un rito di passaggio collettivo, una chiamata alla comunità a partecipare, non a osservare.

Il suo Requiem For Jazz (2023) non è lontano dal gesto di Octavia Butler, la grande scrittrice afroamericana che nei suoi romanzi – Legami di sangue (Kindred, 1979), La parabola del seminatore (Parable Of The Sower, 1993) – ha saputo intrecciare fantascienza, schiavitù e sopravvivenza. Butler, come Bat Dawid, sapeva che il futuro nero non si immagina senza confrontarsi con le ferite della storia. La clarinettista costruisce così partiture che funzionano come romanzi sonori: racconti in cui l’Africa non è mai perduta, ma sempre ritrovata, in cui i fantasmi della Middle Passage – la tratta oceanica che, dal XVI al XIX secolo, deportò milioni di africani ridotti in schiavitù, verso le Americhe – dialogano con le speranze delle nuove generazioni. Nella costellazione dell’Afrofuturismo, Angel Bat Dawid si muove accanto ad Alice Coltrane – con la sua mistica cosmica – e a Sun Ra, ma anche in sintonia con le traiettorie più contemporanee: i beat di Flying Lotus, la spiritualità elettronica di Moor Mother, la poesia afrocentrica di Janelle Monáe. Tutti artisti che, in modi diversi, stanno riscrivendo la grammatica del possibile, rivelando che il futuro è un territorio da abitare oggi, con la memoria come bussola e con la musica come veicolo. Bat Dawid, però, porta un segno distintivo: la sua musica non è mai un rifugio estetico, ma un’arma rituale. Nei concerti con Tha Brothahood il pubblico non assiste, partecipa. E le voci si intrecciano, le grida diventano mantra, la comunità prende corpo in un’esperienza collettiva che ricorda le cerimonie della chiesa battista, ma anche i rave e le jam session del free jazz. È il futuro che si manifesta nel presente, è la comunità che si reiventa attraverso il suono.

“Non faccio jazz, faccio preghiere” dice Bat Dawid. E in questa dichiarazione si sente l’eco di Sun Ra, che aveva scelto di non essere umano ma “cosmico”. Si sente la voce di Butler, che ammoniva: “Dio è il cambiamento” (Butler, 2024). E si sente il cuore dell’Afrofuturismo: non una moda estetica, ma un immaginario politico e spirituale, che trasforma l’arte in atto di liberazione. Dopo aver dato voce al dolore e alla rinascita del jazz, Bat Dawid ha ampliato ancora la sua visione.
Quest’anno ha pubblicato due lavori che segnano una nuova frontiera. Con A Modern Cosmic Apocalyptic Sonic Discourse For The Book Of Enoch ha trasformato un antico testo apocrifo, ricco di visioni e catastrofi, in un discorso sonoro che mette in comunicazione mito, spiritualità e presente. Un’apocalisse musicale che non annuncia la fine, ma l’inizio di un futuro che può nascere solo attraversando la rivelazione. È come se le pagine del Libro di Enoch fossero state trascritte in note e vibrazioni, in grida e sospiri, in improvvisazioni che sembrano provenire da un altro tempo e da un altro spazio. Sempre quest’anno insieme a Naima Nefertari un’artista multitasking, ha realizzato Journey To Natba Playa, un viaggio musicale verso l’antico sito astronomico nubiano, circolo di pietre nel deserto, tra i più antichi osservatori celesti africani. Qui il suono si fa archeologia cosmica: clarinetto, kalimba, sintetizzatore e vibrafono evocano processioni rituali, equinozi, stelle come antenati. Non è nostalgia di un’Africa remota, ma affermazione che le radici cosmologiche africane appartengono al futuro, che il sapere ancestrale è scienza del domani. In questo lavoro le strutture sonore si intrecciano con citazioni e omaggi: un brano di Don Cherry, una composizione di Ornette riarrangiata e proiettata in avanti. Segni di una genealogia che non si chiude mai, ma continua a ramificarsi. Con questi due lavori, Angel Bat Dawid porta l’Afrofuturismo verso una dimensione metafisica ancestrale: non solo viaggio nello spazio, ma esplorazione del tempo profondo, dei testi sacri, delle cosmologie africane, come strumenti per sopravvivere al presente e immaginare un futuro nero possibile. Non c’è fuga e neanche alienazione. C’è radicamento, comunione.

