“Così parlò il Maestro”; oppure “Continuò il Maestro”. Da queste formule sono preceduti/introdotti molti brani dei Libri blu, opera miscellanea, zibaldone e testamento spirituale e intellettuale di August Strindberg, che ora Carbonio propone in forma antologica. Ma chi è questo Maestro? Secondo il curatore di questa edizione, Franco Perrelli, studioso dell’opera di Strindberg di caratura internazionale, che per l’editore milanese ha già tradotto la trilogia composta dai romanzi Solo, La festa del coronamento e Il capro espiatorio:
“si potrebbe concordare che possa trattarsi del mistico svedese barocco Emanuel Swedenborg, che – con la sua esperienza visionaria e il modello del suo Diarium spirituale (1745-65) – avrebbe, a sua volta, contribuito a dare una forma determinante all’opera peraltro a lui devotamente consacrata. Tuttavia, Gunnar Brandell (letterato e illustre studioso di Strindberg, ndr) ha sottolineato che alla figura del Maestro-Swedenborg si sovrappone quella dello spiritista Gustav Edvard Klemming, che Strindberg aveva avuto come superiore lavorando alla Biblioteca Reale di Stoccolma negli anni Settanta (periodo nel quale aveva cominciato a interessarsi all’occultismo). Pertanto, il fitto colloquio con il Maestro del primo Libro blu diventava, per l’autore, «probabilmente un dialogo fra lui stesso e il defunto Klemming e di conseguenza un’approssimativa corrispondenza del dialogo di Swedenborg con gli spiriti defunti»”
(Perrelli, in Strindberg, 2025).
Una sintesi spirituale
Fatto sta che ambizioni enciclopediche e diario autobiografico, come si evince già da questa premessa, fanno dei Libri blu un’opera difficilmente classificabile in termini di genere. “Chi voglia verificare l’esito della mia lunga e mutevole esistenza può cominciare a leggere il Libro blu, che ne è la Sintesi”, scriveva lo stesso Strindberg nel 1909, in una premessa per la riedizione dell’autobiografia del 1886, Il figlio della serva, riferendosi al primo dei quattro volumi che compongono la serie pubblicata tra il 1907 e il 1912, anno della sua morte. Non c’è dubbio che queste pagine rispecchino appieno la complessità dell’uomo e dell’artista, non certo persona semplice, tormentato da angosce inenarrabili, tra i pochi a essere considerato da Friedrich Nietzsche di suo pari rango, avendolo definito “un autentico genio” (Nietzsche, 2023) in una lettera del 29 dicembre 1888 inviata a Meta von Salis.
Un inattuale del suo e del nostro tempo perché intellettuale scomodo, polemico e visionario, scrittore, drammaturgo, poeta, uno dei più grandi autori scandinavi di tutti i tempi, nato a Stoccolma nel 1849 da uno spedizioniere marittimo e un ex donna di servizio, un dislivello di classe tra i genitori che patì per tutta la vita, così come la fine dei suoi tre burrascosi matrimoni. Qui tra le sue opere più note ricordiamo La sala rossa (1879), Il figlio della serva (1886), L’autodifesa di un folle (1887-1888), La signorina Julie (1888), Il sogno (1901). Il corpus dei Libri Blu, che può considerarsi a ragione il suo testamento spirituale, parimenti sul piano della sua produzione teatrale a La grande strada maestra (1909) il dramma da molto considerato la quarta parte della trilogia Verso Damasco (1898/1901), si dipana in oltre 650 brani, abbracciando diciotto discipline: filosofia, psicologia, religione, arte ed estetica, letteratura, storia, filologia, botanica, zoologia, astronomia, meteorologia, fisica, medicina, geologia, mineralogia, occultismo. Parallelamente, pagina dopo pagina, scorrono i tormenti esistenziali dello scrittore e drammaturgo svedese: i traumi familiari mai superati, l’intolleranza verso le convenzioni borghesi, le relazioni difficili con le donne e la conseguente misoginia, accusa a modo suo rigettata:
“Io ho affermato che il bambino è un microesemplare di delinquente incapace di governarsi, eppure io amo i bambini. Ho pure affermato che la donna è quella che è, ma ho sempre amato una donna e ci ho fatto pure dei bambini. Chi mi definisce misogino è pertanto una testa vuota, un bugiardo o un miserabile! Oppure tutte insieme queste cose”
(Strindberg, 2025).
Affondi autobiografici, regolamenti di conti e slanci visionari si alternano senza sosta sia a teorie stravaganti, ipotesi antiscientifiche, affermazioni scandalosamente assolute, sia a intuizioni geniali, paradossi illuminanti, acute analisi psicologiche. Come precisa Perrelli:
“Nonostante la loro ambizione teologico-speculativa, universalistica e persino missionaria, i Libri blu sono largamente radicati nelle esperienze di Strindberg, scrittore soggettivo per antonomasia, e contengono tanto la puntualizzazione (e prevedibile trasfigurazione) di vari episodi autobiografici, quanto una sequela di viscerali, penosi e talora ingiustificati regolamenti di conti persino con alcuni dei suoi familiari”
(Perrelli, in Strindberg, 2025).
A dispetto della programmatica sovversione del sapere che caratterizza i Libri blu, è tuttavia proprio con quest’opera-caleidoscopio (cantiere di idee radicali, zibaldone sull’umanità più varia) che Strindberg ambisce a “raddrizzare, completare e cancellare” tutto quanto ritenga storto e perverso nella sua epoca. L’antologia italiana comprende circa un terzo dell’intero corpus, “privilegiando i passaggi più leggibili per qualità letteraria e rigore speculativo”. L’esito è quello di una restituzione piena dell’essenza di questa serie poderosa al lettore italiano. Qui la parresia furiosa dell’autore svedese s’impenna in tutta la sua contraddittorietà. Accostarsi al corpus dei Libri blu significa anche beneficiare di sollecitazioni imprescindibili per capire sia quel periodo cruciale sospeso fra positivismo e spiritualismo, che va dagli ultimi decenni dell’Ottocento ai primi del Novecento, sia le avanguardie artistiche sorte subito dopo. Ma i tumulti che scaturiscono dall’opera sono anche quelli della nostra contemporaneità.
“Insomma, sia che si affronti la questione femminile sia che tratti problemi speculativi o di scienza, ci si può benissimo chiedere: quando mai ha ragione Strindberg? E ci si può tranquillamente rispondere: quasi mai; eppure c’è qualcosa che ci riguarda nell’erranza irriguardosa e incauta del suo pensiero, in quell’insistito mettere in discussione l’ovvio o il condiviso, in quel gusto della contraddizione e del paradosso più scandaloso trattandosi, a ben vedere, di segnali di una programmatica anarchia, appunto di un moderno nichilismo pronto a declinarsi in maschere. […] Non è un caso che – in qualità di alfiere di una scienza nella quale «dovrebbe regnare la libertà» – Strindberg sia rimesso in campo, nel 1975, da un filosofo come Paul K. Feyerabend, in un classico della teoria anarchica della conoscenza: Contro il metodo, che rilancia una «epistemologia anarchica» nella quale «qualsiasi cosa può andare bene» anche teologie e mitologie, oltre a «fantasie di persone eccentriche»
(Perrelli, in Strindberg, 2025).
Si legga al tal proposito nei Libri blu il pensiero II 27 (la bancarotta della scienza):
“Cristo non parla mai di scienza se non per la follia di scribi e farisei. Se le avesse dato qualche valore avrebbe parlato dei segreti dell’astronomia e della fisica. Ma ha evitato. Ciò è molto significativo. E quando ci si vanta ironicamente che la scienza non è battezzata, bensì opera dei pagani, si emette pure una sentenza”
(Strindberg, 2025).
Così parlò il Maestro, Strindberg.
- Friedrich Nietzsche, Epistolario, Volume V. 1885-1889, Adelphi, Milano, 2023.
- Franco Perrelli, Introduzione a Strindberg, Laterza, Bari, 1990.
- Franco Perrelli, August Strindberg. Il teatro della vita, Iperborea, Milano, 2003.
- August Strindberg, Verso Damasco I-III, Adelphi, Milano, 1974.
- August Strindberg, La grande strada maestra, Il Formichiere, Milano, 1980.
- August Strindberg, Il figlio della serva, in Romanzi e racconti vol. I, Mondadori, Milano, 1991.
- August Strindberg, Il sogno, Adelphi, Milano, 1994.
- August Strindberg, La sala rossa, BUR Rizzoli, Milano, 2013.
- August Strindberg, La signorina Julie in Teatro naturalistico II, Adelphi, Milano, 2019.
- August Strindberg, Solo, Carbonio, Milano, 2021.
- August Strindberg, La festa del coronamento, Carbonio, Milano, 2022.
- August Strindberg, Il capro espiatorio, Carbonio, Milano, 2023.
- August Strindberg, Inferno, Adelphi, Milano, 2023.
- August Strindberg, L’autodifesa di un folle, SE, Milano, 2025.