Angel Bat Dawid non è solo un’artista, è una sciamana urbana, un oracolo che usa clarinetto, voce e corpo per aprire varchi. Nei suoi suoni si incontrano il pianto degli antenati e il sogno di chi ancora deve nascere. E in questa genealogia che parte da Sun Ra, attraversa Octavia Butler e arriva a lei, l’Afrofuturismo si conferma come linguaggio vitale. Non estetica di nicchia, ma energia comunitaria, pratica spirituale e politica. Un futuro che non attende di essere immaginato, ma che prende vita qui e ora, ogni volta che un soffio di clarinetto squarcia il silenzio e lo trasforma in preghiera. L’intera sua produzione discografica è lì a testimoniare tutto ciò a partire da The Oracle (2019), il suo debutto discografico, registrato quasi tutto da sola con strumenti acustici ed elettronici, voce e clarinetto. Esemplari il brano eponimo e What Shall I Tell My Children Who Are Black?, che combina poesia recitata e clarinetto. È il manifesto originario della sua poetica: un diario intimo trasformato in rito spirituale, già intriso di afrofuturismo ancestrale. Il successivo Live (with Tha Brothahood) (2020) a sua volta documenta l’energia rituale dei suoi concerti, come ben espresso da brani come BLACK FAMILY e We Are Starzz: cori, mantra, improvvisazioni che coinvolgono il pubblico. Qui la comunità diventa parte integrante della musica. Non spettatrice. Protagonista. Gli ha fatto seguito Hush Harbor Mixtape Vol. 1: Doxology (2021) è un lavoro meno noto, ma centrale per capire il suo rapporto con la tradizione spirituale afroamericana. Si ascolti My Soul Cries Out Hallelujah, una messa sonora in cui gospel, field recordings e elettronica convivono in equilibrio. È la sua dichiarazione di fede musicale: la musica come chiesa mobile, spazio di resistenza segreta (gli “hush harbor” erano i luoghi clandestini dove gli schiavi si riunivano per pregare).

Nel 2023 è il momento di Requiem For Jazz, un’opera in dodici movimenti tra le più ambiziose finora del suo percorso. In particolare vanno ascoltati Dies Irae e Confutatis in cui si intrecciano furia e liturgia, tra coro, elettronica e improvvisazione. Un funerale per il jazz che diventa rinascita, un atto politico e spirituale di riappropriazione del passato afroamericano. E siamo a oggi, al succitato A Modern Cosmic Apocalyptic Sonic Discourse For The Book Of Enoch, che segna un salto nel suo percorso, intrecciando musica e testi sacri apocrifi. È una suite. Va ascoltata tutta. Per intero. La voce e il clarinetto si alternano in un sermone dalla visione apocalittica. È un’apocalisse sonora in cui il mito etiopico e la diaspora nera si incontrano in una meditazione cosmica. Infine, Journey To Nabta Playa (con Naima Nefertari) è davvero il più visionario e “cosmologico” dei suoi lavori. Spiccano Procession Of The Equinox e Bismillah (Don Cherry) che uniscono strumenti ancestrali e moderni in un paesaggio rituale. Un viaggio nel tempo profondo dell’Africa, verso il sito astronomico nubiano, come dichiarazione che la scienza ancestrale è parte del futuro.
Angel Bat Dawid cammina su una linea sottile che unisce la memoria e la profezia. Il suo clarinetto non racconta soltanto storie di dolore, ma apre porte, invoca antenati, chiama i vivi a farsi comunità. Nei suoi dischi, dal funerale del jazz alle visioni apocalittiche di Enoch, fino al viaggio nel deserto di Nabta Playa, la musica diventa oracolo. Annuncia che il futuro non è un altrove remoto, ma un seme già piantato nella terra del presente. E allora quando soffia nel suo strumento, non sentiamo soltanto il respiro di una donna di Chicago. Sentiamo il vento della Middle Passage che torna a farsi canto, il sogno di Sun Ra che si reincarna, la parola di Octavia Butler che si fa melodia. Sentiamo un’umanità che resiste, che immagina, che si rialza. È questa la forza dell’Afrofuturismo: non è fuga nello spazio, è ritorno alle radici per reinventare il domani. E Angel Bat Dawid, con il suo oracolo sonoro, ne è oggi la voce più luminosa e inquieta.

Ascolti
  • Angel Bat Dawid, The Oracle, International Anthem, 2019.
  • Angel Bat Dawid, Hush Harbor Mixtape No. 1: Doxology, International Anthem, 2021.
  • Angel Bat Dawid, Requiem for Jazz, Intergalactic Mantra, 2023.
  • Angel Bat Dawid / Tha Brothahood, International Anthem, LIVE, 2020.
Letture
  • Octavia Butler, Legami di sangue, Sur, Roma, 2020.
  • Octavia Butler, La parabola del seminatore, Sur, Roma, 2024.

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